Maggio, il mese di Maria: a Mugnano del Cardinale fede e tradizione si intrecciano

Maggio, il mese di Maria: a Mugnano del Cardinale fede e tradizione si intrecciano

Tra storia, devozione e identità, la Madonna delle Grazie resta il punto fermo della comunità

Di Francesco Piccolo

C’è un periodo dell’anno in cui la fede sembra cambiare tono: diventa più semplice, quasi familiare, ma allo stesso tempo più intensa. È maggio, il mese che la tradizione cattolica dedica alla Vergine Maria. Un tempo che profuma di fiori, di serate tranquille, di rosari recitati piano, più con il cuore che con la voce.

Questa devozione non nasce da un episodio preciso, ma da qualcosa di più lento e naturale, fatto di stagioni, di luce che ritorna, di primavera. Elementi che nel tempo si sono intrecciati con la figura di Maria, madre e simbolo di purezza.

Col passare dei secoli, soprattutto tra Seicento e Ottocento, questa pratica è entrata sempre più nella vita quotidiana. Il Rosario è diventato un appuntamento fisso, quasi un’abitudine che accompagna le giornate. Nelle case, piccoli altari pieni di fiori raccontano una fede semplice, vissuta senza bisogno di grandi scenari. E poi ci sono le processioni, quando le statue escono dalle chiese e attraversano i paesi, portando il sacro tra la gente, dentro la vita di tutti i giorni.

A Mugnano del Cardinale tutto questo si avverte in modo particolare. Qui il culto mariano non è solo tradizione, ma un sentimento profondo che appartiene all’identità stessa del paese. La devozione alla Madonna delle Grazie affonda le sue radici tra la fine del Cinquecento e il Seicento, quando la comunità decise di costruire una propria chiesa, anche grazie ai proventi del taglio delle “vallicelle”, come riferisce D’Andrea. Un gesto che racconta non solo la fede, ma anche la volontà di sentirsi davvero comunità.

La chiesa, edificata tra il 1594 e il 1685, divenne il punto di riferimento spirituale. Inizialmente vi era un piccolo quadro, quasi nascosto. Poi arrivò la statua lignea, destinata a lasciare un segno profondo: una Madonna seduta, sorretta da nuvole e angeli, con uno sguardo che, secondo le testimonianze, sembrava quasi vivo. L’attribuzione a Giacomo Colombo ne conferma anche il valore artistico.

Attorno a quell’immagine si è costruita una storia fatta di fede e racconti tramandati. Si parla di guarigioni, di momenti difficili superati, di una protezione percepita come reale. Nel 1779, durante una siccità, la processione fu seguita dalla pioggia; nello stesso anno, durante un’eruzione del Vesuvio, una nube cambiò direzione. Al di là dei fatti, questi episodi raccontano una verità semplice: la comunità non si è mai sentita sola.

Nel 1805 arrivarono anche le reliquie di Santa Filomena, portando nuova devozione. La chiesa fu ampliata e trasformata, assumendo l’aspetto attuale con l’aggiunta dell’educandato. Tuttavia, la Madonna delle Grazie rimase sempre il punto centrale della fede locale.

Nel 1836 il santuario fu visitato da Ferdinando II di Borbone e Maria Cristina di Savoia, mentre anche il poeta Pietro Paolo Parzanese ne rimase profondamente colpito. Segno di una devozione capace di parlare a tutti, oltre i confini del paese.

Ancora oggi tutto questo rivive nella festa del 2 luglio, che ogni anno rinnova quel legame profondo fatto di fede, memoria e appartenenza. In quell’occasione tornano anche tanti mugnanesi che vivono lontano, per testimoniare il loro legame con la Madonna e con la propria terra.

È proprio questa la forza del culto mariano: nasce da gesti semplici e riesce a unire le persone. A Mugnano del Cardinale è evidente. La Madonna delle Grazie non è solo una figura religiosa, ma una presenza viva che accompagna il tempo e la vita della comunità.

Durante il mese di maggio, ogni giorno alle ore 19:00, i fedeli si ritrovano nel Santuario di Santa Filomena per la celebrazione dedicata alla Vergine Maria delle Grazie, presieduta dal rettore don Giuseppe Autorino.

Maria, Regina delle Grazie, continua a vivere nel cuore dei mugnanesi, come punto fermo di fede e identità.