Dopo la concessione: pagamenti, arretrati, chi riscuote e cosa succede in caso di decesso

Dopo la concessione: pagamenti, arretrati, chi riscuote e cosa succede in caso di decesso

La concessione dell’indennità di accompagnamento rappresenta un momento di particolare rilievo per il cittadino riconosciuto invalido in modo totale e non autosufficiente.

L’esito favorevole della domanda non esaurisce, però, tutte le questioni pratiche e giuridiche che possono emergere successivamente. Al contrario, proprio dopo la concessione sorgono dubbi frequenti riguardo alla decorrenza del beneficio, al pagamento degli arretrati, ai soggetti legittimati alla riscossione e, non ultimo, alla sorte delle somme maturate in caso di decesso del titolare.

L’obiettivo di questo articolo è fornire un quadro chiaro e sistematico su tali aspetti, con un approccio rigoroso e conforme alla prassi amministrativa e previdenziale.

Da quando decorre l’indennità di accompagnamento e come si pagano gli arretrati

Uno dei primi interrogativi riguarda la decorrenza dell’indennità di accompagnamento. In linea generale, il beneficio dal punto di vista economico decorrerà dal giorno uno del mese immediatamente successivo a quando è stata effettuata la domanda (di tipo amministrativo), a condizione che il requisito sanitario risulti già sussistente a quella data.

Se, ad esempio, la domanda viene presentata il 15 marzo e la Commissione medico-legale riconosce lo stato di non autosufficienza, l’indennità decorre dal 1° aprile. Qualora invece la Commissione accerti che il requisito sanitario, incluse le patologie neurologiche, è insorto in un momento successivo, la decorrenza sarà fissata dal mese seguente a tale data.

Il pagamento degli arretrati avviene quando il riconoscimento dell’indennità interviene a distanza di tempo rispetto alla data di decorrenza. In questi casi, l’ente previdenziale liquida in un’unica soluzione tutte le mensilità maturate e non ancora corrisposte, fino al mese precedente l’effettivo avvio del pagamento ordinario.

È importante sottolineare che:

  • gli arretrati non sono soggetti a limiti reddituali;
  • non sono tassabili ai fini IRPEF;
  • vengono accreditati con le stesse modalità scelte per il pagamento ordinario (conto corrente bancario o postale, libretto, carta con IBAN).

Nel caso di aggravamento delle condizioni di salute, che comporti il passaggio da un diverso trattamento assistenziale all’indennità di accompagnamento, la decorrenza segue regole analoghe.

Per un approfondimento su come presentare domanda in tali ipotesi, è possibile consultare il seguente approfondimento: https://www.risarcimentierimborsi.it/aggravamento-invalidita-civile/.

Chi percepisce l’indennità di accompagnamento

Un altro profilo di grande rilevanza riguarda il soggetto legittimato a riscuotere l’indennità.

La regola generale è che il pagamento spetta direttamente al titolare del beneficio ma, in presenza di specifiche situazioni personali o giuridiche, può essere effettuato da altri soggetti.

In particolare, possono riscuotere l’indennità:

  • il titolare, se maggiorenne e capace di agire, mediante accredito diretto;
  • il genitore che esercita la responsabilità genitoriale, nel caso in cui il beneficiario sia minorenne;
  • il tutore, qualora sia stato nominato a seguito di interdizione;
  • l’amministratore di sostegno (figura che puoi approfondire qui), nei limiti dei poteri attribuiti dal decreto di nomina del giudice tutelare.

La figura dell’amministratore di sostegno è sempre più frequente nella prassi, soprattutto quando il beneficiario è formalmente capace, ma non pienamente autonomo nella gestione delle risorse economiche. In questi casi, è fondamentale che il decreto di nomina preveda espressamente il potere di riscossione delle prestazioni assistenziali.

È inoltre possibile conferire una delega alla riscossione, ad esempio a un familiare, ma questa soluzione è ammessa solo se il titolare è pienamente capace di intendere e di volere. La delega deve rispettare i requisiti formali richiesti dall’ente erogatore e può essere revocata in qualsiasi momento.

Ratei maturati e non riscossi in caso di decesso

Una delle questioni più delicate riguarda il destino delle somme maturate e non riscosse in caso di decesso del titolare dell’indennità di accompagnamento. Occorre distinguere attentamente tra diverse situazioni, poiché non tutte le somme seguono le stesse regole successorie.

In linea generale, l’indennità di accompagnamento è una prestazione personale e non reversibile. Ciò significa che non dà diritto a prestazioni in favore dei superstiti per il periodo successivo al decesso. Tuttavia, i ratei già maturati fino al mese del decesso (incluso) possono entrare nell’asse ereditario, se non ancora riscossi.

In particolare:

  • spettano agli eredi le somme relative a mensilità già maturate e non incassate;
  • non spettano somme per periodi successivi alla data di decesso;
  • l’erogazione avviene previa presentazione di apposita domanda da parte degli eredi.

Gli eredi legittimati possono essere quelli individuati dalla successione legittima o testamentaria. Per ottenere il pagamento dei ratei maturati e non riscossi, è generalmente necessario produrre:

  • certificato di morte del beneficiario (ottenibile in questo modo);
  • dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà attestante la qualità di erede;
  • eventuale dichiarazione di successione, se richiesta.

È opportuno precisare che, in caso di pluralità di eredi, l’ente previdenziale può procedere al pagamento pro quota oppure richiedere un accordo tra gli stessi, a seconda delle modalità operative applicate.

Considerazioni finali

La fase successiva alla concessione dell’indennità di accompagnamento è spesso caratterizzata da aspetti pratici e giuridici non immediatamente intuitivi.

Comprendere da quando decorre il beneficio, come vengono liquidati gli arretrati, chi è legittimato alla riscossione e cosa accade alle somme non riscosse in caso di decesso è fondamentale per tutelare i diritti del beneficiario e dei suoi familiari.

Un’informazione corretta e puntuale consente di evitare errori, ritardi e, soprattutto, la perdita di somme legittimamente spettanti. In un contesto normativo e amministrativo complesso mirato a evitare truffe come queste, la consapevolezza rappresenta il primo strumento di tutela.