IL PATRIMONIO È ITALIANO. I CAPITALI, SEMPRE PIÙ INTERNAZIONALI. La grande sfida del turismo italiano tra investimenti stranieri, valorizzazione dei territori e necessità di una strategia nazionale

IL PATRIMONIO È ITALIANO. I CAPITALI, SEMPRE PIÙ INTERNAZIONALI. La grande sfida del turismo italiano tra investimenti stranieri, valorizzazione dei territori e necessità di una strategia nazionale

di Salvatore Guerriero
Presidente Nazionale e Internazionale della Confederazione delle Imprese nel Mondo – PMI INTERNATIONAL
Direttore Generale dell’Agenzia Euro-Mediterranea di Sviluppo

Ci sono notizie che raccontano semplicemente un investimento. E ce ne sono altre che, se osservate con attenzione, raccontano un cambiamento profondo.

L’interesse di grandi gruppi internazionali dell’ospitalità per l’acquisto e la valorizzazione di strutture storiche in Puglia, nelle Langhe e in altre aree prestigiose del nostro Paese appartiene certamente alla prima categoria. Ma, soprattutto, appartiene alla seconda.

Dietro l’acquisizione di una villa storica, di una masseria, di un antico borgo o di una struttura alberghiera di pregio si nasconde infatti una domanda strategica molto più ampia:

chi possiede il patrimonio italiano e chi possiede i capitali necessari per valorizzarlo?

La risposta, oggi, è sempre più evidente.

L’Italia possiede la bellezza, la storia, la cultura, il paesaggio, i borghi, le dimore storiche, l’enogastronomia e un patrimonio turistico senza eguali. I grandi capitali internazionali, invece, dispongono spesso delle risorse finanziarie, delle reti globali, delle competenze manageriali e della capacità di trasformare un bene straordinario in un prodotto turistico internazionale.

È proprio in questo incontro che si trova una delle grandi opportunità, ma anche una delle grandi sfide, del futuro italiano.

Il capitale internazionale non deve essere visto come una minaccia

Di fronte all’ingresso di gruppi stranieri nel settore dell’ospitalità italiana, il dibattito rischia spesso di essere affrontato attraverso una contrapposizione semplicistica: capitale italiano contro capitale straniero.

A mio avviso, questa non è la domanda giusta.

La domanda corretta è un’altra:

come può l’Italia attrarre il capitale internazionale senza rinunciare a una propria strategia di sviluppo?

Un investimento estero che recupera una struttura abbandonata, crea occupazione, valorizza il territorio, porta clienti internazionali, sviluppa professionalità e genera indotto può rappresentare una straordinaria opportunità.

Il problema non è dunque l’origine del capitale.

Il vero problema nasce quando un Paese possiede un patrimonio straordinario, ma non dispone di una strategia finanziaria, industriale e manageriale adeguata per valorizzarlo direttamente.

In quel momento, qualcun altro arriva prima.

E compra.

Il Sud Italia può diventare la nuova frontiera del turismo internazionale

La Puglia è oggi uno degli esempi più evidenti di questa trasformazione.

Le masserie, i borghi, le dimore storiche, le coste e il patrimonio enogastronomico hanno attirato l’attenzione dei grandi investitori internazionali.

Ma la vera domanda è: perché fermarsi alla Puglia?

Il Mezzogiorno italiano possiede territori con potenzialità straordinarie.

La Calabria, la Basilicata, la Campania, la Sicilia e la Sardegna, insieme alle aree interne e ai borghi storici, rappresentano una riserva enorme di sviluppo turistico.

Il problema è che troppo spesso questi territori vengono presentati soltanto come luoghi da visitare.

Dovrebbero essere considerati anche come piattaforme di investimento e sviluppo.

Il turismo del futuro non sarà semplicemente quello del turista che arriva, soggiorna e riparte.

Sarà sempre più un sistema integrato composto da:

ospitalità;

cultura;

enogastronomia;

salute e benessere;

esperienze;

territorio;

tecnologia;

formazione;

mobilità;

finanza.

Un modello nel quale il turista internazionale non acquista semplicemente una camera, ma vive un’esperienza completa.

Il grande paradosso italiano

L’Italia è probabilmente uno dei Paesi al mondo con la maggiore concentrazione di patrimonio storico, artistico e paesaggistico.

Eppure, troppo spesso, non riesce a trasformare questa ricchezza in grandi imprese internazionali.

Questo rappresenta un paradosso.

Possediamo il patrimonio, ma non sempre possediamo il capitale.

Possediamo la storia, ma non sempre possediamo i grandi brand internazionali.

Possediamo i territori, ma spesso non disponiamo di una rete manageriale capace di promuoverli nel mondo.

Possediamo la bellezza, ma spesso lasciamo che siano altri a trasformarla in valore economico.

È proprio qui che deve aprirsi una nuova riflessione.

L’Italia non può limitarsi a essere il Paese che accoglie gli investitori stranieri.che

Deve diventare anche il Paese che sa organizzare, attrarre e indirizzare gli investimenti.
a La finanza deve entrare nella strategia del turismo

Un grande progetto turistico non nasce soltanto dalla disponibilità di un immobile.

Servono:

capitali;

progettazione;

finanza strutturata;

fondi di investimento;

banche d’affari;

investitori istituzionali;

partnership pubblico-private;

competenze internazionali.

Il futuro dei territori italiani dipenderà anche dalla capacità di costruire progetti credibili, capaci di parlare contemporaneamente al mondo delle imprese, della finanza e delle istituzioni.

Un antico borgo può essere un bene culturale.

Ma può diventare anche un grande progetto economico.

Una masseria può essere una testimonianza della storia.

Ma può trasformarsi in un’impresa turistica internazionale.

Una dimora storica può essere un patrimonio da conservare.

Ma può anche generare occupazione, formazione, investimenti e sviluppo locale.

La vera sfida è riuscire a fare entrambe le cose.

Conservare il patrimonio e, contemporaneamente, renderlo produttivo.

Senza manager, però, non esiste sviluppo

La nascita di nuovi percorsi di formazione per i manager dell’ospitalità pone un’altra questione fondamentale.

Possiamo costruire alberghi di lusso.

Possiamo restaurare ville e palazzi storici.

Possiamo attrarre capitali internazionali.

Ma senza persone capaci di gestire questi progetti, il sistema non può crescere.

Il turismo contemporaneo richiede competenze sempre più complesse:

gestione finanziaria;

marketing internazionale;

conoscenza dei mercati;

lingue;

tecnologia;

sostenibilità;

gestione delle risorse umane;

capacità di costruire reti internazionali.

Il vero capitale del turismo, quindi, non è soltanto quello finanziario.

È anche il capitale umano.

E questo rappresenta forse una delle più grandi emergenze italiane.

Il nostro Paese ha straordinarie scuole di formazione e grandi professionalità, ma deve investire molto di più nella costruzione di una nuova classe dirigente dell’ospitalità.

La grande opportunità per il Mezzogiorno

Il Sud Italia può diventare uno dei grandi laboratori europei del turismo del futuro.

Ma per farlo non può limitarsi ad aspettare che arrivino gli investitori.

Deve costruire una propria strategia.

Occorre mettere insieme:

territori + imprese + istituzioni + finanza + formazione + investitori internazionali.

Questo è il modello che può trasformare la straordinaria ricchezza del Mezzogiorno in un grande progetto di sviluppo.

Il patrimonio italiano deve rimanere italiano nella sua identità, nella sua storia e nella sua cultura.

Ma può diventare internazionale nella capacità di attrarre capitali, competenze e visitatori.

Questa è la vera sfida.

Il futuro non è scegliere tra Italia e mondo

Il futuro non consiste nel chiudere le porte ai capitali internazionali.

Ma nemmeno nel consegnare passivamente il nostro patrimonio a chi dispone di maggiori risorse finanziarie.

Il futuro consiste nel costruire una nuova capacità italiana di partecipare ai grandi processi di investimento.

Perché il nostro Paese non deve essere soltanto il luogo nel quale gli altri investono.

Deve diventare anche il Paese che progetta, organizza e guida gli investimenti.

La domanda finale, allora, è inevitabile:

> Il patrimonio è italiano. I capitali sono internazionali. La grande sfida del futuro sarà riuscire a fare in modo che l’incontro tra questi due mondi produca sviluppo per l’Italia, occupazione per i territori e nuove opportunità per le imprese italiane.

 

Perché la bellezza, da sola, non basta.

La storia, da sola, non basta.

Il patrimonio, da solo, non basta.

Occorrono visione, capitale, competenze e capacità di costruire il futuro.

E questa, oggi, è probabilmente la vera grande partita strategica del turismo italiano.

Salvatore Guerriero
Presidente Nazionale e Internazionale della Confederazione delle Imprese nel Mondo – PMI INTERNATIONAL
Direttore Generale dell’Agenzia Euro-Mediterranea di Sviluppo