Quindici, la difesa lancia l’allarme: «La convivenza forzata tra presunto aggressore e persona offesa può trasformarsi in tragedia»

Quindici, la difesa lancia lallarme: «La convivenza forzata tra presunto aggressore e persona offesa può trasformarsi in tragedia»

QUINDICI – Una vicenda familiare che si trascina da oltre tre anni e che, secondo la difesa della persona offesa, rischia di degenerare se non verranno adottati tempestivamente i provvedimenti ritenuti necessari dall’autorità giudiziaria.

A intervenire è l’avvocato Walter Mancuso, legale della donna coinvolta nella controversia, che attraverso una nota richiama l’attenzione sulla situazione che la propria assistita starebbe vivendo.

Secondo quanto riferito dal difensore, tutto avrebbe avuto origine nel 2023, dopo la morte del padre, quando la donna ha trasferito la propria residenza nell’abitazione di famiglia. Da quel momento sarebbero iniziati contrasti con il fratello, sfociati nel tempo in denunce e procedimenti giudiziari tuttora pendenti.

Il legale riferisce che la notte del 4 luglio 2026 la sua assistita avrebbe subito una violenta aggressione all’interno dell’abitazione da parte del fratello e di altri familiari, episodio per il quale sarebbero intervenuti il personale del 118 e i Carabinieri, con l’informativa trasmessa alla Procura della Repubblica.

Secondo quanto sostenuto dalla difesa, nonostante gli interventi delle forze dell’ordine e le successive denunce presentate, la situazione non sarebbe cambiata e le parti continuerebbero a vivere nella stessa abitazione.

«La preoccupazione della mia assistita – afferma l’avvocato Mancuso – non nasce da un timore astratto, ma da una situazione concreta che può precipitare in qualsiasi momento. L’aspetto più grave è rappresentato dalla convivenza forzata tra la persona che denuncia di essere stata aggredita e colui che viene indicato come presunto aggressore. È una condizione che alimenta quotidianamente paura e tensione.»

Il difensore tiene inoltre a precisare un elemento che ritiene fondamentale per comprendere la vicenda.

«La signora – sottolinea – ha la propria residenza e vive stabilmente in quell’appartamento dal 2023, mentre il fratello, secondo quanto denunciato, vi sarebbe entrato con la forza, dando origine agli episodi oggetto delle indagini. Questo è un aspetto che non può essere trascurato.»

L’avvocato Mancuso evidenzia che l’auspicio della difesa non è quello di anticipare valutazioni che spettano esclusivamente alla magistratura, ma di ottenere un provvedimento che possa garantire l’incolumità della propria assistita.

«Confidiamo – dichiara – che l’Autorità giudiziaria possa valutare con la massima urgenza l’adozione delle misure previste dall’ordinamento, tra cui, ove ne ricorrano i presupposti di legge, l’allontanamento del presunto aggressore, ponendo fine a una situazione di rischio che permane da settimane.»

Per il legale, la vicenda assume anche un rilievo che va oltre il singolo caso.

«Le questioni ereditarie devono essere risolte nelle sedi giudiziarie competenti e non attraverso iniziative personali o comportamenti violenti. Il ripristino della legalità passa dal rispetto delle decisioni dell’autorità giudiziaria. Diversamente – conclude – si rischia di trasmettere un messaggio estremamente pericoloso, cioè che farsi giustizia da sé possa essere non solo possibile, ma addirittura privo di conseguenze. Questo sarebbe incompatibile con i principi dello Stato di diritto.»

La vicenda resta ora all’attenzione dell’Autorità giudiziaria, chiamata a valutare le denunce presentate e gli eventuali provvedimenti da adottare. Nel rispetto del principio di presunzione di innocenza, le circostanze riportate rappresentano la posizione della persona offesa e del suo difensore e sono oggetto di accertamento da parte degli organi competenti.