IRPINIA. POPOLARI, LIBERALI E RIFORMISTI. LA NOTA DI VECCHIONE E FESTA.

Di seguito la nota di Giuseppe Vecchione e dell’avvocato Amerigo Festa, rispettivamente segretario e presidente provinciale del Partito Popolare Liberale Riformista, presentato lo scorso 30 Aprile e che vede tra i suoi ispiratori l’onorevole Giuseppe Gargani.
 
«Non sappiamo quanto appassioni la gente lo scontro personale su gelati e funerali tra i candidati all’uninominale delle due coalizioni principali.
 
I cittadini hanno la testa al caro bollette che, soprattutto in territori fragili come il nostro, rischia di veder chiudere moltissime imprese già alla fine di Settembre. E conosciamo i problemi occupazionali della nostra terra.

Crediamo che i cittadini vogliano sentire proposte di soluzione a sfide che passano dallo Stato centrale più che contrasti personali, o idee che possano valere per l’istituzione Regione più che altro.
 
Vogliono sentire parlare di idee, iniziative e progetti riformisti, che rimettano al centro la loro partecipazione effettiva alla vita democratica del Paese, del ritorno del primato della politica. 
 
Tra l’altro, lo diciamo con simpatia personale verso entrambi i candidati delle due coalizioni, lo scontro Petracca/Rotondi fa anche un po’ tenerezza.
 
Si, perchè parliamo di due persone che dovrebbero militare nello stesso partito e, invece, si trovano a combattersi fittiziamente, inseriti in uno schema politico innaturale, che il falso bipolarismo all’Italiana tenta ancora di imporre.
 
Sia Maurizio Petracca che Gianfranco Rotondi sarebbero molto più votabili da noi, in quanto accomunati da una stessa storia e cultura politica di fondo, pur nelle sfumature, rispetto a come sono visti da diversi militanti ed elettori di aree più estreme dei loro partiti e coalizioni che, per quanto ci risulta, in taluni casi si rifiutano anche solo di pensare di sostenerli. È questa una cosa normale?
 
Ancora: la lettura storica di Rotondi è suggestiva, ma omette molti dettagli. Vero che Sullo nel ’72 vedeva la possibilita di normalizzazione della democrazia Italiana, che si poteva inverare nell’alternanza stabile tra destra e sinistra, quando i fascisti e i comunisti sarebbero diventati democratici.
 
Il problema è ci sono stati certamente molti cambiamenti da allora (crollo dell’URSS, fine e trasformazione del PCI, svolta di fiuggi con AN), ma la cultura politica di fondo, degli uni e degli altri, ha ancora moltissimo del ceppo originario.
Lo testimonia il tentativo, malriuscito, degli ultimi 30 anni, non la nostra opinione.
 
Non prendere atto di ciò, signfica non tanto sperare ma aver fiducia nell’accanimento terapeutico.
 
Questa condizione, tra l’altro, fa si che, i popolari – ma anche i liberali-, nell’uno e nell’altro fronte, sono spesso costetti a mediare non sulle sfumature, ma su questioni di fondo.
 
La verità Rotondi l’ha detta nel suo ultimo libro dove affermava che “la Dc doveva diventare il partito conservatore d’Italia”. Ora, conservatore (non inteso come partito della conservazione, ma in senso di conservatorismo classico, alla angosassone per capirci) o di centro alternativo alla sinistra, possono andar bene entrambi, al di la delle pur importanti questioni lessicali e simboliche.
 
Ma il punto è che, la normalizzazione del sistema politico Italiano, passa dal ritorno a casa dei popolari del PD, scomponendo un partito che è solo una fusione a freddo di due culture, e ricostruendo un’area che arrivi fino ai popolari e liberali di forza Italia.
 
In questo modo si agevolerebbe la nascita di un partito più nettamente socialdemocratico alla nostra sinistra.
 
E, dall’altra parte, una stabilizzazione di una forza di destra sociale e democratica, che certamente può ampliare e arricchire l’offerta politica, ma che ha presupposti culturali talvolta in contatto, ma spesso in difformità da noi.
 
Queste le ragioni del sostegno elettorale, senza particolare entusiasmo e con riserva, al Terzo Polo. Da intendersi come potenziale progetto politico che possa contribuire a ricreare un’area alternativa alla sinistra e alla destra italiana.
 
Certo i dubbi sono molti, e vanno oltre gli aspetti legati ai caratteri dei leader; si va da ragioni di scetticismo su singoli temi, alla collocazione in Europa per intenderci.
Ma tant’è.
 
In attesa del pur importante appuntamento elettorale del 25 Settembre, prudentemente fiduciosi, valutermo gli sviluppi del progetto politico.»