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di Francesco Piccolo
C’è stato un tempo in cui i Battenti erano così pochi da far temere che una delle tradizioni più sentite di Baiano potesse interrompersi.
Oggi sono centinaia e continuano a percorrere, come ogni anno, il cammino che da Cimitile conduce fino alla chiesa di Santo Stefano, a Baiano.
Dietro il pellegrinaggio dei Battenti non c’è soltanto una tradizione religiosa. C’è una storia di fede, sacrificio e appartenenza che accompagna la comunità baianese da quasi novant’anni.
Le sue origini documentate risalgono al 1938. Nel numero di luglio-agosto di quell’anno del periodico Santo Stefano, il parroco don Stefano Boccieri annunciò che si era svolta per la prima volta la Funzione dei Battenti, descrivendola come una manifestazione capace di esprimere pienamente la devozione dei baianesi verso il loro Patrono.
Da allora il rito si rinnova ogni anno con lo stesso spirito.
All’alba i devoti partecipano alla Santa Messa. Poi, scalzi, vestiti di bianco e con una lunga fascia rossa a bandoliera stretta intorno alla vita, raggiungono Cimitile, da dove prende il via il pellegrinaggio verso Baiano. Sono circa nove chilometri percorsi con quella caratteristica corsa lenta ma costante che da generazioni identifica i Battenti.
L’arrivo a Baiano è uno dei momenti più intensi dell’intera festa.
Le trombe annunciano da lontano l’ingresso del pellegrinaggio. La folla si apre al loro passaggio e, ogni anno, non mancano occhi lucidi e lacrime di commozione. È uno di quei momenti nei quali la fede diventa memoria collettiva e identità di un popolo.
Eppure questa tradizione ha conosciuto anche anni difficili.
All’inizio le squadre erano due: quella dei Visuni e quella di San Giacomo. Erano gruppi distinti che, con il passare del tempo, decisero di unirsi perché il numero dei Battenti era diventato troppo esiguo per mantenerle entrambe.
Ci fu perfino un periodo in cui i Battenti di Avella diedero una mano ai baianesi affinché il pellegrinaggio non si interrompesse.
Fu una scelta dettata dalla necessità, ma che contribuì a salvare una tradizione destinata a rinascere.
Negli anni il numero dei partecipanti è tornato lentamente a crescere.
Oggi sono centinaia i fedeli che, scalzi e vestiti di bianco, affrontano questo cammino come atto di devozione verso Santo Stefano.
Anche il volto del pellegrinaggio è cambiato.
Fino a qualche decennio fa la partecipazione era quasi esclusivamente maschile.
Oggi il corteo è lo specchio dell’intera comunità: uomini e donne, giovani e anziani, professionisti, operai, studenti e perfino bambini condividono lo stesso cammino, trasformando il pellegrinaggio in un’esperienza collettiva che attraversa le generazioni.
Ma chi è davvero il Battente?
Per molti anni non era una semplice partecipazione a un rito.
Era un voto.
Una promessa fatta al Santo per chiedere una grazia o per ringraziarlo.
Non era un gesto da mostrare.
Era un sacrificio vissuto nel silenzio.
Oggi qualcosa è cambiato.
La tradizione continua a essere profondamente sentita, pur risentendo dei cambiamenti della società. Il pellegrinaggio conserva però intatto il suo significato religioso e il suo valore identitario.
Uno degli aspetti meno conosciuti riguarda la bandiera.
Non esiste un portabandiera fisso.
Ogni anno il compito viene assegnato attraverso un sorteggio organizzato dall’Associazione Battenti. Chi viene estratto ha l’onore di aprire il pellegrinaggio; se impossibilitato, può affidare la bandiera a un familiare o a una persona di fiducia.
Lunedì 3 agosto il rito si rinnoverà ancora una volta.
La giornata inizierà alle 5.30 con la Santa Messa nella chiesa di Santo Stefano, alla quale prenderanno parte i Battenti. Alle 6.30 è previsto il ritrovo dei pullman in piazza Francesco Napolitano, per raggiungere la località Pizzone, nei pressi di Cimitile.
Alle 7.15 prenderà il via il pellegrinaggio.
Scalzi, vestiti di bianco e con la caratteristica fascia rossa a bandoliera, i Battenti percorreranno circa nove chilometri fino a Baiano, dove l’arrivo sul sagrato della chiesa di Santo Stefano è previsto intorno alle 9.15, accolti dal suono delle tradizionali trombe e dall’abbraccio di una comunità che, ogni anno, vive uno dei momenti più intensi della propria identità religiosa.
Ad aprire il corteo con i rispettivi stendardi saranno anche le rappresentanze della 2ª e 3ª Squadra Battenti Santa Filomena, della Squadra Battenti Sant’Andrea di Sirignano, della Squadra San Pellegrino di Mugnano, della 1ª Squadra Battenti San Pellegrino di Avella e della Squadra Battenti San Giovanni Battista di Quadrelle, a testimonianza di una devozione che supera i confini del paese e unisce comunità diverse nel nome della fede.
Il loro non è soltanto un cammino di nove chilometri.
È un viaggio che dura da quasi novant’anni.
Un filo invisibile che unisce chi partì nel 1938 a chi oggi continua a correre con lo stesso spirito.
Perché i Battenti non rappresentano soltanto un pellegrinaggio.
Sono una storia di fede che continua a camminare.
E, passo dopo passo, continuano a raccontare l’anima più autentica di Baiano.
Per la ricostruzione storica si ringraziano Antonio Vecchione e Carmine Monteforte (detto Ninuccio) per la documentazione e le testimonianze gentilmente fornite.


