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di Francesco Piccolo
C’erano calciatori che correvano dietro al pallone e altri che sembravano aspettarlo nel punto esatto in cui sarebbe arrivato. Uomini capaci di rallentare il tempo, alzare lo sguardo e vedere un corridoio invisibile agli altri. Non avevano bisogno di alzare la voce: parlavano attraverso un passaggio, un dribbling, una giocata improvvisa.
Francesco Lippiello, classe 1959, alto 1,69, apparteneva a quella categoria rara. Regista offensivo, ambidestro, funambolo con il fiuto del gol, fu difensore, libero, centrocampista, capitano e infine allenatore. Un calciatore completo, capace di adattarsi ai ruoli senza perdere la propria identità.
Di lui si diceva che, per eleganza tecnica, portamento e modo di interpretare il gioco, ricordasse il fuoriclasse francese Michel Platini. Un paragone importante, nato soprattutto dal modo in cui Francesco sapeva governare il pallone: con naturalezza, intelligenza e una leggerezza che faceva sembrare semplice anche la giocata più difficile.
Gli inizi a Baiano, da stopper sotto lo sguardo di Ivo Vetrano
La sua storia calcistica comincia nel 1970, quando Francesco entra nella formazione Giovanissimi dell’U.S. Baiano.
All’inizio gioca da stopper, ruolo lontano da quello di regista offensivo con il quale sarebbe stato ricordato negli anni successivi. Ad allenarlo c’è il compianto Ivo Vetrano, ex calciatore di Serie A negli anni Sessanta e grande maestro di calcio.
È proprio sotto la sua guida che Lippiello impara i primi principi del gioco: la disciplina tattica, il rispetto delle posizioni, la capacità di leggere in anticipo le intenzioni dell’avversario.
Con il Baiano conquista un campionato Giovanissimi e uno Allievi, nelle stagioni 1971 e 1972, laureandosi anche campione provinciale di categoria.
Sono i primi successi di un ragazzo che non si limita a difendere. Francesco ha già il gusto della giocata, il senso dell’inserimento e una naturale confidenza con il gol.
Il Nola e i quindici gol da libero
Nel 1973 arriva la chiamata del Nola, che lo inserisce nella formazione Allievi.
Francesco cambia posizione e viene impiegato da libero. Anche partendo da dietro, però, non rinuncia alla propria vocazione offensiva. Guida la squadra, imposta l’azione e si spinge in avanti con grande continuità.
Con il Nola vince un altro campionato Allievi e realizza addirittura 15 reti.
Un numero straordinario per un calciatore schierato nel cuore della difesa. Quei gol raccontano meglio di qualsiasi definizione la sua natura: Francesco poteva partire da lontano, ma il suo pensiero era sempre rivolto alla porta avversaria.
Passa poi alla formazione Juniores regionale. Vi rimane per poche partite, perché il suo talento convince la società a promuoverlo nella Berretti.
Anche in quella categoria arriva una vittoria prestigiosa: il Nola conquista il campionato e diventa campione regionale, guadagnando l’accesso alle finali nazionali, affrontate con un percorso più che dignitoso.
Il ritiro a Laceno e l’esordio in Serie D a sedici anni
Nel 1975, pur non avendo ancora compiuto sedici anni, Francesco viene convocato per il ritiro della prima squadra del Nola al Lago Laceno.
È un passaggio decisivo.
Ad accorgersi delle sue qualità sono l’allenatore Claudio Tobia e il direttore sportivo Enrico Fedele. Entrambi prendono in simpatia quel ragazzo minuto, tecnico e coraggioso, che non sembra intimorito dal confronto con calciatori più esperti.
Nel giro di pochi mesi arriva il debutto in Serie D, che all’epoca rappresentava il grande palcoscenico del calcio semiprofessionistico.
Francesco esordisce appena sedicenne a Cava de’ Tirreni, contro la Pro Cavese. Successivamente scende in campo anche a Torre del Greco, partecipando a una splendida vittoria contro la Grumese di Primo Ravaglia, autentica rivelazione del campionato.
La Grumese chiuderà quella stagione al quarto posto, mentre il Nola terminerà al quinto. Francesco, nonostante la giovanissima età, ha già assaporato il calcio dei grandi.
Un anno lontano dal campo
A diciassette anni, però, la sua corsa si interrompe.
Con l’addio di Claudio Tobia, il padre di Francesco ritiene che siano venute meno le condizioni e le possibilità che avevano favorito il suo ingresso in prima squadra. La decisione familiare è quella di fermarsi.
Lippiello resta così per un anno lontano dal calcio agonistico.
È una pausa difficile, soprattutto per un ragazzo che a sedici anni aveva già conosciuto la Serie D e sembrava destinato a continuare il proprio percorso nelle categorie superiori.
Ma il calcio, quando è davvero parte di una persona, può essere messo da parte soltanto per un periodo. Non può essere cancellato.
Il ritorno a Baiano e la nascita del regista offensivo
A diciotto anni Francesco riparte dal Baiano, nel campionato di Prima Categoria.
È in questa fase che cambia definitivamente ruolo. Viene spostato a centrocampo, dove possono emergere pienamente la sua visione di gioco, la qualità tecnica e la capacità realizzativa.
Non è più soltanto il difensore elegante o il libero capace di impostare. Diventa un vero regista offensivo, libero di inventare, saltare l’uomo e accompagnare l’azione.
La prima stagione è eccellente: 26 presenze e 12 gol.
Il suo rendimento non passa inosservato. A chiamarlo è la Battipagliese, impegnata nel campionato di Promozione.
Battipagliese: gol, rappresentativa e conferma
Francesco arriva alla Battipagliese con la formula del prestito, ma conquista immediatamente spazio e fiducia.
Disputa 27 partite e realizza 10 reti, numeri importanti per un centrocampista. Le sue prestazioni gli valgono la convocazione nella Rappresentativa campana e la conferma per la stagione successiva.
Il calcio sembra nuovamente pronto ad aprirgli le porte di una carriera importante.
La vita, tuttavia, gli presenta scelte diverse.
I progetti della famiglia e le esigenze lavorative non sono compatibili con un’attività calcistica sempre più impegnativa. Francesco è costretto ancora una volta a trovare un equilibrio tra la passione e le responsabilità quotidiane.
Non rinuncia al pallone, ma sceglie una strada che gli consenta di continuare a giocare e, nello stesso tempo, di lavorare.
Gli anni della Mariglianese
Approda così alla Mariglianese, nel campionato di Promozione.
Sono stagioni intense, vissute dividendo il tempo tra il lavoro e il calcio. Francesco disputa quattro campionati con la società, ottenendo un sesto posto, due secondi posti e un terzo posto.
La squadra resta più volte vicina al salto di categoria, senza riuscire a completare l’impresa.
Lippiello diventa uno dei punti di riferimento della formazione. A centrocampo detta i tempi, inventa calcio e trova la porta con continuità. La sua statura contenuta diventa un vantaggio: baricentro basso, rapidità nei movimenti, grande capacità di proteggere il pallone e cambiare direzione.
In mezzo a quelle quattro stagioni arriva anche una parentesi con la Scalese di San Giuseppe Vesuviano.
Con la Scalese conquista la Coppa di Promozione, aggiungendo un altro trofeo alla propria carriera.
Calitri, il record d’imbattibilità e il ritorno verso casa
Dopo l’esperienza alla Mariglianese, Francesco viene acquistato dal Calitri.
La squadra disputa un campionato di altissimo livello e conclude la stagione al secondo posto, stabilendo anche un importante record d’imbattibilità.
Ancora una volta, però, il lavoro e la vita privata orientano le sue decisioni. In vista delle nozze, Francesco sceglie di riavvicinarsi a casa.
A riportarlo a Baiano è l’allora presidente Carmine Crisci, che lo acquista per restituire esperienza, qualità e personalità alla squadra.
Prima del definitivo ritorno in maglia baianese c’è anche una parentesi con la Quindicese, sempre nel campionato di Promozione.
Il ritorno per aiutare il Baiano
Quando il Baiano attraversa uno dei momenti più delicati della propria storia sportiva, Francesco non volta le spalle.
La squadra è caduta nelle categorie inferiori dopo un campionato contestato, concluso con la retrocessione. Per un giocatore che aveva già conosciuto la Serie D, la Battipagliese e stagioni di vertice in Promozione, sarebbe stato facile cercare un’altra sistemazione.
Ma Lippiello non ha mai considerato le categorie inferiori come un’umiliazione.
Torna per aiutare il Baiano a risalire.
Con il suo apporto, la squadra riesce a riconquistare la Prima Categoria. Francesco mette a disposizione dei compagni la propria esperienza, la tecnica e soprattutto il senso di appartenenza.
Con la maglia del Baiano totalizza complessivamente 138 presenze e 74 reti.
Numeri che raccontano la qualità di un centrocampista capace di segnare quasi come un attaccante e il valore di un uomo che, nei momenti difficili, ha scelto di esserci.
Giocatore, capitano e figlio di un presidente storico
Per Francesco, il Baiano non è stato soltanto una squadra.
È stato un legame familiare.
Prima di lui, infatti, suo padre era stato il presidente rimasto più a lungo in carica nella storia della società. Una figura ancora oggi ricordata da una lapide collocata in tribuna.
Essere giocatore e capitano del Baiano ha avuto quindi un significato particolare. Francesco non rappresentava soltanto se stesso, ma anche una storia costruita in famiglia, tramandata da una generazione all’altra.
Portare quella fascia significava custodire un’eredità.
Significava entrare in campo con il peso e l’onore di un cognome già profondamente legato alla società.
Dalla regia del centrocampo alla panchina
Conclusa la fase principale della carriera agonistica, Francesco prosegue nel calcio come allenatore-giocatore.
Per circa dieci anni continua a guidare le squadre dentro e fuori dal campo, mettendo a disposizione dei compagni la propria esperienza e la propria lettura tattica.
Allena il Baiano, la Polisportiva Mugnano fino alla fusione con il Carotenuto e, per tre stagioni, la Baianese.
Anche dalla panchina conserva il temperamento del regista. Osserva, suggerisce, corregge, cerca di anticipare lo sviluppo dell’azione. Il suo modo di allenare nasce dall’esperienza vissuta sul campo e dalla capacità di comprendere il calcio in ogni sua sfumatura.
A un certo punto, però, gli impegni lavorativi diventano troppo importanti per consentirgli di proseguire con la stessa continuità.
Francesco lascia così il calcio ufficiale e continua soltanto a livello amatoriale.
Come ha sempre raccontato con ironia, arriva un’età nella quale bisogna anche sapersi dare una regolata. Ma smettere di partecipare ai campionati non significa smettere di amare il pallone.
Il funambolo che vedeva la porta
Francesco Lippiello era un giocatore difficile da inquadrare in una sola definizione.
Era nato stopper, era diventato libero e infine aveva trovato la propria dimensione naturale nel ruolo di regista offensivo.
Poteva giocare con entrambi i piedi. Era abilissimo nel dribbling, rapido nello stretto e dotato di un notevole fiuto del gol. Sapeva servire l’ultimo passaggio, ma anche concludere personalmente l’azione.
Con il pallone tra i piedi diventava imprevedibile.
Poteva rallentare, attirare l’avversario e superarlo con un cambio di direzione. Oppure poteva accelerare improvvisamente, entrare nello spazio e arrivare alla conclusione.
Nonostante l’altezza di 1,69, non aveva timore del confronto fisico. Proteggeva il pallone con intelligenza e sapeva farsi rispettare senza ricorrere a gesti plateali.
Il carattere: rispetto senza clamore
Fuori e dentro il campo, Francesco era una persona che sapeva farsi rispettare senza fare troppo rumore.
Non cercava lo scontro e non aveva bisogno di imporsi con le parole. La sua autorevolezza nasceva dal comportamento, dalla serietà e dal modo in cui affrontava ogni partita.
Era un leader tecnico e mentale.
Quando la squadra aveva bisogno di una giocata, cercava il pallone. Quando attraversava un momento difficile, non si nascondeva. Quando il Baiano ebbe bisogno di lui nelle categorie inferiori, tornò senza considerare quel passo come una retrocessione personale.
Era questo il suo modo di essere capitano: mettersi al servizio degli altri senza bisogno di proclami.
Un piccolo Platini del calcio campano
Chi lo ha visto giocare ricorda una somiglianza, sia fisica sia tecnica, con Michel Platini.
Il paragone non nasceva soltanto dai lineamenti o dalla struttura fisica. Era soprattutto il modo di stare in campo a richiamare il grande fuoriclasse francese: la testa alta, la capacità di usare entrambi i piedi, il gusto per l’assist e una sorprendente facilità nel trovare la porta.
Naturalmente ogni calciatore appartiene alla propria storia e al proprio livello. Ma nei campi della Campania di quegli anni, tra terra battuta, tribune vicine al terreno di gioco e palloni resi pesanti dalla pioggia, Francesco Lippiello aveva davvero qualcosa del regista elegante.
Quello che non rincorreva il gioco.
Era il gioco che passava attraverso di lui.
Di Francesco Lippiello si ricorda…
* l’esordio in Serie D con il Nola a soli sedici anni;
* il libero capace di segnare quindici gol nel campionato Allievi;
* il regista ambidestro che con il Baiano realizzò 74 reti in 138 presenze;
* il giocatore e capitano che tornò ad aiutare la squadra del proprio paese nelle categorie inferiori;
* l’allenatore-giocatore che guidò Baiano, Polisportiva Mugnano e Baianese;
* la tecnica elegante e il modo di giocare che ricordavano Michel Platini.
Io sono Francesco Lippiello.













