BAIANO. Ieri, la tragedia della Shoah e oggi, il dramma delle migrazioni comune denominatore, il razzismo

BAIANO. Ieri, la tragedia della Shoah e oggi, il dramma delle migrazioni comune denominatore, il razzismo

Seconda sessione di analisi e riflessione nei locali del Circolo socio-culturale L’Incontro sulla tragedia epocale dell’ Olocausto  e sulla negata solidarietà verso i migranti del nostro tempo diretti dall’Africa sottosviluppata verso l’Europa comunitaria. Contesti storici diversi e lontani tra loro, ma con distanze annullate dalla comune matrice del razzismo. Interventi di don Franco Iannone, docente della Facoltà di Teologia dell’Italia meridionale di Napoli, e della professoressa Gaetana Aufiero, autrice di monografie sull’attuazione in Italia delle leggi razziali del 1938 e sulle persecuzioni subite dagli anti-fascisti. Gli intermezzi con brani musicali d’epoca di Falko, conosciuto come l’”armonica d’oro” hanno conferito al meeting  l’impronta dell’arte e dell’armonia che esalta il valore della vita in antitesi con tutte le forme di violenza.

 di Gianni Amodeo

BAIANO. Ieri, la tragedia della Shoah e oggi, il dramma delle migrazioni comune denominatore, il razzismoL’ebreo immolato ieri alla Shoah, insieme con uomini,donne, bambini e bambine delle minoranze etniche. E il negro che oggi fugge dalla fame, dalle guerre e dalle persecuzioni che lacerano la terra natia dell’Africa sottosviluppata, per raggiungere l’Europa comunitaria del benessere materiale, fiducioso di trovare e avere accoglienza, che spesso non c’è o miseramente concessa, quando non è negata del tutto. Due condizioni di umanità offesa, svilita e annullata, riferite a tempi e contesti storici diversi, ma del tutto e simili tra loro.

 E’ stata- questa- la chiave centrale di analisi della seconda sessione, dedicata alla Giornata della Memoria, svoltasi nel Circolo  “L’Incontro” e calibrata sul tema “Dalla Shoah alla cultura della tolleranza e dell’accoglienza”. Un percorso correlato con i due meeting promossi e organizzati dal sodalizio di via Luigi Napolitano a giugno e a settembre dello scorso anno proprio sui flussi migratori, con la conferenza-dibattito animata dal dottor Nicola Di Mauro, giovane ricercatore dell’ Università degli Studi dell’Orientale ed esperto conoscitore delle problematiche sociali dell’Africa sub-sahariana, e con la “Lectio magistralis” del professore Giuseppe Moricola, docente di Storia dell’Economia del Dipartimento di Scienze umani e sociali dell’Università degli Studi dell’Orientale, focalizzando il grande esodo transoceanico degli italiani a cavallo dell’800 e del ‘900, fulcro della documentata ed accurata monografia, intitolata “L’Albero della cuccagna”, di cui è autore, tra le più interessanti opere di storiografia delle migrazioni nazionali.

A dare senso di compiutezza alla sessione, la linea di riflessione tracciata da don Franco Iannone, docente della Facoltà di Teologia nell’Università dell’Italia meridionale di Napoli, e quella della professoressa Gaetana Aufiero, autrice di significativi saggi sulle legge razziali anti-ebraiche e sulle persecuzioni subite dagli anti-fascisti. Due coordinate complementari, coniugando il versante religioso e teologico e quello della storia civile  nazionale ed europeo negli scenari che precedettero e scandirono la seconda guerra mondiale.

 BAIANO. Ieri, la tragedia della Shoah e oggi, il dramma delle migrazioni comune denominatore, il razzismoSotto la lente d’ingrandimento dell’intervento di Iannone, il superamento degli aspetti di forte e umana intensità emotiva che suscita la tragedia della Shoah, per comprendere la genesi che ha dato- e dà- alimento all’ideologia razzista, palese o mascherata che sia; ideologia che risiede nella volontà di primato dell’ io che emargina, esclude e nullifica il noi, gli altri. E’ il primato, per il quale l’identità di popolo, di un popolo è assoluto e va imposto ad altri popoli. Come dire che la visione razzista, intesa in senso ampio, con i conseguenti comportamenti personali ha la sua matrice nell’assenza voluta e nell’inadeguatezza di rapportarsi agli altri; assenza di relazioni che esclude e nega l’identità degli altri, fino ad ignorarla, rimuoverla e  cancellarla. Una visione, che tradotta in azione politica, negli ordinamenti degli Stati e nelle legislazioni dà il senso dei devastanti e inumani  totalitarismi  che hanno funestato l’Europa del ‘900.

 In questo quadro,la concezione razzista dell’esclusione è un germe che si dispiega in tante forme e manifestazioni da sempre e nell’attualità dei nostri giorni con l’eclatante il ripudio dell’accoglienza dei migranti, ignorandone, però, lo sfruttamento sul lavoro a cui vengono sottoposti, con nuove forme di caporalato e schiavismo vero e proprio, nel generale silenzio. Ma soprattutto si identifica con il vuoto della responsabilità, perché la bussola del proprio agire non riconosce la dignità umana e di vita degli altri nè contempla il bene comune, la comprensione della sofferenza e del dolore, l’amore verso la vita. La lettura della Shoah non può essere scissa da questi elementi essenziali rendendola tragedia epocale e discrimine tra il prima e il dopo Auschwitz, evidenziava don Franco Iannone, che richiamava testimonianze della cultura teologica ebraica e cristiana con specifici riferimenti ai valori della responsabilità di cui sono portatori gli uomini rispetto al bene della vita e al male della negazione della vita.

 L’ETICA DELLA RESPONSABILITA’ E IL VALORE DELLA VITA

BAIANO. Ieri, la tragedia della Shoah e oggi, il dramma delle migrazioni comune denominatore, il razzismoSulla traccia dell’etica della responsabilità per far diffondere e far valere i diritti alla vita, la professoressa Gaetana Aufiero  rivisitava gli aspetti della storia delle due guerre mondiali. Un’accurata analisi sulle politiche attuate dalla Germania nazista, correlate con l’espansionismo verso le aree dell’Europa centrale,  dell’Est e delle regioni balcaniche, nel segno della conquista dello “spazio vitale”, a dimensione pan-germanica; e le persecuzioni razziali anti-ebraiche e l’ Olocausto non solo costituiscono uno dei fattori determinanti proprio del processo espansionistico, ma rappresentano la grande colpa di cui la Germania nazista s’è macchiata in modo indelebile nella storia dell’umanità. Ma- chiariva Aufiero– la stessa logica dello  “spazio vitale”  verso il Mediterraneo e le regioni dell’Africa- già ampiamente assoggettata alla Francia, Inghilterra e Belgio – connota l’azione politica dell’Italia fascista per la conquista dell’Etiopia, sulla scia del colonialismo attuato dai governi post-unitari, da Crispi a Giolitti, a cavallo dell’800 e del ‘900.

Nel dibattito che ne seguiva, con gli interventi dell’avvocato Mario Colucci, del professore Carmine Magnotti  i riflettori si aprivano sulle  leggi razziali del 1938 e sulle persecuzioni anti-ebraiche con i significativi rilievi  sulle zone d’ombra addensatesi sul Papato in termini politico-istituzionali,  ma anche le molteplici azioni di solidarietà e protezione, con cui chiese e conventi assicurarono la vita ai perseguitati, colpevoli di essere ebrei. Squarcio interessante, quello aperto dalla professoressa Franca Dello Russo sulla società italiana che finora “ non ha mai fatto i conti”  con l’esperienza vissuta sotto il regime fascista, il cui apice fu toccato con le leggi razziali e la partecipazione al secondo conflitto mondiale. Un’ assenza di auto-critica, che rende inadeguata la generale conoscenza della sua storia.

 BAIANO. Ieri, la tragedia della Shoah e oggi, il dramma delle migrazioni comune denominatore, il razzismoA scandire il meeting, gli intermezzi musicali proposti da Falko, la prestigiosa “armonica d’oro” con brani estratti dalle colonne sonore de “La vita è bella”, “Schindler’s List”, “The Mission”  e le armoniose cadenze   di “Maria Elena”, la celebre canzone spagnola degli anni ’30  che spopolò in tutte le sale e locali di ritrovo del mondo, composta da Lorenzo Barcelata, in onore appunto della moglie del presidente del Messico, Emilio Porter Gil.