“Avellino, il presente è questo: restare, insieme”.

“Avellino, il presente è questo: restare, insieme”.

Avellino attraversa il suo momento con lucidità e passione. La classifica racconta che i playoff non sono un’utopia lontana: sono lì, a portata di sguardo. Non un’ossessione, non una promessa, ma una possibilità che resta sullo sfondo. La priorità, però, non cambia. Il nuovo anno si apre con un obiettivo chiaro e concreto: costruire la salvezza, passo dopo passo, senza illusioni ma con ambizione.

Il 2025 ha segnato una ripartenza vera. La promozione, il ritorno in Serie B, l’impatto con una categoria che non concede sconti. L’Avellino ha dovuto imparare di nuovo a stare dentro le partite, a reggere l’urto, ad accettare anche le giornate storte. In campo il percorso è stato fatto di salite e discese, ma sugli spalti la linea è rimasta dritta. Qui nessuno chiede scorciatoie: si chiede identità, presenza, orgoglio. E la squadra, anche nei momenti più complicati, non ha mai smesso di provarci.

La notte contro il Palermo è stata una fotografia perfetta di questo legame. Una curva accesa, viva, capace di trasformare novanta minuti in qualcosa che va oltre il risultato. Pochi giorni dopo, Bari ha confermato tutto: settore ospiti sold out, 1.290 irpini in viaggio, una marea biancoverde che ha attraversato chilometri per esserci. Un numero che vale più di qualsiasi statistica.

Così ogni partita diventa qualcosa di diverso da una semplice gara di campionato. Diventa un rito collettivo, un’occasione per ribadire chi è Avellino e cosa rappresenta. Non una piazza che vive di calcoli, ma una comunità che accompagna, sostiene, riempie stadi e trasferte anche quando il traguardo ufficiale è “solo” restare. I playoff possono restare un pensiero lontano o diventare una sorpresa. Nel frattempo, la curva continua a fare la sua parte, a ricordare che qui il calcio non è mai stato soltanto una questione di punti, ma una storia di appartenenza.