
![]()
Condannato per l’omicidio del sindaco, Salvatore Napolitano viene mandato lontano da Mugnano. Ma proprio in carcere inizia un cambiamento che segnerà per sempre la sua vita.
Tra la semi-libertà di Oneglia, l’incontro con un sacerdote considerato santo e il ritorno al paese, nasce la figura più enigmatica della memoria popolare mugnanese.
A cura di M.P.M.
Di Francesco Piccolo
Dopo la condanna, per Salvatore Napolitano, detto Tore ’e Parrizzo, si aprirono le porte del carcere.
Fu trasferito lontano dalla sua terra, in Liguria, nel penitenziario di Oneglia.
Un luogo che, per molti versi, era diverso dagli altri carceri dell’epoca.
I detenuti meno pericolosi godevano infatti di una forma di semi-libertà: potevano uscire, camminare per le strade della cittadina, incontrare la gente.
Una condizione insolita per quei tempi.
Ma anche piena di rischi.
Oneglia, infatti, era vicina al confine con la Francia e non mancavano occasioni per tentare la fuga. Eppure, Parrizzo non scappò.
Visse quel periodo in modo diverso.
Proprio tra le strade di Oneglia, i detenuti incontravano spesso un vecchio sacerdote, una figura singolare, considerata quasi santa dagli abitanti del luogo.
Era un prete fuori dagli schemi.
Quando incrociava quei carcerati, non li rimproverava, non li giudicava.
Anzi, li invitava a sfogare le loro debolezze lontano dalle celle, per evitare violenze tra detenuti.
Parole sorprendenti per l’epoca.
Quel sacerdote è ricordato anche nelle pagine del romanzo Il peccato dello scrittore Giovanni Boine.
È molto probabile che anche Parrizzo lo abbia conosciuto.
E che quell’incontro abbia lasciato un segno.
Durante la Prima guerra mondiale, grazie alla buona condotta, la pena di Parrizzo fu ridotta.
Dopo anni di carcere, poté tornare a Mugnano del Cardinale.
Ma non era più lo stesso uomo.
Si dedicò al lavoro nei campi, vivendo come bracciante agricolo: una vita povera, essenziale, segnata da una religiosità sempre più profonda.
Col tempo, però, qualcosa cambiò ancora.
Parrizzo iniziò a isolarsi.
Parlava sempre più spesso di fede, di Dio, di santi.
E poi, lentamente, iniziò a raccontare di avere visioni.
Diceva di vedere Gesù, la Madonna, le figure sacre.
Raccontava episodi che, per molti, apparivano inspiegabili.
All’inizio la gente ascoltava con curiosità.
Poi con stupore.
Infine, con un misto di fascinazione e inquietudine.
Quell’uomo, un tempo contadino e poi detenuto, stava diventando qualcos’altro.
Una figura sospesa tra fede e mistero.
Una presenza che attirava l’attenzione del paese.
Ma nessuno poteva immaginare cosa sarebbe successo di lì a poco.
Nel prossimo appuntamento di Tracce di Storia racconteremo il momento più incredibile della sua storia:
l’annuncio del miracolo, le folle radunate e il giorno in cui tutto Mugnano credette davvero a Parrizzo.
Il momento in cui nacque la leggenda.