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Tra il crollo del fascismo e l’arrivo degli Alleati, Mugnano vive i giorni più drammatici della sua storia: sfollati, carri armati, esplosioni e vittime innocenti.
Dai manifestini lanciati dagli aerei alla distruzione del Ponte Gaudi, fino alle mine nelle campagne e all’ingresso degli americani: il racconto di Domenico D’Andrea sugli ultimi giorni della guerra nel paese.
A cura di M.P.M.
Di Francesco Piccolo
Negli ultimi mesi del fascismo, anche a Mugnano del Cardinale il clima stava rapidamente cambiando. Le notizie dal fronte erano sempre più preoccupanti e la guerra, fino ad allora lontana, sembrava avvicinarsi ogni giorno di più.
Nel suo libro Gli ultimi mesi del fascismo e i giorni dell’occupazione tedesca a Mugnano del Cardinale, scritto con la collaborazione di Alfonso D’Andrea, Domenico D’Andrea racconta quei momenti attraverso i ricordi di chi li visse da ragazzo.
All’inizio del 1943 la situazione militare dell’Italia era ormai compromessa.
Le notizie arrivavano filtrate dalla censura del regime, ma nonostante questo gli abitanti del paese percepivano che qualcosa stava andando storto. I bombardamenti si avvicinavano alle città del Sud e sempre più famiglie cercavano rifugio nei piccoli centri dell’entroterra.
Anche Mugnano iniziò ad accogliere sfollati provenienti da Napoli.
Il segretario politico fascista Alfredo Magnotti ordinò la requisizione di alcune abitazioni per ospitare queste famiglie. In alcune case si crearono situazioni difficili, come quella raccontata da D’Andrea, quando una famiglia fu costretta ad accogliere un cieco civile con la moglie e due figli.
Nel frattempo gli eventi militari si susseguivano rapidamente.
Il 22 luglio 1943 gli Alleati conquistarono Palermo. Pochi giorni dopo, il 25 luglio, il Gran Consiglio del Fascismo votò la sfiducia a Benito Mussolini. Il giorno successivo i giornali pubblicarono il comunicato dell’Agenzia Stefani: Mussolini non era più il Duce, ma semplicemente il cavaliere Benito Mussolini.
Il regime fascista era crollato.
A Mugnano del Cardinale questo significò anche la fine del potere politico di Magnotti.
Ma la guerra non era finita.
Dopo l’8 settembre 1943, con l’armistizio, la situazione diventò ancora più drammatica. I tedeschi iniziarono a ritirarsi verso nord e le loro colonne militari attraversarono per giorni la strada nazionale delle Puglie.
Per la popolazione furono giorni di paura.
Carri armati, automezzi e artiglierie attraversavano il paese giorno e notte. Il rumore dei cingoli era assordante e molte famiglie cercavano rifugio sulle pendici del monte Litto.
Il momento più teso arrivò il 1° ottobre 1943.
Per tutta la giornata i tedeschi posizionarono carri armati lungo la strada nazionale e nel viale De Lucia, entrando anche nei portoni dei palazzi. Era evidente che si stavano preparando a lasciare il paese.
Verso le 23, un fortissimo boato scosse Mugnano.
I tedeschi avevano fatto saltare il Ponte Gaudi per rallentare l’avanzata degli Alleati.
La mattina successiva, 2 ottobre 1943, fu una giornata di sole.
Tra i pochi abitanti rimasti in paese iniziò a diffondersi una voce: i soldati alleati erano arrivati. Davanti a una casa, nei pressi dell’attuale salumificio Isola, si radunò un piccolo gruppo di persone.
In un terraneo si trovava un soldato americano, con l’elmetto in testa e due fucili sulle spalle.
La guerra era arrivata davvero anche a Mugnano.
Ma le tragedie non erano finite.
I tedeschi avevano lasciato numerose mine. Una violenta esplosione provocò la morte del contadino Andrea De Gennaro, della sedicenne Filomena Napolitano e della piccola Maria Avello, di appena quattro anni.
La madre della bambina, Gelsomina Avello, sopravvisse ma rimase cieca.
Il giorno successivo morì anche il soldato Giovanni Sante Colucci, mentre tentava di disinnescare alcune mine.
E le tragedie continuarono.
Molti bambini persero la vita giocando con residuati bellici. Il 14 ottobre 1943 morì investito da un mezzo alleato anche il piccolo Antonio Gragnano.
Con l’arrivo degli Alleati la vita del paese cambiò profondamente.
Tra i soldati c’erano anche italo-americani originari della zona, alcuni dei quali disertarono trovando rifugio nelle case dei parenti.
Ma la presenza militare portò anche fenomeni di degrado.
In un terraneo del viale De Lucia, appartenente a una famiglia soprannominata Ndrosta, nacque uno dei principali luoghi di incontro tra soldati e donne del posto.
Un giorno un soldato americano regalò alla proprietaria una scimmia che sapeva fumare. Da quell’episodio nacque un’espressione rimasta nel linguaggio popolare:
«Pare ’a scimmia ’e Ndrosta».
Per diversi mesi a Mugnano sostarono anche reparti del genio inglese, che requisirono alcuni edifici del paese, tra cui l’ex Casa della GIL.
Col tempo la guerra passò e la vita tornò lentamente alla normalità.
Molti protagonisti del fascismo lasciarono Mugnano. Gerardo Gallo si trasferì a Napoli e poi a Montemarano. Alfredo Magnotti vendette tutto e tornò definitivamente a Napoli. Il preside Carmine Di Lorenzo rimase ancora per qualche tempo, prima di trasferirsi anche lui.
Nel ricordo di Domenico D’Andrea, quei personaggi continuarono a riemergere come fantasmi del passato.
E certe vicende non si dimenticano.
Restano come cicatrici della memoria, che continuano a raccontare la storia di una comunità.