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Si è svolto ieri, 16 marzo, il congresso provinciale del
Partito Democratico irpino, chiamato a rinnovare la propria guida politica in una fase cruciale, a pochi mesi dalle elezioni amministrative di Avellino. Un appuntamento che avrebbe dovuto rappresentare un momento di confronto e partecipazione, ma che invece lascia dietro di sé strascichi polemici.
Tra le voci rimaste fuori dal dibattito c’è quella di Pellegrino Palmieri, che aveva preparato un intervento politico articolato ma che non ha avuto modo di prendere la parola. Secondo quanto riferito, infatti, non sarebbe stato consentito intervenire, scelta che avrebbe riguardato più partecipanti e che viene attribuita alla gestione dei vertici regionali e locali, con l’obiettivo di evitare tensioni interne.
Nel discorso che avrebbe voluto pronunciare, Palmieri pone al centro una questione politica precisa: il metodo con cui il Partito Democratico si sta muovendo nella costruzione della coalizione di centrosinistra.
Il riferimento è all’iniziativa del consigliere regionale Maurizio Petracca, che nei giorni scorsi ha aperto il tavolo del centrosinistra avviando le consultazioni con le altre forze politiche. Una scelta che Palmieri non contesta nel merito, ma che giudica prematura rispetto ai passaggi interni del partito.
Il congresso, infatti, avrebbe dovuto rappresentare il momento in cui definire una linea politica condivisa e una nuova leadership legittimata a guidare il confronto con gli alleati. Anticipare questo percorso, secondo Palmieri, significa indebolire il ruolo del partito e svuotare di senso il confronto interno.
«Prima si discute dentro il partito, poi ci si presenta all’esterno con una posizione chiara», è il principio che emerge dal suo intervento mancato.
Nel frattempo, il dibattito politico cittadino si anima attorno ai possibili candidati alla guida del capoluogo. Tra i nomi che circolano figurano Enza Ambrosone, Francesco Todisco e Nicola Giordano: profili con esperienza amministrativa e radicamento politico. Ma, anche in questo caso, Palmieri invita a non fermarsi ai nomi.
Una campagna elettorale, sottolinea, non si costruisce su una candidatura calata dall’alto, ma su un progetto capace di coinvolgere iscritti, militanti ed elettori. Senza partecipazione, anche il candidato più forte rischia di restare isolato e privo di una reale spinta politica.
La critica più netta riguarda proprio il rischio di decisioni prese fuori dagli organismi di partito: scelte che, invece di rafforzare il centrosinistra, possono generare divisioni, diffidenze e indebolire l’intero campo politico.
Palmieri allarga quindi il ragionamento a una visione più ampia della politica, respingendo l’idea di leadership solitarie e iniziative individuali. «La politica non è uno sport individuale», è il senso della riflessione, ma un lavoro collettivo che richiede condivisione, partecipazione e responsabilità diffusa.
Da qui l’invito a costruire un partito autorevole, non autoritario, capace di aprirsi al confronto interno e di valorizzare la propria classe dirigente.
Il congresso si è chiuso, ma il dibattito resta aperto. E mentre il centrosinistra prova a organizzarsi in vista delle amministrative, dentro il Partito Democratico irpino emerge con forza una domanda politica destinata a pesare nelle prossime settimane: non solo chi guiderà la coalizione, ma soprattutto come verranno prese le decisioni.