​SIRIGNANO. MEMORIE DALLA SCRIVANIA: L’OMAGGIO ALLE LORO SIGNORIE

​SIRIGNANO. MEMORIE DALLA SCRIVANIA: L’OMAGGIO ALLE LORO SIGNORIE

Febbraio 2026. Ritrovando queste fotografie tra le mie cose, nei cassetti della mia scrivania, in questo pomeriggio di febbraio, non ho potuto fare a meno di notare una malinconica coincidenza temporale. Proprio in questo mese, molti anni fa, Sua Eccellenza il Principe viveva il tempo sospeso della sua vedovanza. Era rimasto solo dopo la scomparsa della prima moglie, la Principessa Rosa 1848 / 1896. Arconati Visconti Alcantara de (dei Duchi d’Alva, casata di altissimo lignaggio spagnolo con radici italiane), un periodo di silenzio e di attesa in cui il futuro della sua stirpe appariva ancora incerto.

​Le foto, datate 1910, ritraggono le Loro Signorie al piano nobile dell’antico e austero palazzo di Sirignano. Non sono semplici ritratti: il Principe Giuseppe Caravita (1849 – 1920) e la Principessa Mariapira (1879 – 1925) siedono maestosi su quelle sedie mastodontiche, rivestite di un pregiato pellame marrone, con una postura che emana una dignità d’altri tempi. Dalle foto si scorgono chiaramente gli stemmi della casata che sormontano le sedute. (È doveroso ricordare che un trittico di troni identici a questi, con lo stesso pellame e decori, fu donato dalle Loro Eccellenze alla Chiesa di Sant’Andrea, dove ancora oggi testimoniano quel legame indissolubile tra il palazzo e la fede del borgo).
​Di libri scritti sui Caravita ce ne sono abbastanza; sarebbe inutile e ripetitivo raccontare storie già stampate. Noi cerchiamo l’originalità nei ricordi, in quelle storie che mia madre mi raccontava di quando era bambina, per onorare la vera Signorilità di due figure che hanno amato Sirignano.
Sua Eccellenza: Il Progresso, l’Arte e il Giardino Botanico
​Sua Eccellenza il Principe fu un uomo di cultura fuori dal comune, fondatore del Circolo Artistico Politecnico a Napoli, nel monumentale Palazzo Zapata in Piazza Trieste e Trento. Fu lui l’artefice di una vera rivoluzione per i nostri territori: portò il treno e le rotaie, collegando Sirignano e le zone limitrofe con il Capoluogo. Questo non fu solo un’opera ingegneristica, ma portò benessere e civiltà, rompendo l’isolamento e proiettando la nostra terra verso la modernità.
​Il palazzo a Sirignano era un cenacolo di menti eccelse: tra i saloni e il parco era facile incontrare personalità come Salvatore Di Giacomo, Matilde Serao e i più grandi intellettuali e artisti dell’epoca che qui trovavano ispirazione. Ma il vero orgoglio del Principe era il parco, un vero e proprio giardino botanico curato con dedizione scientifica. Vi crescevano piante rare provenienti da ogni dove, ma regnavano sovrane le sue amate camelie, che con la loro perfezione silenziosa riflettevano l’eleganza della dimora. La sua signorilità si esprimeva anche verso la terra: si racconta che, in anni di raccolti miseri, donasse sementi pregiate e strumenti moderni ai contadini, affinché la sua gente non restasse mai indietro.
Un Nuovo Inizio: La Principessa Mariapira
​L’8 luglio 1907 segnò un nuovo inizio con il matrimonio con la Principessa Mariapira, della nobile casata Piria (figlia dell’illustre Raffaele Piria e discendente dai Gaetani d’Aragona). Di lei si ricorda il gesto leggendario: ancora novizia, scambiò il velo claustrale con quello nuziale. Ma il suo legame più profondo con il borgo nacque da un desiderio del cuore.
​Si racconta che la Principessa, soggiornando a Sirignano, si trovasse un giorno affacciata al balcone della biblioteca, nella torre del Palazzo che domina lo spazio dove allora sorgevano le scuole. Osservando da quell’altezza il brulicare dei tanti bambini, il suo spirito di nobiltà fu acceso dalla voglia di dare qualcosa di suo a quelle piccole anime, per farsi ricordare e volersi bene. Fece allestire grandi tavolate nella Piazza Principessa Rosa, donando maglie nuove a tutti i bambini delle scuole. Non era assistenza ai poveri, era il suo regalo ai “suoi” figli. In questo solco, istituì un poliambulatorio d’eccellenza in una delle torri, con medici e pediatri per il popolo.
​Il Commiato e la Tragedia
​Quando il Principe si spense nel 1920, la Serao lo pianse come un “grande signore”. Ma il destino fu crudele con la Principessa. Nel 1925, mentre correva verso Napoli per assistere la figlia, la sua carrozza ebbe un sussulto in località Purgatorio di Avella. Mariapira fu sbalzata in avanti, infilzandosi fatalmente a un ferro della struttura. Si spense così una vita dedicata alla signorilità.
​L’Enigma del Ritratto d’Oro: Un Epilogo che fa Rabbrividire
​A chiudere questo omaggio, un aneddoto che svela la freddezza di certi passaggi generazionali. Si narra che chi, con tanto affanno e in età avanzata, aveva atteso un erede per dare continuità alla stirpe — nonostante quella vedovanza che rendeva quel desiderio quasi un miracolo — avesse voluto celebrare quella successione con un ritratto dell’atteso erede eseguito su foglia d’oro.
​Una mattina di primavera, quel ritratto lasciò per sempre il piano nobile. Lo si vide scendere lentamente lo scalone d’onore, attraversare l’androne e varcare la soglia del grande portone bugnato per non farvi mai più ritorno. Fu l’ultima volta che Sirignano vide quell’amatissimo ritratto.
​Posto su un cavalletto nei pressi della fontana dei Maravottoli, il dipinto utilizzava la tecnica dello sguardo poliscopico: da qualsiasi angolazione della piazza, gli occhi del ritrattato sembravano fissarti. Eppure, quel simbolo di trionfo fu in seguito alienato. Fu proprio il soggetto raffigurato a metterlo all’asta con una freddezza che fa rabbrividire, se si pensa con quale devozione e sacrificio quella vita era stata generata da chi l’aveva tanto desiderata. Disperdere la propria effigie dorata significò recidere il legame viscerale con la terra e con l’amore di chi aveva costruito quel prestigio.
Maicol A .

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