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Cenzino Candela, della famiglia degli “ottafruscio” del quartiere S. Apostoli, è un personaggio che vive in una sua serena e originale dimensione di pace con il prossimo. Il suo percorso di vita è quello di una persona rimasta eternamente ragazzo, con difficoltà di maturazione, ingenuo e schietto, che ha fatto della comunità in cui vive la sua famiglia. Partecipare alla vita collettiva e condividere Fede, tradizioni e costumi di vita è il suo modo per sentirsi integrato con pari dignità. Cenzino è vezzeggiativo di Innocenzo e mai, come in questo caso, ci ricorda la locuzione latina “nomen omen”: nel suo nome c’è l’indicazione del suo destino. Infatti l’innocenza è la sua virtù fondamentale, il candore delle anime semplici, che non conoscono il male. Vive un’intensa vita di “relazioni”, favorite dal suo eterno girovagare per il paese; conosce e saluta tutti, col suo ingenuo sorriso, privo di qualsiasi malizia, manifestando il piacere intimo di essere riconosciuto, come persona e come amico. Ti incontra e si ferma subito e, dopo poco, sta già raccontando le sue cose, dove è diretto, chi va a trovare, i suoi programmi. Si esprime con parole semplici, precisando tutto nei minimi particolari, che possono sembrare banali, ma che gli riempiono la vita. Questo suo essere sempre un libro aperto non è un’inopportuna “invasione” di campo, quale potrebbe configurarsi secondo i moderni canoni di comportamento, ma fa parte dei suoi principi esistenziali. Per lui è naturale informare tutti, vivere in mezzo alla “gente”, sapere tutto di tutti; è il suo modo di essere integrato nella comunità.
Ed è per queste sue convinzioni che lo troviamo protagonista in tutte le pubbliche manifestazioni. Nelle feste di carnevale, col suo semplice costume, immaginato con popolaresca e rusticana fantasia, si esibisce ballando e cantando, e si esalta alla sua maniera, sentendosi umile protagonista (un meraviglioso ossimoro). Negli ultimi tempi lo incontro spesso in villa comunale. Siamo due frequentatori quotidiani di questo spazio verde, piacevolmente accogliente per la nostra comunità, e Cenzino mi ha ancora una volta sorpreso per il suo “innocente” ma sconfinato amore per Baiano. Il suo passeggiare all’interno della villa non è soltanto un sereno vagare, ma ne approfitta per prestare un prezioso servizio di pulizia. Infatti raccoglie lattine, bottiglie, cartacce, piatti sporchi di plastica, residui vari per depositarli nei cestini portarifiuti; poi dedica del tempo a liberare caditoie e vaschette intasate per evitare ristagni d’acqua. Ai miei complimenti per questa suo meritorio impegno, mi risponde con un sorriso e con parole che hanno il valore di una straordinaria testimonianza di educazione civica: “dobbiamo pulire”, mi dice, “perché se vengono “forestieri” non devono trovare la villa sporca. Non dobbiamo fare brutta figura”. Un orgoglioso senso del decoro e di dignità personale, raro a trovarsi ed esemplare per tutti, giovani e meno giovani, che spesso manifestano scarso rispetto per l’immagine della villa.
Partecipa con espressione umile ma intensa alle “messe ‘e notte”, seduto nei banchi laterali, in posizione defilata. Si anima soltanto al momento dello scambio del segno di Pace, quando, si alza e con passo misurato e lento si avvicina per manifestare la sua Pace stringendo la mano ad altri fedeli con espressione affettuosa, nella convinzione di incarnare il suo ruolo sociale di amicizia e condivisione. Eccolo poi pronto a mettersi in fila per ricevere la comunione. Nella sua coscienza, sa bene, come gli hanno insegnato, che è un momento solenne, di Fede, di rispetto e di venerazione. Ricevuta la sacra ostia, si inginocchia su un altare laterale dedicato a S. Anna, per un silenzioso e intenso raccoglimento. Un gesto simbolico, ormai scarsamente praticato, ma che per Cenzino rimane importante perché quei momenti di riflessione lo proiettano in un tempo passato, quello della sua infanzia, quando la sacralità della comunione era sentita e accompagnata dal doveroso prostrarsi ai piedi dell’altare. Sono piccoli ma significativi gesti, attraverso i quali Cenzino manifesta la sua anima profonda e il saldo legame alla nostra comunità. Un grazie a nome di tutti.
Antonio Vecchione

Cenzino, sorridente e compiaciuto di esserci, in primo piano al centro della foto. Da sinistra. in prima fila ai piedi dell’altare: Pina Crisci, Mimì Carbone, Franco Carbone, Ninuccio Monteforte, Raffaele Napolitano, Peppino Barzaghi. Sul primo gradino: Franceca Masucci, Andrea Colucci, Lisetta Miele, Nicola Colucci, Pina Picciocchi, Antonio Acierno, Maria Siciliano. Sul secpondo gradino: Imma Simeone, Pellegrino Alaia, Salvatore Masucci, Meno Caruso, Michele Stiongone, Salvatore Lippiello, GennaroMascheri, Pasquale Tarantino, Roberto Colucci, Stefano Colucci, GiuseppeLippiello, Felice Carbone. Il gruppo storico che, disposto al sacrificio della presenza quotidiana, tiene lodevolmente in vita la funzione delle Messe ‘e notte.



