SANT’Oggi. Domenica 19 febbraio la chiesa ricorda san Barbato di Benevento, san Quodvultdeus di Cartagine,…

SANT’Oggi. Domenica 19 febbraio la chiesa ricorda san Barbato di Benevento, san Quodvultdeus di Cartagine,…

 

a cura di don Riccardo Pecchia
Oggi 19 febbraio la chiesa ricorda san Barbato di Benevento, nacque a Castelvenere (Benevento) nel 602, da onesti genitori di stirpe sannita. Educato sin da bambino dai monaci del vicino cenobio basiliano, fu da questi accompagnato a Benevento per completare gli studi e qui, perfezionatosi nelle sacre lettere, fu ordinato sacerdote. Dopo essere stato nominato, dal vescovo di Telese arcipresbitero della chiesa parrocchiale di Morcone ed avervi predicato la fede di Dio, fu ostacolato nel suo zelo mirante all’estinzione delle superstizioni e dei vizi ed accusato falsamente, si vide costretto a ritornare a Benevento, dove fu subito stimato per SANT’Oggi. Domenica 19 febbraio la chiesa ricorda san Barbato di Benevento, san Quodvultdeus di Cartagine,…santità e zelo. In quegli anni accadde che l’imperatore bizantino Costante II, sbarcato a Taranto e distrutta Siponto, assediò Benevento, tenuta dai Longobardi sotto la guida del giovane duca Romualdo. Con l’aiuto della duchessa Teodorada, Barbato si fece promettere dal duca Romualdo, suo marito, la rinunzia all’idolatria ed al culto della Vipera Anfisbena (vipera d’oro a due teste) e pregò così intensamente la Madonna che Ella apparve nei pressi di Porta Rufina, promettendo di intercedere per la liberazione dell’assedio da parte dei Greci. Allora l’incredulo Romualdo, testimone oculare della celeste apparizione (secondo la tradizione si trovava sull’alto di una torre della cinta muraria), gli consegnò la Vipera d’oro adorata dal popolo, autorizzandone la fusione per ottenerne un sacro calice. Benevento fu liberata dalle truppe bizantine e, così, il 20 marzo del 663, alla morte del vescovo Ildebrando, Barbato fu eletto vescovo, nel 664, dal clero beneventano per acclamazione di popolo, che acconsentì anche a far abbattere il diabolico noce intorno al quale venivano esercitati i loro culti pagani. Il 30 gennaio del 668, papa Vitaliano, per premiare l’opera pastorale di Barbato, volle unire alla Chiesa Beneventana le diocesi di Bovino, Ascoli, Larino e Siponto; da quest’ultima dipendeva la basilica sul Monte Gargano eretta in onore di san Michele Arcangelo, già eletto a patrono di Benevento nel lontano 492. Nel 679 Barbato partecipò al Concilio Romano, contrastando duramente l’eresia cristologica d’Oriente. Poi, nel mese di marzo dell’anno successivo, insieme al suo amico san Decoroso, vescovo di Capua, partecipò al Concilio Romano indetto dal papa Agatone contro i Monoteliti. Nell’anno 681 partì per Costantinopoli per partecipare ad un altro Concilio, che terminò il 16 settembre; durante questo concilio furono affermate le due Nature di Cristo racchiuse in una Persona, quella del Verbo. Personaggio di grande cultura e prestigio, Barbato esercitò la sua influenza su tutta l’Italia Meridionale, che versava in uno stato di profonda crisi religiosa, e ne riorganizzò le diocesi sia sul piano disciplinare, sia su quello morale e culturale, guidando personalmente le chiese che risultavano prive di pastori. Morì il 19 febbraio 682; patrono di Benevento, Cicciano, Castelvenere.

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19 febbraio: san Quodvultdeus di Cartagine, nacque a Cartagine verso il 380-390. Si hanno poche notizie della sua giovinezza, fu ordinato diacono attorno al 417-421 da sant’Agostino d’Ippona, al quale scrisse due lettere, una delle quali per sollecitarlo a scrivere un’opera sulle eresie. Cedendo a questa insistenza, Agostino nel 429 scrisse e dedica a Quodvultdeus il De haeresibus. Dal 434 al 454, succede a Capeolo sulla cattedra vescovile di Cartagine, titolo che mantenne anche dopo l’esilio del 439, fino alla morte. Criticò aspramente i cristiani che si lasciavano affascinare più dagli spettacoli come il circo che dalle opere e dagli esempi dei santi e dei martiri del loro tempo, attribuendo la calamità di quella regione ad una punizione di Dio per questo traviamento. Alla caduta di Cartagine nelle mani dei Vandali nel 439, Quodvultdeus rifiutò di aderire all’arianesimo, professato dal re vandalo Genserico, e per questo fu costretto all’esilio con il clero a lui fedele, fra cui san Gaudioso vescovo di Abitine. Furono imbarcati su navi sfasciate, nudie spogliati, prive di remi e di vele e raggiunsero fortunosamente la città di Napoli, dove fra il 445 e il 451 scrisse il Libro delle promesse e delle predizioni di Dio e prese parte alla lotta contro il pelagianesimo. Morì il 19 febbraio 454 a Napoli; patrono dei profughi per mare.

SANT’Oggi. Domenica 19 febbraio la chiesa ricorda san Barbato di Benevento, san Quodvultdeus di Cartagine,…19 febbraio: beato Alvaro da Cordova, nacque a Zamora (Spagna) nel 1360 circa, apparteneva alla nobilissima famiglia Cardona. Egli vestì l’abito domenicano in tenera età, nel Convento di San Paolo in Cordova nell’anno 1368. Per molti anni fu docente di teologia nell’Università di Salamanca. Fu famoso e ardente predicatore e con gli esempi e con le opere contribuì alla riforma dell’Ordine dei Frati Predicatori inaugurata dal beato Raimondo da Capua e dai suoi discepoli. Di ritorno da un pellegrinaggio fatto in Terra Santa, riportò scolpito nel cuore il doloroso cammino del Calvario percorso dal Salvatore. Desideroso di vivere un’esistenza solitaria e perfetta, dove poter temprare lo spirito per un più proficuo apostolato, col favore del re, don Juan II di Castiglia, di cui era confessore, poté fondare a tre miglia da Cordova il famoso Convento di San Domenico Scala Coeli, dove dispose vari oratori che riproducevano la via dolorosa, da lui venerata in Gerusalemme, per meditarvi in modo migliore la Passione del Signore. Questa sacra rappresentazione fu imitata da altri Conventi, dando origine alla devozione tanto bella della Via Crucis, così cara alla pietà cristiana. Di notte si recava in ginocchio a una grotta molto distante dal Convento dove, a imitazione del santo Padre Domenico, pregava e si flagellava. Questa grotta divenne poi meta di pellegrinaggi da parte dei fedeli. Ebbe il dono della profezia e operò miracoli. Morì il 19 febbraio 1430.

SANT’Oggi. Domenica 19 febbraio la chiesa ricorda san Barbato di Benevento, san Quodvultdeus di Cartagine,…19 febbraio: beato Corrado Confalonieri da Piacenza, nacque a Calendasco (Piacenza) nel 1290. Discendeva dalla nobile casata dei Confalonieri. Giovanissimo, sposò Eufrosina, figlia di Nestore Vistarini di Lodi, famiglia, anche questa, di nobile lignaggio. In tal modo tra le gioie domestiche, il mestiere delle armi e gli esercizi propri della nobile gioventù del suo tempo, Corrado andava avanti nella vita felice e spensierato. Quando le fazioni militari e i tornei glielo permettevano, uno dei suoi più graditi divertimenti, era quello della caccia. E proprio da una partita di caccia ci vengono le prime notizie intorno alla sua vita. In una di queste animate partite, dopo alcune ore di infruttuosa fatica, non sperando ormai di far preda per essersi la selvaggina rintanata nel fitto della macchia fra rovi, non trovò, di meglio che dar fuoco alla macchia. Ma le fiamme si estesero, oltre ogni previsto e inutili riuscirono gli sforzi di soffocarle, invadendo anche le campagna e i boschi vicini esse riducevano in cenere, case e capanne di molti proprietari. Corrado e i suoi compagni, sbalorditi e sconvolti, misurarono con lo sguardo gli ingenti danni che l’incendio andava facendo, e poi, preoccupati per le gravi conseguenze che ne sarebbero certamente seguite, per diverse vie rientrarono in città. Non appena la notizia si propagò in città, si credette che l’incendio fosse stato appiccato dai Guelfi per colpire l’attuale governo ghibellino e subito si scatenò la caccia al responsabile, che venne individuato in un povero contadino. La notizia della condanna colpì l’animo di Corrado, che non riusciva a darsi pace per quello che era successo a causa sua. Non esitò a chiedere udienza al Signore di Piacenza, al quale dichiarò la propria colpevolezza, subendo la pena della confisca di tutti i terreni per risarcire il danno fatto. Matura intanto dentro a se una conversione estrema, la sua educazione cristiana lo spinge ad avere un pentimento dei suoi peccati, l’esempio dei frati di san Francesco sono uno stimolo a ricercare ormai in altro luogo la soddisfazione della sua persona. In accordo con la moglie Eufrosina vende quel poco che gli resta e lo dona ai poveri, e secondo la Regola francescana, relativa ai laici uomini e donne convertiti alla penitenza del Terzo Ordine, entrata la moglie nelle Clarisse, si ritira egli stesso nel piccolo eremo dei Penitenti di Calendasco. Inizia qui il cammino della sua conversione che lo porterà, dalla preghiera e alla contemplazione più perfetta per avvicinarsi a Dio sempre più, con il lavoro manuale compiuto nella accoglienza cordiale degli sconosciuti e dei bisognosi in genere. Dopo un buon numero di anni e di lodevole servizio nell’eremo, decide di partire pellegrino alla volta dei luoghi santi di Roma. Ormai ha maturato il proposito di dedicarsi interamente a Dio solo, per questo continua il suo pellegrinare e giunge in Sicilia. Giunge nella città di Noto, giunge in un ritiro detto Le Celle, vicino alla Chiesa di Santa Maria del Crocifisso. Qui dimorando in solitudine, inizia a lavorare il terreno affidatogli e lo trasforma in luogo coltivato con alberi di frutto e viti. Il suo progresso non sfugge alle genti, che iniziano a rendergli visita per chiedere consiglio a questo uomo devoto. Ma il suo proposito è quello di trovare completa solitudine. Allontanatosi dalla città di Noto andò ad abitare in un luogo detto I Pizzi, qui inizia una vita dura e oltre alla vita di preghiera trasforma il luogo ove risiede in un bellissimo giardino. Corrado si trasferì in zone remote e desertiche, il suo unico pensiero era avvicinarsi a Dio. La sua era una vita ascetica al pari dei grandi Padri del deserto. Corrado morì nella sua grotta il 19 febbraio 1351.