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Sanremo — La terza serata del Festival di Sanremo 2026 ha segnato un punto di svolta nella competizione, combinando la prevedibilità del rito televisivo italiano con una sequenza di momenti inattesi che hanno messo alla prova la macchina perfetta dello spettacolo.
Sul palco del Teatro Ariston, sotto la guida di Carlo Conti — affiancato da Laura Pausini, Irina Shayk e Ubaldo Pantani nei panni di Lapo Elkann — la serata si è mossa tra celebrazione musicale e improvvisazione, in un equilibrio sottile tra controllo e sorpresa.
I cinque nomi che emergono
La competizione entra nel vivo con la classifica parziale, determinata dal televoto (50%) e dalla giuria delle radio (50%). I cinque artisti più votati — annunciati senza ordine — delineano una geografia musicale eterogenea:
• Arisa
• Sayf
• Luchè
• Serena Brancale
• Sal Da Vinci
Le esibizioni hanno mostrato direzioni artistiche distinte. Arisa ha costruito una narrazione autobiografica, intima e lineare, mentre Sayf ha inserito nella forma della canzone pop elementi di cronaca e critica sociale, evocando eventi recenti e figure pubbliche. Luchè ha optato per un registro introspettivo, quasi claustrofobico, mentre Serena Brancale ha trasformato il palco in uno spazio privato, affidando alla musica un lutto personale. Più tradizionale, ma non meno efficace, la proposta di Sal Da Vinci, centrata su una visione solenne e adulta dell’amore.
Tra spettacolo e fragilità tecnica
Nonostante la solidità dell’impianto, la serata è stata segnata da alcuni episodi che hanno incrinato la fluidità dello spettacolo. Un problema tecnico durante l’esibizione di Alicia Keys ha costretto la regia a un’interruzione improvvisa, riportando alla luce la vulnerabilità anche dei grandi eventi televisivi.
La cantante statunitense, superospite internazionale, è comunque riuscita a riconquistare il controllo della scena: prima nel duetto con Eros Ramazzotti sulle note de L’Aurora, poi in una performance al pianoforte di Empire State of Mind, adattata per l’occasione con un riferimento diretto a Sanremo. Un gesto simbolico, che ha trasformato una hit globale in un omaggio locale.
Accanto a questi momenti, si sono inseriti episodi più leggeri: una gaffe di Raf e un’apparizione non prevista di Belen Rodriguez hanno contribuito a quella dimensione di imprevedibilità che da sempre accompagna il Festival.
Tradizione e memoria
La serata ha anche guardato al passato. L’omaggio a Mogol, premiato alla carriera, ha evocato una stagione della musica italiana che continua a rappresentare un punto di riferimento. Parallelamente, Eros Ramazzotti ha celebrato i quarant’anni dalla sua vittoria con Adesso tu, sottolineando come il successo non abbia alterato la sua identità artistica, ma ne abbia rafforzato la direzione.
I numeri e il consenso
Sul piano degli ascolti, il Festival conferma la sua centralità nel panorama televisivo italiano: 9,5 milioni di spettatori e il 60,6% di share. Un dato leggermente inferiore in termini assoluti rispetto all’anno precedente, ma più alto nella quota di pubblico, segnale di una concentrazione crescente dell’attenzione.
Verso la serata cover
La competizione proseguirà con la serata delle cover, in cui tutti e trenta gli artisti torneranno sul palco accompagnati da ospiti, reinterpretando brani della tradizione italiana e internazionale. Un passaggio che, pur non incidendo direttamente sulla classifica finale, spesso ridefinisce gli equilibri narrativi del Festival.
Nel frattempo, la terza serata lascia un’impressione chiara: Sanremo resta un dispositivo culturale capace di contenere molteplici livelli — spettacolo, memoria, incidente — senza perdere la propria identità. Lo lo