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Sanremo — Nella quarta serata del Festival, quella tradizionalmente dedicata alle cover, la musica smette di essere soltanto competizione e diventa confronto diretto con la memoria collettiva. Non è una semplice esibizione: è un dialogo tra epoche, tra identità artistiche e canzoni che appartengono già a tutti. E in questo spazio sospeso tra nostalgia e reinvenzione, alcuni artisti trovano una nuova voce, altri restano prigionieri del passato.
La serata si apre fuori dal Teatro Ariston, con una performance di Laura Pausini che sceglie la strada dell’intensità scenica. Tra pelle nera, occhiali scintillanti e un medley che attraversa Tozzi, Cocciante e Antonacci, l’artista ribadisce il suo messaggio di libertà e autenticità. Il risultato, però, oscilla tra potenza e ridondanza: un’esibizione che divide, più per eccesso che per mancanza.
Il verdetto: vince la misura
A emergere, alla fine, è la proposta più inattesa. Ditonellapiaga insieme a TonyPitony conquista la serata con una versione elegante e teatrale di The Lady is a Tramp. Una scelta che non punta sulla nostalgia facile, ma su una rilettura consapevole, capace di rispettare l’originale senza esserne schiacciata.
Alle loro spalle, Sayf costruisce una performance solida e coinvolgente con Hit the Road Jack, sostenuto dalla chitarra di Alex Britti e dalla voce di Mario Biondi. Arisa, terza, affida invece la sua interpretazione a una dimensione più classica e corale, trovando nel Coro del Teatro Regio di Parma una forza scenica evidente.
La classifica restituisce un mosaico eterogeneo: dall’effetto nostalgia delle Bambole di Pezza con Cristina D’Avena, fino alle collaborazioni più ibride e contemporanee, come quella tra Nayt e Joan Thiele o il ritorno emotivo di Gianluca Grignani al fianco di Luchè.
Il peso del passato
La serata delle cover è, per definizione, un terreno insidioso. Le canzoni scelte portano con sé una memoria già consolidata: il pubblico non ascolta solo l’esecuzione, ma la confronta con ciò che ricorda. È qui che molti inciampano.
Alcune esibizioni si rifugiano in un intrattenimento leggero, quasi da varietà televisivo, tra mash-up e scelte stilistiche discutibili. Altre, invece, tentano una strada più ambiziosa, cercando di riscrivere il significato stesso del brano.
Il risultato è una serata discontinua, ma viva. Dove l’errore non è tanto sbagliare nota, quanto non avere un’idea.
Gli ascolti e il contesto
Dal punto di vista televisivo, il Festival continua a dominare: 10,5 milioni di spettatori e il 65,2% di share. Un dato inferiore rispetto all’edizione precedente, ma in crescita costante rispetto alle serate iniziali di questa settimana.
È un segnale chiaro: Sanremo non è più solo un evento, ma un processo che si costruisce sera dopo sera, consolidando il proprio pubblico.
Una serata che definisce gli artisti
La notte delle cover resta, più di ogni altra, un banco di prova. Non basta cantare bene: serve visione, serve coraggio, serve la capacità di stare dentro una canzone che non è la propria senza perdersi.
Alcuni artisti escono rafforzati, altri ridimensionati. Ma è proprio in questa tensione tra passato e presente che il Festival trova la sua identità più autentica: un luogo dove la musica non si limita a essere eseguita, ma viene continuamente reinterpretata.
E, almeno per una sera, il vincitore non è solo chi arriva primo. È chi riesce a farsi ricordare.