
![]()
Con l’arrivo del nuovo anno torna uno degli appuntamenti più sentiti e partecipati della comunità avellana: i festeggiamenti del “Majo” in onore del Santo Patrono San Sebastiano Martire. L’evento, organizzato dal New Comitato Pro Majo Avella, si svolgerà nei prossimi giorni coinvolgendo religiosità, folklore, riti antichissimi e momenti di condivisione popolare.
La manifestazione prenderà il via domenica 18 gennaio 2026 alle ore 6:00, con la celebrazione della Santa Messa e la benedizione degli attrezzi presso la Collegiata di San Giovanni, secondo una tradizione che da sempre unisce fede e vita comunitaria. Successivamente, i membri del Comitato e numerosi fedeli si avvieranno verso le alture circostanti per il rituale del taglio del “Majo”, l’albero più grande che verrà scelto e reciso secondo antiche pratiche radicate nella storia del paese irpino.
Il termine “Majo” deriva dal latino major, proprio a indicare l’albero più alto e maestoso, simbolo di vigore e rifioritura; la sua scelta è molto significativa per la collettività in quanto rappresenta un gesto di devozione e rispetto nei confronti del patrono e del ciclo naturale.
Nel pomeriggio, il grande albero verrà trasportato per le vie del paese, accompagnato da una suggestiva processione di suoni, canti e partecipazione popolare, fino a raggiungere Piazza Primo Maggio, dove sarà solennemente issato davanti agli occhi di tutta la comunità. Qui si procederà alla collocazione della pianta con lo scioglimento delle funi, in un momento di grande coinvolgimento collettivo.
La festa del Majo non è un semplice evento folkloristico: è un rito popolare antichissimo che intreccia devozione cristiana, tradizioni contadine e simbolismi legati alla natura e alla prosperità. Per gli avellani il rito arboreo rappresenta una offerta al Santo Patrono e un auspicio di benessere per l’intera comunità, affinché l’anno nuovo porti frutti abbondanti e protezione.
Le celebrazioni proseguiranno poi nei giorni successivi con il noto “Fucarone”, il grande falò che, illuminando la piazza nelle ore serali, richiama antichi significati propiziatori legati alla luce e alla purificazione, e ha origine da antichi culti pagani riconnessi alla presenza sacra del fuoco.
Tradizionalmente, la festa assume anche un forte valore di coesione comunitaria: la partecipazione dei “Figli del Majo” – giovani e cittadini – nella raccolta delle fascine che circondano l’albero e nei momenti di festa testimonia quanto questa ricorrenza sia percepita non solo come un rito religioso, ma come un elemento identitario della comunità avellana e della memoria collettiva.
Un appuntamento che richiama ogni anno centinaia di visitatori e curiosi, invitati a condividere, sulle orme di una tradizione secolare, fede popolare e cultura locale nel cuore dell’Irpinia.