
![]()
a cura di : O’ Polites
Seguo con interesse il dibattito in corso sulla sanità in Italia. Le iniziative di volontariato- riportate dai media- come pure l’impegno serio della maggioranza degli operatori sanitari sono encomiabili e assolutamente necessari, nell’attesa di soluzioni appropriate, radicali e sistematiche alla crisi della sanità. Sono un medico, già dipendente di ente pubblico, osservatore sufficientemente attento alla evoluzione del Servizio sanitario nazionale ed al grado di efficienza della risposta ai bisogni dei cittadini. La problematica è complessa e per sua natura richiederebbe una capacità di governare tale complessità evitando soluzioni semplicistiche ed inefficaci.
Insistere, quali cause della crisi del SSN, sulla mancanza di risorse economiche, sulla scarsa retribuzione di medici (? ) ed infermieri sul numero ridotto degli stessi, costituisce una risposta parziale (e non del tutto vera) ed elude cause altrettanto serie. Tra queste ultime includerei la pressione delle società assicurative interessate a proporre soluzioni privatistiche alternative, non alla portata di tutti: sono molte le strutture che ,attualmente, chiedono di eventuale possesso di assicurazione privata per le cure; per gli assicurati non esistono problemi di liste di attesa o di scelta di cure di eccellenza . Forse, non ci siamo accorti che il SSN ci è stato sottratto (definitivamente ?) senza che ce ne accorgessimo! Un elemento che non è male esclusivo del settore sanitario e richiederebbe più incisivi elementi di contrasto è la corruzione dovuta alla ingente disponibilità di risorse economiche; per quanto insufficienti si tratta di risorse economiche corrispondenti al 6-7% del PIL.
La corretta gestione della sanità dovrebbe prescindere da interessi elettoralistici che ,pur con qualche eccezione, vengono perseguiti da tutti i partiti. Sarebbe opportuno che partiti di opposizione rimarcassero le responsabilità dell’attuale governo -pur evidenti ed inescusabili- in quanto, sia i precedenti governi di centro–sinistra, sia i governi regionali, tutti hanno gestito nel bene ed anche nel male la sanità e nessuno può “scagliare la prima pietra”; piuttosto , convergessero in comune accordo, per porre i dovuti rimedi. Vorrei, con rammarico, chiedermi e chiedere quanto abbia inciso un decadimento etico che riguarda tutti i settori della società non risparmiando la classe medica; per quest’ultima ,data la delicata materia di competenza se si tratti di un fenomeno marginale amplificato da pochi clamorosi episodi di cronaca oppure-ahimè- di un elemento destrutturante del sistema.
Nel lontano 1978 la riforma del SSN costituì una grande conquista della mobilitazione dei lavoratori. Se almeno la metà dei cittadini – sarebbero tre milioni- che rinunciano, per cause diverse, alle cure si mobilitassero, scendendo in piazza per riconquistare il diritto alla salute? MA CHI POTREBBE MOBILITARE QUESTA MASSA DI PERSONE? LO POTREBBERO FARE LEADER CREDIBILI E COERENTI, come se ne vedono pochi!
Anche nelle NOSTRE REALTA’, CHE FANNO RIFERIMENTO AL TERRITORIO DELL’UNIONE INTERCOMUNALE DELL’ ALTO CLANIO, si registrano problemi e criticità ,sia generali, come sopra citati, sia particolari legati alle condizioni socio-economiche delle comunità ,non solo nel settore sanitario ma in tutti quei servizi dove essenziale risulta essere la capacità di ricevere una domanda dell’utente, non tanto come incombenza burocratica ma come persone portatrici di un bisogno e pertanto da accogliere ed ascoltare per poter dare risposte adeguate. In particolare , citerei gli sportelli aperti al pubblico- detti anche “ front–office-, che sono lo specchio dei Comuni, degli Uffici postali, del Distretto sanitario, degli Istituti scolastici ; laddove in questi uffici si registri un’ atmosfera di accoglienza, animata da personale adeguatamente preparato ed incline al contatto con il pubblico , la cittadina \ il cittadino vivono la valorizzazione sia della propria condizione strettamente personale, sia dell’appartenenza alla comunità, come rete di rapporti e relazioni che contribuiscono alla percezione di benessere e serenità. Laddove, invece, non vi sono queste qualità si registra una diffidenza ed un malcontento che non trovano soluzioni. Tali disfunzioni inibiscono la partecipazione democratica e la mobilitazione finalizzata alla rivendicazione di sacrosanti diritti. Ho citato l’approccio preliminare e le modalità necessarie ai pubblici servizi; se si entrasse nel merito dei singoli servizi il discorso si farebbe lungo; preferiamo, perciò, rinviare a prossime considerazioni una disamina più completa dell’argomento.