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Il 2 febbraio avrebbe dovuto essere un giorno di festa e di devozione a Montevergine, nel cuore della provincia di Avellino. Il tradizionale pellegrinaggio che ogni anno richiama migliaia di fedeli, camminatori e devoti in un lungo abbraccio verso il santuario, quest’anno non si è svolto.
Un’assenza che non scivola nell’indifferenza, ma che apre invece a una riflessione profonda sul senso e sulla continuità di una tradizione che resiste da secoli.
Il Santuario di Montevergine, simbolo di fede oltre il tempo
Il Santuario di Montevergine, con la sua Mamma Schiavona, non è soltanto un luogo di culto, ma un simbolo di accoglienza e di fede capace di attraversare le epoche.
La Candelora, ogni anno, rappresenta il momento in cui la montagna si anima di passi, preghiere e silenzi condivisi: un rito collettivo che va oltre la dimensione religiosa, diventando espressione viva di identità e appartenenza.
La voce della comunità: un’assenza che pesa
“Quest’anno la Candelora non c’è”, afferma il sindaco di Mercogliano, Vittorio D’Alessio. “Un’assenza che pesa, ma che non annulla la forza di questa tradizione. Non è un vuoto, bensì un tempo sospeso che invita alla riflessione e alla speranza”.
La mancanza non è solo fisica: tocca il cuore della comunità. Eppure, come accade alle tradizioni più radicate, la Candelora non si spegne. Resiste, si trasforma, attende.
Oltre la religione: una questione di identità collettiva
La Candelora non è soltanto una celebrazione religiosa. È il frutto di un legame costruito nel tempo, un rituale che ha visto susseguirsi generazioni di pellegrini, ognuna portatrice di storie, fatiche, speranze.
Montevergine diventa così punto di convergenza e simbolo di un’identità collettiva che affonda le radici nel passato ma continua a guardare al futuro.
Identità e speranza davanti alle difficoltà
“Questa pausa è una sfida”, prosegue D’Alessio. “Una sfida che affrontiamo con la consapevolezza che la nostra identità non viene indebolita, ma può essere persino rafforzata dalle difficoltà. È nel silenzio di quest’anno che possiamo trovare la forza di rinnovarci”.
L’assenza della festa appare allora come una sospensione necessaria, un tempo di ascolto e di consolidamento, più che un arresto.
Una tradizione sospesa, ma viva
Il legame con Mamma Schiavona non può essere scalfito da una sola pausa. La fede non si esaurisce in un evento, ma si rinnova nel tempo, così come le tradizioni, che vivono di continuità e memoria.
La Candelora è una di queste, e non basta un’interruzione per cancellarla.
Verso il futuro, in attesa della rinascita
“La nostra storia continua”, conclude il sindaco. “La speranza di ritrovarci, di camminare insieme e di vivere nuovamente la festa è più viva che mai. Questa è una prova, ma anche una preparazione a ciò che verrà”.
E mentre il tempo scorre, la comunità di Mercogliano sa che la tradizione, pur sospesa, è pronta a rinascere. Come la fede, che trova spesso il suo significato più profondo proprio nell’attesa, nella riflessione e nel silenzio.