SANT’Oggi. Mercoledì 14 febbraio si celebrano i santi Cirillo e Metodio, san Valentino di Terni e san Modestino

SANT’Oggi. Mercoledì 14 febbraio si celebrano i santi Cirillo e Metodio, san Valentino di Terni e san Modestino

 

SANT’Oggi. Mercoledì 14 febbraio si celebrano i santi Cirillo e Metodio, san Valentino di Terni e san Modestino
a cura di don Riccardo Pecchia

Oggi 14 febbraio si celebrano i santi Cirillo e Metodio, i fratelli Costantino (poi Cirillo, Κύριλλος) e Michele (Metodio, Μεθόδιος) nacquero a Tessalonica (oggi Salonicco, Grecia) Cirillo nell’827 e Metodio nell’815 circa, erano figli del drungario della città, cioè il governatore militare della circoscrizione di Tessalonica. Cirillo fu battezzato con il nome di Costantino. Studiò fino a 14 anni a Tessalonica, morto il padre, si trasferì a Costantinopoli per volere del logoteta (cancelliere) Teoctisto, che lo allevò insieme al futuro imperatore Michele III. Si trasferì a Costantinopoli per perfezionare gli studi di teologia e filosofia. Nella capitale venne consacrato prete, entrando a far parte del clero della basilica di Santa Sofia. Nella capitale bizantina imparò la grammatica, lesse Omero, apprese la geometria e le nozioni fondamentali di retorica, aritmetica, astronomia e musica. Metodio, invece, intraprese brillantemente la carriera amministrativa e fu nominato arconte (magistrato) di una provincia slava dell’impero bizantino. Verso l’840 si fece monaco e fu eletto igumeno (abate) del convento Polychron sul monte Olimpo di Bitinia, dove rimase fino a quando accompagnò il fratello presso i Kazari. Nell’861, l’imperatore incaricò Cirillo di una missione presso i Kazari (popolo turco), che avevano chiesto all’imperatore Michele III, di inviare loro un letterato che sapesse discutere con Giudei e Saraceni. Fu scelto Cirillo, che partì in compagnia del fratello Metodio. Al ritorno i fratelli si fermarono a Cherson in Crimea (oggi Sebastopoli), dove impararono l’ebraico e il samaritano. In quella città era morto papa Clemente I, esiliato da Roma e gettato in mare con un’ancora al collo. Cirillo e Metodio pregarono a lungo sulla riva e il corpo del papa affiorò (questo è quello che racconta la leggenda, in realtà fu trovato il tumulo), essi lo presero e lo portarono a Costantinopoli. Poi nell’863 furono inviati a predicare in Moravia, dove svolsero larga opera di proselitismo, fu cominciata a tale scopo da Cirillo, con l’invenzione di un nuovo alfabeto (detto glagolitico o cirillico) la traduzione della Sacra Scrittura e i libri liturgici e qui formarono i discepoli che avrebbero continuato il loro apostolato. Sull’onda del crescente scontro tra Chiesa d’Oriente e d’Occidente per il controllo dei nuovi fedeli moravi, nell’867 Costantino e Metodio vennero convocati a Roma per discutere con papa Niccolò I dell’uso cultuale della lingua slava. A Roma i due fratelli trovarono una buona accoglienza. Portarono al pontefice in dono le reliquie di papa Clemente I, morto in Crimea nel 97 e venerato come santo. Niccolò I consacrò prete Metodio e approvò la traduzione della Bibbia in slavo, a patto che la lettura dei brani fosse preceduta dagli stessi passi espressi in latino. A Roma Costantino si ammalò e assunse l’abito monastico, prendendo il nome di Cirillo. Morì il 14 febbraio 869, venne seppellito presso la basilica di San Clemente. Alla morte del fratello, Metodio fu consacrato vescovo di Sirmio (attuale Sremska Mitrovica in Serbia) e riuscxì ad andare in Pannoia, dove fu imprigionato, condannato ed esiliato a Ellwagen (Svezia). Andò in Moravia, ma dopo qualche anno di pace, nuove accuse lo colpirono, papa Giovanni VIII lo convocò a Roma per sentire le sue ragioni, Metodio riuscì a scagionarsi e il papa indirizzò al re di Moravia una lettera che confermava l’arcivescovo in tutte le sue funzioni e approvava l’uso dello slavo nella liturgia, ma imponeva che il Vangelo fosse letto prima in latino e poi in slavo. Metodio morì a Velehrad (odierna Repubblica Ceca) il 6 aprile 885; compatroni d’Europa con san Benedetto da Norcia.

14 febbraio: san Valentino di Terni, nacque a Interamna Nahars (oggi Terni) nel 176 circa d.C., da una famiglia patrizia, fu convertito al cristianesimo e divenne vescovo di Terni, nel 197, consacrato da san Feliciano vescovo di Foligno a soli 21 anni. Nel 270 si recò a Roma, su invito dell’oratore greco e latino Cratone, per predicare il Vangelo e convertire i pagani. L’imperatore Claudio II il Gotico gli ordinò di abiurare la propria fede, e lui non sono rifiutò, ma tentò addirittura di convertire lo stesso Claudio al cristianesimo. In quell’occasione, Valentino ricevette la grazia dell’imperatore, che lo affidò a una famiglia patrizia nella quale, si narra, Valentino riuscì a ridare la vista a una delle figlie. Ma non fu altrettanto fortunato quando ad arrestarlo fu il successore di Claudio, Aureliano. Valentino fu catturato dai soldati romani che lo condussero fuori città lungo la via Flaminia flagellandolo ripetutamente. Fu decapitato il 14 febbraio 273, a 97 anni, per mano del soldato romano Furius Placidus, agli ordini dell’imperatore Aureliano. Secondo alcune fonti Valentino sarebbe stato giustiziato perché aveva celebrato il matrimonio tra la cristiana Serapia e il legionario romano Sabino, che invece era pagano. Le famiglie dei due giovani, e in particolare quella di lei, avevano tentato di ostacolare in tutti i modi la loro unione, invano. Serapia era gravemente malata e temendo che la sua bella potesse spirare prima di esaudire il suo più grande desiderio, Sabino chiamò Valentino al capezzale della fidanzata, chiedendogli di unirli subito in matrimonio ed esaudendo il suo, di desiderio: non essere mai separato da Serapia. Valentino battezzò dapprima il giovane soldato e quindi lo unì in matrimonio alla sua amata, prima che morirono insieme; patrono degli amanti, innamorati, fidanzati.

14 febbraio: san Modestino, nacque ad Antiochia nel 245 da una nobile famiglia. Nel 302 fu consacrato vescovo della città e patriarca della regione di Antiochia. Modestino era succeduto da alcuni mesi al vescovo di Antiochia, Doroteo, quando l’editto di persecuzione di Diocleziano lo costrinse a ritirarsi in un eremo, sul monte Silpio, dove rimase sette anni. Ritornato in sede, nel 310, fu arrestato, sottoposto a vari tormenti e messo in carcere. Predicò il Vangelo di Cristo e compì numerosi miracoli e guarigioni. Liberato miracolosamente, partì con due compagni, il sacerdote Fiorentino e il diacono Flaviano partirono per giungere in Italia. Approdati a Locri, in Calabria, dove predicarono il Vangelo, furono di nuovo arrestati come cristiani e poi tradotti a Sibari, dove vennero, per la seconda volta liberati miracolosamente, ed aver guarito da una malattia la figlia del governatore di Locri, provocando la conversione del governatore stesso. Con diretto intervento divino furono trasportati in Campania, a Pozzuoli, e guidati dall’Arcangelo Michele, giunsero nei pressi di Abellinum (Avellino). Modestino compì miracoli e guarigioni. Qui furono arrestati, imprigionati e processati da un inviato dell’imperatore Massenzio, e portati nel luogo detto Pretorio di Mercogliano dove subirono il martirio con vesti arroventate. Qui morirono, non molto dopo, tutti e tre lo stesso giorno, il 14 febbraio 311; patrono di Avellino e Mercogliano.