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Il Festival di Sanremo 2026 parte forte, ma non abbastanza da replicare i numeri record delle ultime edizioni. La prima serata di martedì 24 febbraio, condotta da Carlo Conti su Rai 1, conquista comunque il pubblico e domina il prime time con il 58% di share e 9 milioni e 600mila spettatori. Un risultato importante, che conferma la centralità della kermesse nel panorama televisivo italiano, ma che segna anche una flessione evidente rispetto al 2025, quando l’esordio superò i 12 milioni di spettatori.
Entrando nel dettaglio, la prima parte dello show ha raccolto 12 milioni e 771mila spettatori (57,5%), mentre la seconda si è fermata a 5 milioni e 846mila (58,2%). Ottimo anche l’avvio con “Sanremo Start”, che ha registrato 12 milioni e 818mila spettatori e il 50,9% di share. Numeri solidi, ma lontani dai picchi superiori al 60% delle edizioni più recenti.
Il confronto con il passato aiuta a leggere meglio il dato. Dal 2000 ad oggi, il Festival ha attraversato fasi alterne, tra exploit e cali fisiologici. Se negli anni Duemila si oscillava tra i 9 e i 12 milioni di spettatori, è con Amadeus che Sanremo ha ritrovato slancio, arrivando a share record sopra il 60% tra il 2023 e il 2025. Proprio per questo, il risultato del 2026 appare in controtendenza: meno spettatori, ma uno share comunque alto, segno di un pubblico televisivo complessivamente più ristretto ma ancora fortemente concentrato sull’evento.
In termini percentuali, il 58% resta comunque un dato di rilievo: è il quarto miglior risultato dal 1997, superato solo dalle ultime tre edizioni. Un elemento che conferma come Sanremo resti un appuntamento imprescindibile, capace di catalizzare l’attenzione nazionale nonostante i cambiamenti nelle abitudini di visione.
Sul fronte della concorrenza, il dominio del Festival è netto. Canale 5 propone la serie turca Io sono Farah, che si ferma al 9,7% con 1 milione e 623mila spettatori. Italia 1 con Le Iene presentano: Inside ottiene il 5% (861mila spettatori), mentre su La7 Giovanni Floris con DiMartedì tiene bene con 1 milione e 156mila spettatori e il 5,6% di share. Più indietro gli altri canali: Rai 2 con The Americas tra l’1,2% e il 2,1%, Rai 3 con il film Un eroe all’1%, Rete 4 con È sempre Cartabianca all’1,6%, mentre Tv8 e Nove restano sotto l’1,5%.
Nell’access prime time, senza Affari Tuoi fermo per lasciare spazio al Festival, Gerry Scotti con La Ruota della Fortuna sale al 14,5% (3 milioni e 719mila spettatori), ma nulla può contro il PrimaFestival, che vola al 36,2% con quasi 8 milioni di spettatori.
Nel daytime, invece, Rai 1 mantiene una buona stabilità senza particolari picchi: La Volta Buona oscilla tra il 17,1% e il 19,6%, mentre La Vita in Diretta si attesta tra il 19,1% e il 21,8%.
Ma se i numeri raccontano un successo relativo, le polemiche non mancano. Il Codacons boccia senza mezzi termini il debutto, parlando di ascolti “flop” e criticando le scelte artistiche di Carlo Conti. Sotto accusa, in particolare, la presenza di artisti ritenuti poco noti al grande pubblico e la strategia di strizzare l’occhio al mondo social e dello streaming. Secondo l’associazione, questa direzione avrebbe finito per allontanare una parte degli spettatori tradizionali.
Non solo: viene contestata anche la selezione dei brani, giudicata sempre meno legata alla qualità musicale e sempre più orientata alla capacità degli artisti di generare interazioni online. Una scelta già adottata nelle edizioni precedenti, ma che — secondo i critici — avrebbe perso efficacia sul piano degli ascolti.
Il dibattito è aperto: Sanremo 2026 resta il programma più visto della televisione italiana, ma il confronto con il passato solleva interrogativi sul futuro del Festival. È un semplice calo fisiologico o il segnale di un cambiamento più profondo nel rapporto tra pubblico e kermesse?
La risposta arriverà già dalle prossime serate. Per ora, una certezza resta: Sanremo continua a far discutere, dentro e fuori dallo schermo. E forse è proprio questo il segreto della sua eterna centralità.