“Rigore è quando arbitro fischia”: 12 anni senza Vujadin Boškov, il maestro del calcio semplice

“Rigore è quando arbitro fischia”: 12 anni senza Vujadin Boškov, il maestro del calcio semplice

Sono passati dodici anni dalla scomparsa di Vujadin Boškov, uno degli allenatori più iconici e amati del calcio europeo. Era il 27 aprile 2014 quando il “professore”, come veniva chiamato già ai tempi in cui giocava, si è spento nella sua Begeč, in Serbia, lasciando un’eredità fatta di calcio, ironia e frasi diventate leggenda.

“Rigore è quando arbitro fischia”.
“La partita finisce quando arbitro fischia”.
“Meglio perdere una partita 6-0 che sei partite 1-0”.

E poi quella entrata ormai nell’immaginario collettivo:
“Se un uomo ama una donna più della birra gelata davanti alla tv con la finale di Champions, forse è vero amore… ma non è un vero uomo”.

Le prime sono autentiche, scolpite nella storia del calcio. L’ultima no, ma è diventata comunque simbolo del suo modo diretto, ironico e popolare di vedere la vita.

Nato il 16 maggio 1931 in Voivodina, Boškov ha iniziato la sua carriera da calciatore con il Vojvodina, squadra con cui ha giocato per oltre un decennio, diventando un punto di riferimento in campo. Centrocampista intelligente e rispettato, ha collezionato 57 presenze con la nazionale jugoslava, partecipando a Mondiali e Olimpiadi.

Dopo l’esperienza da giocatore, il suo destino è stato inevitabilmente quello della panchina. Da allenatore ha girato l’Europa, lasciando il segno in Olanda, Spagna, Svizzera e soprattutto in Italia. Qui il suo nome resta indissolubilmente legato alla Sampdoria, con cui ha scritto una delle pagine più belle della storia del club: lo storico scudetto del 1991.

Con i blucerchiati ha sfiorato anche la gloria europea, arrivando fino alla finale di Coppa dei Campioni nel 1992, persa di misura contro il Barcellona. Ma anche in precedenza aveva raggiunto una finale europea con il Real Madrid, confermando la sua capacità di portare le squadre ai massimi livelli.

Boškov non era solo un allenatore vincente, ma un personaggio unico. Le sue frasi, spesso apparentemente semplici, nascondevano una visione lucida e concreta del calcio e della vita. Un linguaggio diretto che gli ha permesso di entrare nel cuore dei tifosi, ben oltre i risultati.

Ha allenato squadre importanti come Roma, Napoli e Perugia, oltre a esperienze all’estero e con la nazionale jugoslava. È stato anche docente a Coverciano, contribuendo alla formazione di nuove generazioni di allenatori.

Oggi, a dodici anni dalla sua scomparsa, il ricordo di Boškov resta vivo. Non solo per i trofei o le finali raggiunte, ma per quel modo unico di raccontare il calcio con semplicità disarmante.

Perché, in fondo, aveva ragione lui: nel calcio come nella vita, a volte le cose più vere sono anche le più semplici.                                                                                                                                  “Rigore è quando arbitro fischia”: 12 anni senza Vujadin Boškov, il maestro del calcio semplice