NOCCIOLE. La Campania potrebbe avere la migliore qualità quest’anno, in particolare i noccioleti irpini.

La campagna 2022 delle nocciole resta ancora un’incognita per i produttori, la siccità di questi mesi preoccupa non poco ma in particolare sono le alte temperature, che in alcune zone italiane superano i 35 gradi e sono persistenti, potrebbero ridurre di molto sia la quantità, che quest’anno era eccellente ai nastri di partenza che la qualità.  Ma andiamo per zone, nell’Alta Langa, dove ci sono aziende che già da cinque anni stanno producendo quantitativi inferiori alle proprie aspettative, quest’anno le previsioni sul prossimo raccolto sembrano ridursi con il passare dei giorni per l’enorme siccità a cui devono far fronte, tutto ciò produce la cosiddetta “scarmatura”, ovvero la pianta non riuscendo a portare a maturazione tutti i frutti li espelle nel periodo prossimo alla maturazione. Questo influisce anche sulla resa che farà si che i frutto sia più piccolo. Nel Lazio si assiste allo stesso fenomeno, produzione iniziale da record ma col passare dei mesi e in queste ultime settimane le stime sono nettamente al ribasso soprattutto nelle aree più basse di altitudine, sotto i 250 m. e più colpite dalla siccità  e dall’afa di queste settimane. La Campania, un’altra regione principe per produzione, quest’anno potrebbe ritrovarsi con una buona produzione sia in quantitativo che di qualità, in particolare i noccioleti irpini. Le piogge seppur minime e le temperature non elevate come al centro Italia, hanno attutito il danno e i frutti, adesso che siamo a metà luglio, sembrano già belli pronti. Qualche problema lo si incontra in quei noccioleti che non hanno ricevuto i giusti trattamenti fitosanitari per l’evidenza della cosiddetta “muffa” (oidio), con piante che soffrono la mancanza di aiuti artificiali per combattere le varie malattie del nocciolo e che,  in  questa fase indeboliscono la forza della pianta, questo comporta un rilascio del frutto prima del tempo con conseguenza riduzione della resa. Quello che sembra dare pochi problemi quest’anno, in Italia in generale, è l’attacco della cimice asiatica, forse complice la stagione secca ne ha ridotto molto il numero. Il prezzo del prodotto 2022 è un altro rebus, per il momento non si conosce il punto di partenza, anche perchè tutti i fattori che sopra abbiamo enunciato potrebbe influire molto su di esso, chiaramente al rialzo. Prezzo al chilo che se basso potrebbe però mettere in ginocchio definitivamente le aziende italiane per il vertiginoso aumento dei costi di produzioni, dal gasolio agricolo raddoppiato così come tutti i prodotti che ruotano intorno alla coricoltura. Non resta che attendere l’arrivo del prossimo mese di agosto per aver un quadro molto più chiaro su tutti i punti di vista.