Mercoledì in Albis: Fontana Vecchia, dove torna un popolo

Mercoledì in Albis: Fontana Vecchia, dove torna un popolo

Tra ricordi e devozione, Fontana Vecchia resta il cuore vivo del Mercoledì dell’Albis e ancora una volta chiama a raccolta i fedeli di Baiano e Mugnano

Di Francesco Piccolo e del prof. Carmine Montella

Nel Mandamento Baianese esiste un giorno che, più di altri, conserva un’atmosfera autentica e carica di significato. È il Mercoledì dell’Albis, conosciuto da tutti come la Pasquetta baianese, una tradizione che da oltre un secolo continua a unire le comunità in un appuntamento fatto di fede, condivisione e senso di appartenenza.

È una giornata che non ha bisogno di grandi annunci, perché vive nella memoria e nelle abitudini di chi ogni anno si rimette in cammino verso Fontana Vecchia, luogo simbolico che da sempre rappresenta il cuore di questa ricorrenza. Un punto di incontro che va oltre i confini di Baiano, coinvolgendo anche i mugnanesi, che partecipano con lo stesso spirito, rafforzando un legame che si rinnova nel tempo.

Il percorso per raggiungere la fontana è esso stesso parte del rito. Da Baiano si parte dall’incrocio nei pressi del casello autostradale, si imbocca via Calabricita e, giunti al bivio per il bosco di Arciano, si prosegue verso il torrente Ogliarolo fino ad arrivare alla meta. Da Mugnano del Cardinale, invece, si percorre via San Silvestro, per poi confluire nello stesso tragitto. Strade conosciute, percorse tante volte, che in questo giorno assumono un significato diverso, quasi più profondo.

Fontana Vecchia racconta una storia lunga secoli. Costruita nella seconda metà del 1600, è stata per generazioni un punto fondamentale per la vita quotidiana del territorio: non solo luogo di ristoro per viandanti e contadini, ma anche spazio di incontro, di scambio e di comunità. Intorno alla fontana si ritrovavano i lavoratori dei campi per consumare il pranzo, confrontarsi, aggiornarsi sulle novità e condividere momenti di pausa durante le lunghe giornate di lavoro.

Prima di riprendere le attività, ognuno riempiva i propri recipienti in terracotta, i cosiddetti “mummari” o “mummarielli”, contenitori tipici che venivano trasportati a spalla per riportare l’acqua nei campi. Una scena che oggi appartiene al passato, ma che racconta il valore vitale di quella sorgente per un’intera comunità.

Il complesso che circonda la fontana, con la sua cappella dalla facciata semplice ma elegante e l’antico fabbricato rurale, restituisce ancora oggi l’immagine di un luogo curato e vissuto. Un tempo era anche spazio di studio e raccoglimento, dove si trascorrevano ore nel silenzio della campagna, tra pergolati e terrazze che raccontavano una quotidianità fatta di attenzione e presenza.
Recentemente la struttura è stata rilevata dal Comune di Baiano, con l’auspicio che nel tempo, attraverso progetti mirati, si possa restituire a questo luogo il suo antico splendore.

Fontana Vecchia è stata anche rifugio nei momenti più difficili della storia. Durante la Seconda Guerra Mondiale, molte famiglie del territorio trovarono riparo proprio in questa valle e sulle colline circostanti, sfuggendo ai bombardamenti. Furono giorni in cui la comunità si strinse, condividendo paure ma anche solidarietà, aiutando non solo i propri concittadini ma anche chi arrivava da fuori in cerca di salvezza.

Con il passare degli anni, però, qualcosa è cambiato. L’acqua non è più potabile, probabilmente a causa dell’uso di sostanze chimiche in agricoltura, e il legame quotidiano con la fonte si è progressivamente affievolito. Eppure restano i segni di una cultura contadina che rispettava profondamente la natura, prendendosi cura della sorgente e del suo percorso, consapevole della sua importanza per la vita di tutti.

Chi ha vissuto gli anni ’80 e ’90 ricorda bene cosa rappresentasse questo luogo nel Mercoledì dopo Pasqua: il punto di ritrovo di intere famiglie, una giornata capace di mescolare il sacro e il profano, tra scampagnate, canti, bancarelle e momenti di preghiera condivisa. La processione con la statua della Madonna e la Santa Messa all’aperto erano il culmine di un evento capace di riunire centinaia di persone.
Negli anni Duemila, invece, il luogo ha continuato a vivere anche attraverso la presenza dei più giovani, diventando punto di incontro e socialità tra ragazzi provenienti dai diversi paesi del Mandamento. Non mancavano momenti di vivace confronto, espressione di una sana rivalità territoriale che, pur accendendo gli animi, restava parte di un contesto condiviso e profondamente radicato nelle tradizioni locali.

Oggi quella partecipazione si è ridotta, ma la tradizione non si è spenta. Continua a vivere, più silenziosa, più raccolta, ma ancora profondamente radicata. Anche quest’anno, mercoledì, la Santa Messa sarà celebrata alle ore 16:00 da don Fiorelmo Cenammo, mentre la statua della Madonna verrà portata in processione da Baiano fino a Fontana Vecchia da chi la custodisce, rinnovando un gesto antico e carico di significato.

Forse non ci sono più le folle di un tempo, ma proprio in questa dimensione più intima si riscopre il valore autentico di questa giornata. Fontana Vecchia non è soltanto un luogo fisico, ma un simbolo, un frammento di identità collettiva che continua a resistere.

E proprio per questo diventa importante non lasciarlo scivolare nel dimenticatoio. Tornare a viverlo, a frequentarlo, a raccontarlo significa dare continuità a una storia che appartiene a tutti. Il Mercoledì dell’Albis non è soltanto una tradizione del passato, ma una possibilità concreta per riscoprire il senso dello stare insieme, della comunità e delle radici.

Fontana Vecchia, in fondo, è ancora lì, ad aspettare.

Foto: prof. Carmine Montella

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