Alaia, Capodanno con una ferita aperta: il Centro Autistico di Avellino e la speranza del 2026

Alaia, Capodanno con una ferita aperta: il Centro Autistico di Avellino e la speranza del 2026

A fine anno si tirano le somme.
Si accendono le luci, si spengono i rumori, e si prova a esprimere un desiderio.
Ma ci sono momenti in cui fare un augurio diventa difficile, quasi improprio, perché ci sono ferite ancora aperte che non consentono leggerezza.

C’è una vicenda che continua a far battere forte il cuore del dottor Salvatore Alaia, da sempre in prima linea nella difesa dei diritti dei più deboli, di chi troppo spesso viene lasciato indietro, dimenticato, abbandonato.
Parliamo del Centro Autistico di contrada Valle, ad Avellino. Una storia lunga, dolorosa, che da anni pesa come un macigno su tante famiglie.

Famiglie che non urlano, ma resistono.
Che non si nascondono, ma affrontano tutto a viso aperto, con dignità.
Famiglie con bambini ai quali non è stata garantita la giusta attenzione, nonostante una patologia seria, complessa, devastante: lo spettro autistico.

E allora il desiderio, quello vero, non è uno slogan di fine anno.
È una speranza concreta.
È l’auspicio che il 2026 possa finalmente essere l’anno decisivo, l’anno dell’apertura del Centro Autistico.

Una speranza che oggi non nasce dal nulla, ma da sinergie che si stanno rafforzando: Regione Campania, Asl, Commissario prefettizio, Prefettura, associazioni. Realtà che, pur tra difficoltà e ritardi, non hanno mai fatto mancare il loro sostegno.

«Sono convinto – dice Alaia – che dopo oltre vent’anni sia arrivato il momento di mettere la parola fine a questa vicenda».
Vent’anni di attese, di promesse, di sofferenze. Vent’anni sono troppi. Per chiunque. Ma soprattutto per dei bambini.

E allora sì, a Capodanno un desiderio lo possiamo esprimere.
Che questa non sia l’ennesima storia lasciata a metà.
Che il 2026 non sia solo un numero sul calendario.
Che sia l’anno in cui, finalmente, qualcuno potrà dire: ce l’abbiamo fatta.