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di Nando Silvestri
Un milione di euro per “valorizzare parchi e giardini storici” come quelli della Reggia di Caserta attingendo fondi dal PNRR (o altri fondi pubblici, non ci sono altre informazioni chiare e definitive al riguardo) “utili” ad abbattere 750 lecci mai mantenuti. Sembra una proposizione proferita da un grave ammalato psichiatrico refrattario anche all’elettroshock. Ma la natura e’ generosa e benevola, nonostante la bigotta strafottenza dell’uomo perché gli alberi in questione vegetano sontuosamente e solo il 10 per cento di essi versa in condizioni critiche, pur sempre recuperabili. Ciò che non e’ possibile più recuperare a Caserta e’, invece, il senno e la credibilità delle istituzioni, specie quando si tratta di glorificare il dio denaro. L’ “appetibile” stanziamento di denaro succitato servirebbe a dare nuovo lustro ad un monumento che da tempo immemore e’ finito nello squallore e nell’ abbandono più assoluto. Se fosse per i lecci in oggetto starebbero ancora lì, dove li dispose Vanvitelli sfoggiando una livrea naturale degna dei più ameni paesaggi storici e culturali. Ma l’unica livrea che si scorge nella controversa faccenda e’ quella delle banconote che fanno gola esattamente come il legno che si ricaverebbe dall’infelice e sciagurata scelta di abbattimento disposta.
Per quanto attiene ai paesaggi degni di nota restano, invece, solo quelli umani riferibili ai volti di esponenti delle tante associazioni del Terzo Settore che stanno sollevando le macabre e insanabili contraddizioni dello screanzato progetto predetto. Tenuto conto che non ci può essere giustizia senza memoria, come scriveva Parmenide di Elea nel proemio del poema “Sulla Natura”, l’eventuale abbattimento dei 750 lecci equivale ad una turpe rimozione della storia del Regno di Napoli che contrasta qualunque legge etica e morale di una società sedicente civile. Dunque, corre l’obbligo di fare un appello ai turisti di tutto il mondo: se volete ammirare la Bellezza, l’arte e la natura per sopravvivere secondo le linee ideali dello scrittore tedesco Ernst Junger, state lontani da Caserta e dalla sua meravigliosa Reggia perché la sua storia potrebbe diventare solo un affare da vile mercimonio.