Irpinia ferma al palo: quando le infrastrutture diventano prigioniere della politica locale

Irpinia ferma al palo: quando le infrastrutture diventano prigioniere della politica locale

di Nando Silvestri

L’Irpinia porta sulle spalle la sua stessa bellezza. Le colline e il verde che la rendono unica sono anche ciò che la isolano, allungando tempi e distanze per chi deve spostarsi.
Un tempo almeno il treno per Avellino dava l’idea di un territorio in movimento. Garantiva un minimo di collegamento e teneva viva la speranza. Oggi nemmeno quello.
È diventata routine guardare gli altri andare avanti, mentre qui si resta bloccati a subire, in una provincia che di potenzialità ne ha da vendere.
La vicenda infinita della cosiddetta “metropolitana leggera” di Avellino è il simbolo perfetto di tre mali: l’indifferenza della Regione Campania, più attenta ai progetti che rendono in termini di voti; i milioni pubblici del POR e poi del PNRR bruciati senza un risultato concreto; e l’incapacità di chi amministra a livello locale.
Quei fondi destinati a sbloccare le vie di comunicazione irpine rischiano di svanire se non verranno utilizzati in modo serio entro dicembre 2026. Si continua a dipendere dalla carità dell’Europa invece di contare su una visione politica unitaria e regionale.
Per Napoli l’Irpinia è solo un corridoio tra il capoluogo e Bari, non un’area produttiva con comparti forti come la meccanica e la concia.
Proprio sulla concia regge uno dei fiori all’occhiello: Solofra. Con circa 300 imprese e 5.000 lavoratori, molti dei quali arrivano dal salernitano, potrebbe raddoppiare i volumi se esistesse davvero il collegamento ferroviario Avellino-Salerno. I benefici ricadrebbero su tutta l’economia campana.
Stesso discorso per Pianodardine. Il polo industriale irpino è un punto di riferimento per automotive e packaging alimentare, ma resta trascurato. Qui lavorano migliaia di persone per realtà come Eurospin, Hitachi, Leonardo e Stellantis.
Se la linea veloce tra Avellino e Salerno fosse realtà, e non solo oggetto di chiacchiere, quei dipendenti dimezzerebbero i tempi di percorrenza. Meno tempo perso significa più produzione e meno sprechi, cioè meno “colli di bottiglia” per le aziende.
E non finisce qui. Una ferrovia moderna aprirebbe la strada anche al consolidamento del distretto vitivinicolo irpino, agganciandolo all’alta velocità che da Salerno raggiunge il resto del Paese.
Finché la politica continuerà a puntare su chiacchiere e figure improvvisate, non usciremo da questo stallo costruito per tenere l’economia legata alla burocrazia dei palazzi.
Nel frattempo ad Avellino parte un nuovo servizio di trasporto pubblico che dovrebbe migliorare i collegamenti tra centro e periferie, con ricadute positive anche sull’economia del capoluogo.
Una notizia buona, come spiegava il geografo Christaller con la sua “teoria dei luoghi centrali”: quando il centro funziona, trascina tutto il territitio circostante.