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C’è un limite oltre il quale il silenzio diventa complicità. E quel limite, nell’ambito territoriale A6 Baianese-Vallo di Lauro, è stato abbondantemente superato.
Il Piano di Zona per i Servizi Sociali, nato per garantire assistenza, tutela e dignità alle fasce più fragili della popolazione – anziani, diversamente abili, minori e famiglie in difficoltà – si è trasformato nel tempo in un autentico carrozzone politico, ostaggio di conflitti, giochi di potere, veti incrociati e logiche spartitorie che nulla hanno a che vedere con il bene comune.
A denunciare con forza questa deriva è il dottor Salvatore Alaia, già due volte sindaco di Sperone, che punta il dito contro l’inerzia e le responsabilità delle amministrazioni locali.
“Qui non siamo più davanti a semplici ritardi amministrativi – afferma Alaia – ma a uno spettacolo indegno, consumato sulla pelle di persone che chiedono soltanto il rispetto dei propri diritti. Mentre i cittadini attendono risposte concrete, c’è chi continua a giocare una partita fatta di mancati versamenti, scaricabarile, lotte intestine e spartizioni di poltrone.”
Parole durissime, che fotografano una realtà fatta di tensioni continue tra i comuni dell’ambito, incapaci di trovare una sintesi amministrativa e politica, mentre i servizi sociali arrancano e le famiglie restano sole.
“È inaccettabile – incalza Alaia – che strutture nate per offrire sostegno e protezione siano state piegate a logiche di convenienza politica. È uno scempio istituzionale che grida vendetta.”
L’ex primo cittadino non usa mezzi termini e lancia un appello che suona come una vera e propria requisitoria morale contro chi continua a voltarsi dall’altra parte.
“Il silenzio assordante delle istituzioni locali rappresenta uno schiaffo all’intelligenza e alla dignità di quanti, dopo una vita di sacrifici, si ritrovano oggi a mendicare attenzione e servizi essenziali. È cinismo puro. È indifferenza istituzionalizzata.”
Infine, l’affondo finale, netto e senza filtri:
“Fermatevi. Guardate negli occhi gli ultimi, quelli che non hanno voce, quelli che aspettano risposte. E fatevi, una volta per tutte, un serio esame di coscienza.”
Un grido di denuncia che scuote il territorio e che impone una riflessione non più rinviabile: quando la politica dimentica la propria missione, a pagare sono sempre i più fragili.