AVELLA – “Non soltanto sulla pietra” il collage documentale di Nicola Montanile

AVELLA   “Non soltanto sulla pietra” il collage documentale di Nicola Montanile

AVELLA   “Non soltanto sulla pietra” il collage documentale di Nicola MontanileDal parco della rimembranza alle epigrafi nelle chiese e sulle facciate dei palazzi del centro storico con il sigillo dell’attuale scenografia monumentale di piazza convento, il collage documentale di Nicola Montanile evoca i sentimenti della comunita’ cittadina nella “percezione vissuta” del primo e del secondo conflitto mondiale. Le lettere e le “cartoline postali” dei fanti-contadini : simbolici ponti di dedizione protesi dai fronti di battaglia verso la terra natia, gli affetti familiari e il lavoro da riprendere.

Sul finire degli anni ‘ 20 del secolo scorso, le disposizioni emanate dal governo fascista sancirono l’istituzione dei Parchi della rimembranza, in onore dei Caduti sui fronti della Grande guerra. Un omaggio da rendere a quanti si erano immolati sulle trincee dell’arco alpino per la Patria, ma anche e soprattutto una rappresentazione fisica e visiva di quegli elementi considerati di primaria rilevanza non solo nel costituire la memoria collettiva, ma anche nel marcare la plastica identificazione nazionalista italiana da ravvivare costantemente, dando compiutezza spiccata ai canoni della cultura bellicista del regime mussoliniano; canoni, che divennero pregnanti e pervasivi del costume sociale nel decennio successivo, sotto lo stimolo dell’assuefazione della psicologia di massa, in virtù dei supporti  propagandistici sia radiofonici che dei cine-giornali. E la programmazione ”ideologizzata” di questi ultimi era elaborata e gestita dall’Istituto de L’Unione cinematografica educativa, a cui corrisponde il lemma Luce, ch’era stato fondato nel 1924 da Mussolini, per acquisire nel 1925 lo status di Ente morale di diritto pubblico. I Parchi – come i Viali– della rimembranza dovevano essere allestiti e allocati in tutte le grandi, medie e piccole città, oltre che nelle borgate, privilegiando i centri storici, ma anche le aree di periferia, quali scenari obbligati e idonei a conferire la maggiore evidenza possibile al “messaggio” di cui erano “veicoli” e da diffondere nella loro “monumentalità”, quale segnacolo e tema di contemplazione o ammirazione, in stretta correlazione con il senso della natura vivente , simboleggiata dagli alberi. Parchi e Viali della rimembranza erano “spazi di devozione ”, così come venivano definiti, con connotazione laica e patriottica.

ONORE AI FANTI-CONTADINI CADUTI IN GUERRA CON LAPIDI PUBBLICHE E PRIVATE 

Nella città del Clanio  – a metà degli anni ’30 –   si diede attuazione alle disposizioni emanate qualche anno prima e fu allestito il Parco della rimembranza nell’area che si affaccia sulla storica piazza Convento e contigua alla chiesa della Santissima Annunziata dei Frati minori. L’allestimento del Parco coincise con i convulsi anni, in cui il Regno d’Italia e il regime mussoliniano che ne formava l’asse autoritario di governo, venivano attuando le “missioni” militari per la “conquista” dell’Etiopia e per l’intervento nella Guerra civile di Spagna, a sostegno di Francisco Franco e in contrasto con le formazioni della democrazia repubblicana iberica. Furono “missioni” in escalation dal 1935 al 1937 . E le severe sanzioni che Le furono inflitte dalla Società delle Nazioni per le plateali violazioni del diritto internazionale come per l’ ignominiosa e ingiustificata aggressività, con cui si consumarono gli orrendi massacri e le terrificanti atrocità sulle inermi popolazioni inermi del Paese africano, determinarono per l’ Italia il definitivo appiattimento sugli obiettivi della politica nazional-socialista della Germania hitleriana, con l’infausto sigillo finale dell’emanazione delle leggi anti-ebraiche e contro le minoranze etniche del 1938, in copia quasi conforme con gli analoghi dispositivi della legislazione tedesca del 1933 e successive integrazioni, rendendone l’applicazione sempre più aspra, severa e repressiva nella disumanità che esprimeva la ratio. Un connubio tragico e letale, per tutti i popoli che ne subirono il duro e pesante scotto….con la tragedia del Secondo conflitto mondiale.

Semplice e significativa la mappa del Parco, con l’ara votiva e la corona degli alberi messi a dimora- quarantuno – come per testimoniare la continuità in vita dei fanticontadini , che, con la tradotta miliare nelle “radiose giornate” del maggio del ’ 15 erano partiti da Avella, per combattere nelle trincee della Grande guerra contro le truppe austriache, pure formate in larga parte da fanticontadini, provenienti, a loro volta, da quel mosaico di popoli e territori che formavano appunto l’Impero austro-ungarico. Ma i quarantuno – da vivi non fecero …più ritorno ad Avella – portando nelle tombe, anche se i più risultarono dispersi, gli affetti familiari perduti e le speranze di una vita migliore, per consegnare ad una targa e ad una lapide votiva, affisse nella chiesa della Santissima Annunziata le generalità anagrafiche di giovani combattenti che avevano risposto di sì all’appello della Patria che aveva chiamato a sé “i suoi figli ”, forse neanche sapendo perché andavano in guerra….

Con l’ara votiva e gli alberi-metafora   della vita dei quarantuno che continuava, nel Parco della rimembranza faceva mostra di sé il cannone de-potenziato, uno dei tanti, sottratto all’esercito austriaco sconfitto… Era il …Trofeo di guerra, di cui compiacersi ed….esaltarsi in fremiti di …civico orgoglio . C’è di più: le generalità anagrafiche dei 41 immolati nellaGuerra di trincea” sono incise nei marmi delle lapidi affisse anche nelle chiese della Collegiata di san Giovanni Battista dei Fustiganti, che fa parte della parrocchia di Santa Marina, nella chiesa della Madonna delle Grazie, conosciuta anche come la chiesa delle “Case nove”, il cui piazzale antistante s’affaccia sul Clanio.

Poi, arrivò il Secondo conflitto mondiale, filiazione diretta- con altre concause- della Grande guerra. La comunità cittadina ne pagò il pesante tributo con 38 vittime. Ed erano in larga prevalenza fantisoldati, come già era accaduto sui campi della guerra del ‘15\18 ….Di certo, l’epilogo del conflitto del ‘39\45 segnò non solo la devastazione materiale di città e territori, ma anche lo scacco civile e morale del bellicismo e della virulenza peculiare di tutti i nazionalismi. Prendeva così forma e consistenza la cultura della pace, della libertà e della democrazia, per una società nuova, liberale e più giusta. E così il Parco della rimembranza di piazza Convento, con la simbologia che rappresentava, finì nell’abbandono… Bisognerà attendere gli anni   ’70 per la realizzazione dell’attuale scenografia monumentale nell’area dell’ex-edificio scolastico che s’affaccia su piazza Convento; una rappresentazione – consona con lo spirito della Carta costituzionale – caratterizzata da una lunga stele proiettata verso l’azzurro cielo e il mappamondo che le fa base, a rappresentare la visione pacifica della coesistenza tra i popoli,in metaforica antitesi con il cannone-Trofeo… campeggiante in proscenio. E le generalità anagrafiche e gradi militari dei 79 cittadini avellani immolati alla Patria nelle due Guerre alla Patria sono incise sulle lapidi affisse sulla facciata del monumentale edificio.

AVELLA   “Non soltanto sulla pietra” il collage documentale di Nicola MontanileMa l’onore che la città del Clanio – ieri come oggi- dedica ai Caduti in guerra non è affidato solo all’ ufficialità dei pubblici monumenti. C’è anche quello che si radica- e si tramanda- nella memoria delle generazioni della stessa famiglia. Ed è testimoniato dalla ventiquattro lapidi, le cui iscrizioni si leggono sulle facciate di palazzi e di edifici del centro storico, oltre che della periferia. Sono lapidi incorniciate, per lo più, da edicole di protezione e spesso dotate da lampade votive, come per rappresentare l’omaggio perenne riservato dalle famiglie ai loro antenati, annientati dalle guerre per la Patria. Un ammirevole segnacolo di “pietas ”che travalica uomini e tempi con la forza dei sentimenti veraci e dei sani costumi civili.

 IL COLLAGE DOCUMENTALE : LE LETTERE DAL FRONTE E LA RETORICA PATRIOTTICA

Il collage di atti, documenti e articoli giornalistici, con un pertinente e congruo corredo fotografico, realizzato da Nicola Montanile, direttore della locale Biblioteca comunale “ Ignazio D’Anna ” é lo specchio del rapporto della città con i “suoi” Caduti sui fronti di guerra. S’intitola “ Non soltanto sulla pietra” ed è stato pubblicato – con il patrocinio della Fondazione Avella Città d’Arte- dalla Casa editrice d’Oriano’, con sede a Pompei. Impaginato in Dpt dal professore Rino Conte, il testo ri-visita i percorsi della memoria storica della città, così come sono attraversati, con la corale partecipazione della comunità, nelle annuali ricorrenze del 4 novembre, la Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate.

AVELLA   “Non soltanto sulla pietra” il collage documentale di Nicola MontanileA catalizzare nel collage l’attenzione, sono le lettere e le cartoline postali, scritte dai fanticontadini dai fronti dei due conflitti e destinate ai congiunti, figli, mogli, genitori, fidanzate. E’ un pervasivo e scarno lessico di famiglia e d’amore per il “paese”, i suoi usi, pur nell’incertezza della grafia e nelle sgrammaticature; lessico, che declina con semplicità e chiarezza di linguaggio la durezza e la sofferenza della vita di trincea, il peso dei sacrifici da sostenere e gli incubi da patire per l’esposizione alla martellante artiglieria e ai bombardamenti delle truppe nemiche, ma anche l’intenso desiderio del ritorno nella natia Avella  per riprendere la cura della “terra” e della famiglia; ed alcune “lettere” sono …portatrici di offerte in denaro per far celebrare la Santa messa in questa o quella chiesa.

In realtà – le lettere e le cartoline postali del collage- compongono un coro a più voci di quella grande e imprevista occasione di scrittura collettiva che maturò soprattutto negli anni della Grande guerra. Era la scrittura collettiva che cominciava, sia pure stentatamente, ad atteggiarsi come antidoto alle piaghe dell’analfabetismo e della schiavitù dell’ignoranza da cui era attraversato mediamente il 70 % della popolazione italiana, con picchi fino all’ 80 nel Sud; piaghe aggravate dalla plurale diversità- e chiusura- degli idiomi dialettali. Ed è merito dell’autore  aver recuperato questo…scrigno di comunicazioni epistolari, grazie anche alla collaborazione di comuni amici, tra cui Giovanni e Antonio D’Avanzo, figlio e nipote diretto di uno dei fanticontadini immolato nella guerra del ‘39\45. E’ lo scrigno che parla di emozioni, sentimenti, assilli, aspirazioni, preoccupazioni…la cui schiettezza commuove anche a distanza di un secolo o poco meno…

AVELLA   “Non soltanto sulla pietra” il collage documentale di Nicola MontanileA far da contrappunto alla schiettezza dei contenuti delle lettere e delle “cartoline” dai fronti di combattimento, c’è il capitolo dei documenti della retorica militarista – ricca di luoghi comuni- che salda le vicende della Grande guerra a quelle del Secondo conflitto mondiale. Tanti tasselli, che formano la mitografia della Patria, postulato altamente idealizzato ed enfatizzato in quei lontani anni, per quanto estraneo alla vita reale della gente comune, come i fanticontadini. Un eloquente saggio è fornito dalla trascrizione dei discorsi e dai comunicati dei rappresentanti del locale notabilato filo-fascista nelle più disparate circostanze dell’ufficialità istituzionale. Sono testimonianze di eccitata e mistificante verbosità, che fanno risaltare esaltanti slanci, ma anche e soprattutto la vuotaggine di idee, l’assenza d’autenticità. E sul tema, il discorso per l’inaugurazione del Parco della rimembranza, fa testo a sé, così come fanno da testi esplicativi  il Credo del fascista, in cui si combinano… l’ Ave Maria e il Padre nostro, o la composizione dell’ Italico impero, proclamato con la conquista dell’Etiopia nel ’36, o il “contrasto in versi” tra la Lira– simbolo dell’Italia dell’autarchia, dopo le sanzioni inflitte dalla Società delle nazioni per l’aggressione compiuta verso la terra governata da Hailé Selassié – e la Sterlina, simbolo dell’Inghilterra plutocratica, la perfida Albione, oggetto degli implacabili e reiterati strali dell’oratoria mussoliniana. Una spazio particolare è riservato dall’autore all’ Inno del Fascio giovanile di combattimento avellano, con versi di G. Costanzo e musica di A . Bernardo.

Non soltanto sulla pietra” è un compiuto e proficuo contributo nella tessitura della micro-storia del territorio dell’area avellana. Un plauso per l’autore è doveroso.