​IL SIMULACRO DEL MANDAMENTO: TRA LA VISIONE DEL PRINCIPE E LA FARSA DEI FIGURANTI

​IL SIMULACRO DEL MANDAMENTO: TRA LA VISIONE DEL PRINCIPE E LA FARSA DEI FIGURANTI

​Gentile Direttore Avv. Felice Siniscalchi,  ​Le sottopongo un mio contributo critico dal titolo “Il Simulacro del Mandamento: Tra la Visione del Principe e la Farsa dei Figuranti”, con la richiesta di valutarne la pubblicazione sulla Sua autorevole testata.
​In una fase in cui il dibattito sulla “Città Unica” rischia di scivolare verso una narrazione precostituita e priva di spessore storico, ho ritenuto necessario proporre una riflessione che rimetta al centro la dignità dei nostri comuni e la verità sui servizi negati ai cittadini.
​Partendo dalla statura di Giuseppe Caravita di Sirignano, Statista e Presidente della Circumvesuviana, il testo analizza le attuali carenze — dai trasporti inefficienti all’esilio dei giovani — per approdare alla necessità di una nuova prospettiva politica che guardi verso Nola Provincia. ​Certo della Sua sensibilità verso il pluralismo delle idee e la tutela dell’identità del nostro territorio, La ringrazio per l’attenzione che vorrà riservare a queste righe.​Con i miei più cordiali saluti,
​Michele Acierno

​Introduzione: Il Risveglio delle Coscienze
​Ci sono momenti in cui il silenzio diventa complicità e l’indifferenza si trasforma in condanna per le generazioni future. In un territorio stordito da annunci vacui e messinscena teatrali, è necessario riappropriarsi del pensiero critico. Quella che segue non è una semplice critica, ma una radiografia della realtà: un viaggio che parte dalla visione di un Principe che voleva collegarci al mondo, attraversa il deserto di servizi in cui siamo stati abbandonati, e punta verso l’unica rotta possibile per la nostra sopravvivenza. È il momento di alzare lo sguardo oltre il palcoscenico e ascoltare il suono delle nostre radici.
​L’Origine dei Colletti Bianchi
​Il Mandamento non nacque come unione spontanea di popoli, ma come una fredda costruzione burocratica dell’Ottocento. Fu un’unione forzata sotto un’unica bandiera, voluta dai “colletti bianchi” dell’epoca — avvocati, notai e burocrati — che scelsero Baiano come capofila solo per la comodità di avere il centro del potere amministrativo e giudiziario vicino ai propri studi e interessi. Fu un atto di accentramento per una piccola élite, una scelta di comodo che oggi ha dimostrato tutto il suo vuoto politico.
​La Statura dello Statista: Giuseppe Caravita di Sirignano
​Dobbiamo contrapporre a questo piccolo cabotaggio la figura del Principe Giuseppe Caravita di Sirignano, la cui missione rappresenta l’apice della progettualità territoriale e istituzionale:
​Il Legislatore a Roma: Il Principe portò la dignità delle nostre terre nei palazzi del potere nazionale. Come Deputato eletto nel Collegio di Baiano e successivamente come Senatore del Regno, interpretò la politica come una missione di altissimo rango, portando la voce del nostro territorio direttamente al cospetto dei vertici dello Stato.
​La Presidenza della Circumvesuviana: Entrò alla guida della ferrovia con l’obiettivo di trasformare una linea locale in un’arteria di sviluppo europeo, concependola come un corridoio strategico e non come un semplice servizio di prossimità.
​La Visione Napoli-Avellino: La sua ambizione era chiara: superare i confini del Vallo per connettere la Capitale con l’entroterra irpino. Mentre oggi i figuranti si accontentano di recitare su piccoli palchi di provincia, il Principe lottava per le grandi connessioni, consapevole che la mobilità è il respiro di una civiltà.
​Il Patrimonio Inibito: L’Incuria della Bellezza e il Turismo Negato
​Mentre la retorica della “valorizzazione” abbonda nei discorsi pubblici, la nostra storia monumentale giace in uno stato di desolante inaccessibilità. Il nostro territorio vanta Palazzi Monumentali e dimore nobiliari di inestimabile valore storico-architettonico che restano sottratti alla pubblica fruizione. Laddove dovrebbero fiorire poli di attrazione internazionale e indotto turistico, regna il silenzio di un oblio programmato. Un territorio che nega l’accesso alle proprie radici monumentali è un territorio che ha abdicato alla propria grandezza.
​L’Identità dei Campanili e il Suono della Libertà
​Ogni territorio ha un confine dell’anima che non può essere valicato. Persino le campane dei nostri campanili hanno un suono diverso quando suonano a distesa: esse vibrano di memorie distinte, dalla devozione di una Mugnanese alla fierezza di una Cardinalese, passando per la tenacia di una Quadrellese, di una Sirignanese o di una Speronese. Imporre una fusione identitaria sotto nomi di comodo significa condannare queste voci a una polifonia dissonante di sottomissione.
​Il Deserto dei Servizi e l’Omissione dei Trasporti
​La politica del “fatto compiuto” ha generato un deserto civile per 23 mila anime:
​La Decadenza dei Trasporti: Subiamo l’umiliazione dei “pullman fantasma”: corse programmate che non trovano riscontro nella realtà, lasciando studenti e lavoratori nel più totale abbandono.
​Il Deficit dell’Istruzione: L’assenza di un polo di Istruzione Superiore d’eccellenza costringe i nostri giovani a un esodo quotidiano, privando il territorio del suo futuro.
​Diritto alla Salute: La mancanza di un presidio ospedaliero e il mancato completamento di opere strategiche, come la galleria verso il beneventano, confermano l’isolamento di un’area “impaludata” in un binario morto.
​L’Esilio dei Giovani e la Prospettiva di Nola Provincia
​L’inevitabile conseguenza di questo vuoto è l’esilio forzato delle nuove generazioni. Un cultore della politica riconosce che la salvezza non risiede nei feticci del passato, ma in scelte coraggiose. La nostra battaglia prioritaria è la rivendicazione di Nola come Provincia: il nostro sbocco naturale, economico e logistico, l’unica rotta capace di restituire centralità e dignità ai nostri comuni.
​Cala il sipario sulla recita dei figuranti. È tempo che la Visione del Principe torni a guidare il nostro pensiero, lasciando le sedie vuote davanti alla farsa e tornando a far suonare, con forza e autonomia, i campanili della nostra libertà.