“ACCADDE OGGI”. Wilhelm Gustloff, il naufragio dimenticato: oltre 9.000 morti nel gelo del Baltico

ACCADDE OGGI. Wilhelm Gustloff, il naufragio dimenticato: oltre 9.000 morti nel gelo del Baltico

30 gennaio 1945. Nel cuore dell’inverno più crudele della Seconda guerra mondiale, mentre il Terzo Reich è ormai al collasso, una tragedia immane si consuma nelle acque gelide del Mar Baltico. La nave passeggeri tedesca Wilhelm Gustloff viene colpita da tre siluri lanciati da un sommergibile sovietico. In poche ore, più di 9.000 persone perdono la vita. È il più grave disastro navale della storia. Eppure, per decenni, quasi nessuno ne ha parlato.

Una nave carica di disperazione

Varata negli anni Trenta come nave da crociera del regime nazista, la Wilhelm Gustloff nel 1945 non trasporta turisti, ma inermi profughi: donne, bambini, anziani, feriti e personale militare in ritirata. Fa parte dell’Operazione Hannibal, una gigantesca evacuazione via mare di civili tedeschi in fuga dall’avanzata dell’Armata Rossa.

Progettata per circa 1.900 passeggeri, la nave ne imbarca oltre 10.000. I corridoi sono stipati, le scialuppe insufficienti, il mare coperto di ghiaccio. La speranza è una sola: raggiungere un porto sicuro.

I siluri nella notte

Poco dopo le 21, nel buio totale, il sommergibile sovietico S-13 intercetta la nave. Tre siluri colpiscono in rapida successione. L’esplosione scatena il panico. La Wilhelm Gustloff si inclina, le luci si spengono, il caos è immediato.

Chi riesce a raggiungere il ponte si trova davanti a un incubo: scialuppe bloccate dal ghiaccio, persone che cadono in mare, urla soffocate dal vento. L’acqua è a temperatura sotto zero. Molti muoiono in pochi minuti per ipotermia.

Una strage senza memoria

Delle oltre 10.000 persone a bordo, solo circa 1.200 sopravvivono. Il numero delle vittime supera quello del Titanic di sei volte. Eppure il naufragio della Wilhelm Gustloff resta a lungo ai margini della memoria collettiva.

Il motivo è politico e storico: la tragedia colpisce civili tedeschi, nel momento in cui la Germania è responsabile di atrocità indicibili. Nel dopoguerra, non c’è spazio per raccontare il dolore “del nemico”. Il silenzio cala sul Baltico.

Una lezione che resta

Oggi, a ottant’anni di distanza, il relitto della Wilhelm Gustloff giace ancora sul fondo del mare come una tomba sommersa. Ricordarne la storia non significa assolvere un regime, ma riconoscere una verità universale: le guerre travolgono sempre i civili, senza distinzione di bandiera.

Ed è proprio per questo che il più grande naufragio della storia non dovrebbe più restare dimenticato.