QUADRELLE (AV) – COMUNICATO STAMPA ALLA CITTADINANZA: GRAVI IRREGOLARITÀ NELLA GESTIONE DEGLI SPAZI COMUNALI E INTERFERENZE NELL’AZIONE AMMINISTRATIVA

QUADRELLE (AV)   COMUNICATO STAMPA ALLA CITTADINANZA: GRAVI IRREGOLARITÀ NELLA GESTIONE DEGLI SPAZI COMUNALI E INTERFERENZE NELLAZIONE AMMINISTRATIVA

COMUNICATO STAMPA

A un mese e mezzo dalla conclusione della tornata elettorale, che avrebbe dovuto segnare l’inizio di un percorso amministrativo improntato al rigore e al servizio della comunità, il nostro gruppo di opposizione si vede costretto a intervenire nuovamente e pubblicamente per denunciare una ulteriore situazione che riteniamo di estrema gravità.
Lo facciamo con profondo rammarico, ma anche con la determinazione di chi non può far finta di nulla quando le istituzioni rischiano di trasformarsi in qualcosa che assomiglia più a una sala d’attesa “per amici e parenti” che alla casa comunale.

COSA STA ACCADENDO
Negli ultimi quaranta giorni, abbiamo assistito a una deriva gestionale preoccupante: gli uffici comunali sono diventati meta costante e quotidiana di soggetti non autorizzati.
E non parliamo del cittadino che entra per protocollare una richiesta, chiedere un certificato o segnalare una buca. Parliamo di genitori e congiunti di alcuni dei nuovi amministratori eletti che, si sono stabiliti con una presenza stabile all’interno della sede municipale, arrivando a occupare fisicamente spazi istituzionali e, in particolare, l’ufficio del Sindaco, anche in totale assenza del primo cittadino.

Chiariamo subito una cosa: possedere un grado di parentela con gli amministratori non rappresenta un titolo amministrativo.

LASCIATELI LAVORARE.
Recentemente, alcuni cittadini ci hanno rivolto l’invito a “lasciar lavorare” la nuova amministrazione, suggerendo di evitare attacchi continui. A questi concittadini, mossi certamente da un senso di bene comune, sentiamo il dovere di rispondere con una domanda di fondamentale importanza:
Chi dovremmo lasciar lavorare?
Il Sindaco e i consiglieri regolarmente eletti e investiti della fiducia popolare, oppure i loro genitori e parenti affini che occupano le stanze istituzionali senza alcun titolo giuridico, incarico formale o legittimazione democratica?

L’ufficio del Sindaco non è un salotto privato, né una zona di libero accesso per familiari.
Al suo interno sono custoditi atti, documenti sensibili e dati personali che dovrebbero essere protetti dal segreto d’ufficio e da rigorose norme sulla privacy.
Ad oggi, purtroppo, non riscontriamo alcuna tutela di tale riservatezza.
Al contrario, notiamo una totale assenza di controllo e una sistematica violazione delle norme più elementari di sicurezza e correttezza amministrativa.

In sintesi: se un cittadino affida un problema al Comune, lo affida all’Ente, non a un “parente in visita”.

L’EPISODIO CHE DICE TUTTO: IL “SINDACO SUPPLENTE” NON ELETTO
Un episodio emblematico della gravità della situazione si è verificato pochi giorni fa.
Un cittadino si è recato in Comune per conferire con il Sindaco. Non trovandolo presente, è stato avvicinato da uno di questi soggetti non autorizzati che, con una confidenza del tutto inappropriata, si è reso disponibile ad ascoltare direttamente le problematiche del cittadino per poi trasferirle al Sindaco.

In pratica, un “intermediario” non previsto da alcuna norma, un sostituto di fatto dell’autorità eletta. Un “Sindaco in versione delega familiare”.

L’episodio si è concluso con l’indignata reazione del cittadino.
E sinceramente lo capiamo: il cittadino si presenta per parlare con un rappresentante istituzionale e si ritrova, invece, davanti a un sistema di triangolazioni che non ha nulla a che fare con la pubblica amministrazione.

QUESTA NON È POLEMICA: È UNA QUESTIONE DI LEGALITÀ, SICUREZZA E DIGNITÀ ISTITUZIONALE
Queste non sono semplici critiche politiche. Non è “fare opposizione per fare opposizione”. Qui siamo davanti alla segnalazione di condizioni di lavoro improprie che si ripetono quotidianamente.

Se gli impegni degli amministratori eletti impediscono loro di garantire presenza e continuità, la soluzione non può essere la delega informale ai familiari.

Perché la delega, in un Comune, ha forme precise: si scrive, si firma, si motiva, si delimita. E soprattutto: la riceve chi ne ha titolo, competenze, responsabilità e doveri. Non chi “è di casa”.
Altrimenti, domani, cosa facciamo? La gestione del protocollo affidata allo zio “che se la cava con i timbri”? La contabilità alla cugina “brava coi numeri”? L’urbanistica al cognato “che ha visto un tutorial”?

COSA ABBIAMO FATTO
Per tali ragioni, il gruppo di opposizione ha ritenuto doveroso informare formalmente Sua Eccellenza il Prefetto, dopo aver già portato la questione a conoscenza della Segretaria Comunale. Abbiamo invocato l’intervento ispettivo ai sensi dell’art. 54 e seguenti del Testo Unico degli Enti Locali (TUEL), evidenziando i punti critici di questa condotta:

1. Rischio concreto di violazione del segreto d’ufficio: L’accesso indiscriminato a uffici dove si trattano pratiche riservate espone l’Ente a gravi responsabilità legali. La riservatezza non è un favore: è un obbligo.
2. Ingerenza nell’azione amministrativa. La presenza di figure esterne durante lo svolgimento delle funzioni pubbliche altera il normale processo decisionale e operativo dei dipendenti comunali.
3. Lesione della trasparenza e del prestigio dell’Istituzione. Il Comune deve essere percepito come la casa di tutti i cittadini, regolata da norme certe, e non come un bene privato gestito da cerchie familiari.
4. Disorientamento della cittadinanza.
La confusione dei ruoli tra eletti e parenti crea sfiducia e incertezza. Il cittadino non deve chiedersi: “Con chi sto parlando? Questa persona ha titolo? Quello che mi dice vale? È una risposta ufficiale o un’impressione personale?”

Rinnoviamo il nostro impegno a vigilare affinché la legalità e il decoro vengano ripristinati. Le istituzioni appartengono alla collettività e il loro funzionamento deve rispondere esclusivamente alla legge e al mandato elettorale, senza deleghe occulte o presenze improprie che ledono l’immagine del nostro territorio.

Il Gruppo di Opposizione in Consiglio Comunale