Lo scudetto dei Napoletani

Lo scudetto dei Napoletani

Il 4 Maggio alle 22.37 il Napoli vince matematicamente lo scudetto. Siamo a Udine a disputare la partita della vittoria ma è al Maradona a Napoli che i tifosi sono in trepida attesa. Con un biglietti di solo 5 euro possono vedere la diretta della partita grazie all’opportunità concessa sia dal Presidente De Laurentis che dal Sindaco Manfredi. La festa però viene rinviata al San Paolo la domenica successiva quando si disputerà partita contro la Fiorentina in casa.
Siamo davanti non ad una vittoria comune del Campionato di Calcio, ma siamo davanti ad un momento che forse anche gli antropologi o uno storico qualsiasi ne sta studiando la fenomenologia. Non a caso la storia si ripete dopo 33 anni dagli scudetti di Maradona, quando a governare il calcio-Napoli c’era lui, il Dio, il Dio dei napoletani che ha reso magico gli scudetti del ’87 e del ’90!
La festa è esplosa in tutto il mondo, sembrava un capodanno con tanti fuochi d’artifici. 33 anni vissuti in attesa che il Dio ci mettesse ogni volta la sua mano. A Napoli anche i muri respirano di vittoria, non c’è una famiglia o casa che non abbia festeggiato. Dai giovani a meno giovani scoppiati in pianti di gioia. Giornali, televisioni e social da settimane parlano dello scudetto dei Napoletani. Sono tante le storie dei tifosi napoletani che si leggono da profili social come la lettera scritta da una figlia al padre che non c’è più, tifoso del Napoli, per un dono ricevuto da un altro complice tifoso in suo onore:
“A Ciccio, tifosissimo del Napoli”.
Io, aggiungerei , un innamorato perso.
Ma che dico perso, era completamente confuso disorientato folgorato impazzito!
Si, papà era un tifosissimo del Napoli, tanto che il momento della partita era vissuto con metodica sacralità, come un vero e proprio rito liturgico che seguiva uno schema ben preciso: accesa doveva stare solo la televisione e i commenti erano concessi durante l’intervallo o a fine partita, perché mentre si giocava bisognava stare zitti e guardare.
Se il Napoli vinceva era gioia, armonia e boschi incantati, ma se il Napoli perdeva guai a rivolgergli la parola!
Grazie Giuseppe Ambrosino per aver pensato a papà mentre eri a Udine in uno dei giorni più belli per noi napoletani.
Grazie per averlo fatto rivivere in campo, negli spogliatoi, nell’esultanza e nei cori. Grazie perché lo ricordi in ogni momento, e come sempre mi fai emozionare.
Io, papà, ti immagino con gli occhi lucidi e il tuo solito sorriso fulgente (che bello come il tuo non l’ho più visto) pieno di gioia e soddisfazione. Perché se è vero che i corpi si decompongono e spariscono, la passione , l’amore, la presenza, l’entusiasmo,

l’affetto e i momenti vissuti insieme aleggiano nell’aria prepotentemente, e mi invadono senza vie di scampo. Allora non posso far altro che alzare bandiera bianca e perdermi in un tripudio di nostalgia.
A te papà dedico l’emozione dello scudetto, gli abbracci di quella sera, e la squadra di quest’anno che, come dice Sorrentino, sembra esser fatta tutta da napoletani.
Ti dedico il folgore di Lorenzo, che, incredulo, ha realizzato molto dopo che ce l’abbiamo fatta, che siamesi campioni d’Italia!
Ti dedico i suoi tredici anni,
la sua passione per il Napoli, uguale alla tua,
le sue lacrime, le stesse tue.
Ti dedico la città in festa , il cielo azzurro, gli striscioni e il numero 3.
Ti dedico la me bambina che nelle preghiere a Gesù chiedeva sempre di far vincere il Napoli, perché volevo vederti felice.
Ti dedico il posto a tavola vicino al balcone, che è sempre lì, è sempre il tuo.
La partita dello scudetto, quella sera, l’ho vista in religioso silenzio pensando a te.
 NunziataNapolitano

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