La legge sui servizi digitali: spinta su innovazione e sicurezza

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La globalizzazione dei mercati e dei servizi, alimentata dai flussi dell’e-commerce, è ormai una realtà che richiede un’attenzione che va oltre i singoli confini nazionali. Se, da un lato, la spinta verso il digitale va sostenuta, a vantaggio delle imprese innovative e delle start up, dall’altro va posta attenzione sulla tutela, a tutto campo, dell’utente e del consumatore.

In questo contesto si inserisce il Digital Services Act, un regolamento europeo sui servizi digitali approvato lo scorso 5 luglio e che probabilmente entrerà in pieno vigore, come legge, entro il gennaio 2024.

Il Digital Services Act insieme al Digital Market Act compone il Digital Services Packet: nello specifico il primo regolamento riguarda l’erogazione dei servizi digitali, mentre il secondo, che merita un approfondimento in altra battuta, concerne la concorrenza leale sulle piattaforme web.

In questa sede saranno approfonditi i contenuti del Digital Services Act, partendo dall’assunto che il regolamento riguarda quei servizi che, per loro natura, raggiungono il 10 per cento della popolazione europea. L’obiettivo del testo normativo è la tutela dell’utente, ma anche il sostegno alla innovatività aziendale, con particolare riferimento ai servizi di intermediazione e condivisione dei contenuti, ai social network, alle piattaforme di viaggio online, ai servizi di hosting e agli app store.

Il cosiddetto DSA introduce degli obblighi per le suddette piattaforme, nella visione di un quadro normativo europeo omogeneo e integrato alle disposizioni dei singoli paesi, anche in relazione ad alcuni particolari settori. Tra gli obblighi previsti rientrano l’indicazione precisa delle condizioni di servizio, trasparenza nelle forme di pubblicità digitale, ma anche informazioni riguardanti la moderazione dei contenuti, tenendo anche conto dell’ampia e trasversale. In particolare, se richiesto, è necessario collaborare con le singole autorità nazionali.

Del resto, se si pensa ad alcuni tipi di servizi, questi hanno differenti normative interne. Il caso dei social network, ad esempio, che prevede soglie minime di età per l’accesso stabilite dai singoli paesi, così come indicato dal GDPR, Regolamento europeo sulla privacy del 2016, il quale tuttavia fissa il limite minimo dei 13 anni rispetto al consenso del trattamento dei dati. Lo stesso vale per le piattaforme di gioco a distanza legali, che in Italia sono regolamentate da ADM tramite il sistema del rilascio delle licenze, mentre, dentro e fuori l’UE, esistono altre autorità competenti, come succede con i casinò Svizzeri online, regolarizzati di recente dalla legge federale, o, ad esempio, con quelli spagnoli, disciplinati dalla Comisión Nacional del Juego.

In questo e in altri contesti, data la fluidità non sempre controllabile delle transazioni e dello scambio di dati online, la legge europea sui servizi digitali spinge anche sull’adozione di idonei algoritmi relativi alla raccomandazione dei contenuti, nonché sull’obbligo, da parte delle piattaforme di grandi dimensioni – si pensi ai motori di ricerca, in primis – di sottoporsi alla verifica delle procedure adottate.

Le novità, però, riguardano anche la tracciabilità delle operazioni commerciali, nonché degli utenti, al fine di rilevare la presenza di eventuali compravendite illecite: in poche parole dovranno essere controllate anche in modo casuale le varie banche dati, ai fini della verifica.

Quelli che si configurano prevalentemente come degli obblighi, imposti dalla nuova normativa, sono in realtà delle garanzie che tutelano sia gli e-commerce che gli utenti europei della Rete.          La minore esposizione a contenuti illegali, infatti, alimenta un accesso sicuro alle piattaforme europee, facendo leva su una concorrenzialità trasparente e lecita e stimolando la sana competitività aziendale, con un ritorno vantaggioso in termini di ampiezza della scelta e riduzione dei prezzi finali.

L’armonizzazione con le singole normative interne, inoltre, favorisce un’espansione più veloce dei servizi in Rete, tenendo conto del fatto che oltre il 24 per cento dei cittadini europei acquista online da un altro stato membro, e che le partnership tra operatori di paesi diversi sono una realtà sempre più consolidata.