Cenerentola e la pastiera napoletana

Cenerentola e la pastiera napoletana

Cenerentola e la pastiera napoletana

a cura di Francesca Grassi

« E, venuto lo juorno destenato, oh bene mio: che mazzecatorio e che bazzara che se facette! Da dove vennero tante pastiere e casatielle? Dove li sottestate e le porpette? Dove li maccarune e graviuole? Tanto che nce poteva magnare n’asserceto formato. »

 La cucina napoletana è un cantiere di squisite prelibatezze che, nel corso dei secoli, ha incantato scrittori e filosofi e deliziato i palati di personaggi realmente esistiti e non.

 Cenerentola e la pastiera napoletanaIn questo giorno di “passaggio”, così importante per la comunità cristiana, vi porto nel mondo incantato delle favole perché anche nella fantasia noi campani abbiamo sempre ricoperto un ruolo da protagonisti.

Non tutti sanno che la celebre favola di Cenerentola di Monsieur Perrault si ispira proprio ad una storiella napoletana di Giambattista Basile, La gatta cenerentola, in cui la fanciulla Zezzola deve fare i conti con una matrigna cattiva ed invidiosa.

Aiutata da una fata, Zezzola incontra il re che si innamora di lei e la cerca disperatamente; così organizza un banchetto per ritrovare la ragazza e durante il simposio i cuochi servono pastiere e casatielli, a testimonianza della creatività culinaria campana del ‘600.

Cenerentola e la pastiera napoletanaGaleotta fu la pastiera e chi la fece, il re ritrovò il suo amore perduto e vissero tutti felici e contenti.

Questo dolce di pasta frolla, arricchito da un impasto di ricotta, canditi, grano e aroma di fiori di arancio, è un simbolo della pasticceria partenopea. Nata per caso, come la maggior parte delle ricette tipiche della nostra bella regione, essa era, da principio, un’offerta votiva per il dio Poseidone, lasciata dalle mogli dei pescatori sulle rive per ingraziarsi il mare affinché riportasse a casa i mariti, partiti per riempire le proprie reti con i tesori delle acque marine.

Pare, inoltre, che questo dolce servì più volte al re Ferdinando per riportare il sorriso sul viso della sua consorte.

Dunque, che siate reali, semplici uomini o di fantasia, mangiatevi la pastiera alla salute mia!