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Testo A. C.
Nel quartiere di Cortabucci, tra i più antichi casali della Baronia di Avella, la Corte degli Arbucci è la dimora storica che attraversa i secoli, presenza autorevole nel tessuto urbano. Qui, tra architettura nobiliare e stratificazioni di memoria, ha vissuto il maestro Carmine Guerriero, in arte GuerrCa (1938–2023), artista intimamente legato alla sua terra, la cui opera è naturale continuità con questo luogo.
Cortabucci e San Romano: un nucleo medievale fuori le mura romane
L’attuale area del quartiere San Romano occupa uno spazio che, in età romana, si trovava al di fuori della cinta muraria dell’antica Avella. Cortabucci, con le sue stradine strette, cortili interni condivisi e nuclei abitativi plurifamiliari, conserva l’impronta di un insediamento rurale antico, che gli studiosi hanno messo in relazione con una possibile struttura curtense organizzata attorno alla chiesa di San Romano, documentata già agli inizi del XIV secolo e divenuta parrocchia nel 1522. Una tradizione locale, pur non suffragata da prove certe, fa derivare il nome “Cortabucci” da “Corte degli Arbucci”, la famiglia che qui avrebbe edificato la dimora nobiliare destinata a segnare l’identità dell’intero rione.

Il palazzo nel paesaggio rinascimentale della Baronia
Nel secondo Cinquecento, mentre i feudatari Spinelli abbandonano il castello medievale per stabilirsi nel rione “Piazza”, l’assetto urbano si trasforma: i boschi vengono chiusi da mura, nuove residenze sorgono e tra “Piazza” e “Cortabucci” si ridisegna il rapporto tra natura e architettura. All’inizio del Seicento, la realizzazione dell’attuale via Carmignano, lungo l’acquedotto di Cesare Carmignano, segna un’ulteriore fase di organizzazione territoriale.

La Corte degli Arbucci si colloca in questo scenario come residenza aristocratica in un contesto ancora agricolo, circondata da terreni che ancora oggi ne preservano il respiro aperto.
Interni di rango, memoria materiale
Il palazzo conserva ancora l’impronta della dimora di rappresentanza e che prima del terremoto dell’80 erano ancora ben presenti: soffitti altissimi, ambienti ampi e proporzionati, apparati decorativi a raccontare secoli di gusto e civiltà dell’abitare. Il ricordo dei grandi Arazzi, lampadari di cristallo, parati in seta damascata, un pianoforte a coda e raffinati vasi di Capodimonte restituiscono l’immagine di una casa vissuta come spazio culturale, musicale, conviviale. Al di sotto, seppur ormai completamente interrate da decenni, grotte e cantine sotterranee parlano di un passato produttivo: derrate agricole, botti di vino, economia domestica legata alla terra. Architetture funzionali che oggi appaiono come luoghi della memoria.
Gli spazi alti: luce, respiro, paesaggio
Il livello superiore del palazzo — l’antico piano alto di rappresentanza — si apre con una dimensione sorprendentemente luminosa: 192 mq, ambienti ampi, tripla esposizione, affacci a 360° che guardano su due piazze del centro storico. Intorno, ampie terrazze panoramiche avvolgono lo spazio abitativo come veri salotti all’aperto, sospesi sopra i tetti del borgo, luoghi di quiete e contemplazione dove la percezione del paesaggio storico diventa esperienza quotidiana.
Qui la luce non è solo elemento fisico, ma componente culturale: modella gli spazi, definisce le atmosfere, costruisce il rapporto visivo tra interno e città antica.
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GuerrCa: l’arte che nasce dal luogo
Nelle stanze di questo Palazzo, oggi in vendita, ha vissuto e lavorato il M.O Carmine Guerriero, in arte GuerrCa. La sua pittura intreccia arte, archeologia, spiritualità e tradizioni locali, trasformando ogni opera in un’esperienza culturale e sensoriale. I luoghi storici di Avella entrano nei dipinti come presenze interiori, non come semplici sfondi: pietra, luce, silenzio diventano materia pittorica.
Le opere, pur radicate nel territorio, rivelano significati universali, creando nuovi legami simbolici tra memoria personale e identità collettiva. È un percorso che celebra Avella e testimonia l’amore dell’artista per la sua terra.
Molti suoi lavori sono oggi custoditi presso il Comune di Avella, la Chiesa di San Romano e il Santuario di San Giovanni Rotondo: segno di un’arte che dalla dimensione domestica è tornata alla comunità.
Un luogo-simbolo
La Corte degli Arbucci è così punto d’incontro tra storia feudale, cultura rurale, architettura nobiliare e arte contemporanea. Un luogo in cui spazio, memoria e creazione coincidono.
Raccontarlo significa raccontare Avella stessa: la sua lunga continuità storica, il suo legame con la terra, la sua capacità di trasformare la memoria in bellezza.
(In copertina, Chiesa di San Romano, Avella@Adriano Spano- Sistema Irpinia)
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