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di Nando Silvestri
Con il gasolio agricolo ai record storici, molte pratiche di campagna stanno tornando indietro o stanno per riadattarsi seguendo logiche tradizionali. Non per nostalgia, ma per conto e adeguamento. Il primo cambiamento è sui tempi. In Puglia e in altre zone cerealicole gli agricoltori stanno “allungando” la maturazione del grano duro in campo. Meno ore di mietitrebbia, meno passaggi, grano che si asciuga da solo. Risultato: si risparmia gasolio e spesso si salta anche l’essiccatoio, altra voce che pesa sul bilancio della lavorazione. Il secondo cambiamento è sui mezzi. Tornano le trebbiatrici più piccole, i lavori fatti a scaglioni e, in alcuni casi la manodopera al posto della macchina. Si perde velocità, ma si guadagna in margine. Il cambiamento riguarda anche l’Alta Irpinia, poco distante dalla Puglia. Qui i campi sono più piccoli, in pendenza e spesso lontani tra loro. Il costo del gasolio per spostare trattori e rimorchi tra Vallata, Bisaccia e Lacedonia incide ancora di più sui costi totali di produzione. Molti stanno quindi riducendo le lavorazioni: meno erpicature, semina diretta, e scelta di colture meno “assetate” di carburante. Al posto del mais da trinciare torna il grano, l’orzo e il foraggio. Si punta anche di più su legumi e pascolo, che richiedono pochi passaggi meccanici. In pratica il caro-carburante sta spingendo a un’agricoltura più lenta e meno meccanizzata. Non è una resa: è un adattamento finalizzato alla sopravvivenza di agricoltori e colture. In pianura si risparmia sulla mietitura, in montagna si risparmia sugli spostamenti che innalzano le spese energetiche. Il rischio è uno solo: se i costi restano alti, a rimetterci saranno soprattutto le aziende piccole che non riescono a fare economie di scala, ovvero non sono in grado di abbassare i costi medi grazie alla estensione di produzione. Inoltre, i predetti slanci rivoli alla sopravvivenza inducono i contadini a produrre di meno e l’ economia insegna che la riduzione dell’ offerta genera aumenti del prezzo finale di vendita a tutto svantaggio dei consumatori.