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“Dedicato alla memoria di chi ha reso grande il nostro Mandamento, affinché il tempo non sbiadisca i nomi di coloro che ne hanno forgiato l’identità tra fede, lavoro e onore.”
C’è un lembo di terra, nel cuore di quello che fu il glorioso Mandamento, dove il respiro del passato non si è mai spento, ma continua a vibrare tra le pieghe dei documenti d’archivio e l’eco dei passi lungo l’antica via. È qui, lungo il tracciato monumentale della Strada Regia delle Puglie, che la storia di Sperone si svela non come un semplice elenco di date, ma come un’epopea di volti, di casati e di un’accoglienza che profuma di nobiltà antica. Percorrere oggi questa arteria significa attraversare secoli di scambi commerciali, di flussi vitali e di una cultura dell’ospitalità che ha visto nel borgo di Sperone il suo fulcro più autentico e raffinato, porta d’ingresso privilegiata verso l’Irpinia.
Parlare della “Nazionale” tra il XVIII e il XIX secolo significa evocare un mondo in movimento: un fiume ininterrotto di carrozze eleganti, mercanti carichi di speranze e viandanti che cercavano nel borgo di Sperone il primo approdo sicuro dopo aver lasciato la pianura napoletana. In questo scenario, dove il sacro si intrecciava indissolubilmente con il profano e la fede dei padri sosteneva il prestigio delle stirpi, ogni palazzo e ogni locanda erano custodi di un segreto. Le pietre stesse di Corso Umberto I parlano di una società operosa e devota, capace di trasformare una via di comunicazione nella vetrina del prestigio di un territorio che, seppur oggi mutato nelle forme amministrative, conserva intatta la sua anima storica.
Attraverso le ricerche sapienti di Monsignor Ennio Pulcrano, uomo di spirito e di profonda cultura aperta e versatile, riscopriamo oggi un panorama fiero, dominato da imponenti olmi secolari e da dimore che erano autentici templi della proprietà e del lavoro. È un viaggio che parte dalla gloria dei grandi palazzi nobiliari per giungere, con il rigore della verità storica e l’analisi dei registri fondiari dell’epoca, a quelle mura che per prime accoglievano il forestiero, testimoniando la tenacia di chi ha saputo costruire, onorare e difendere un’identità che il tempo non può scalfire. Mons. Pulcrano non è stato solo un parroco, ma un faro di socialità e cultura che ha saputo rileggere le radici bibliche del popolo speronese attraverso la storia dei suoi luoghi sacri e delle sue genti.
Egli ci ha tramandato con dovizia di particolari, incrociando le memorie d’archivio con i dati della proprietà, come il culto di Sant’Elia Profeta sia rinato dalle macerie della peste del 1656, quando il Parroco Galeota ebbe la visione del Santo e una donna appestata guarì prodigiosamente ungendosi con l’olio della lampada votiva. Fu grazie a questa fede incrollabile che Sperone divenne un centro di gravità per l’intera Diocesi Nolana. Un legame che si rinnova proprio domani, quando la comunità celebrerà con la processione la ricorrenza votiva del 20 febbraio (posticipata per la pioggia), portando tra le strade il Profeta Elia e il suo discepolo Eliseo.
Figure come il Sacerdote Giacomo Vetrano, il Canonico Luigi D’Anna e il grande benefattore Pasquale D’Anna forgiarono il decoro del borgo, rendendo la Strada Regia una sfilata di poteri gentili. Il Palazzo D’Anna, con la sua mole imponente, l’Atrio dei Vetrano, la solida presenza del casato dei Borselli e le opere della famiglia Lauro, divennero i simboli di una classe dirigente che univa il decoro del proprio casato al bene comune, edificando chiese e restaurando cappelle a perpetua memoria.
In questa geografia di prestigio e solidità, la posizione di assoluto rilievo spetta alla proprietà situata al confine tra Sperone e Baiano, storicamente protetta da quegli olmi secolari che ne segnavano solennemente l’ingresso per chi risaliva dalla piana. I documenti d’archivio e le risultanze fondiarie dell’antico Mandamento confermano che questa struttura rappresentava la “prima casa di Sperone”, ma per i viaggiatori del tempo era molto di più: era una Casa-Albergo d’eccellenza che portava il nome di Maria Biancardi, nota universalmente come “Mariuccia”. Figlia di Domenico Biancardi e Rosa D’Anna, Maria incarnava la nobiltà dei possidenti di Avella e gestiva un complesso monumentale di rara efficienza logistica. Al piano terra, le grandi cucine ardevano incessantemente per offrire ristoro ai viandanti, mentre le ampie stalle garantivano stallaggio sicuro e foraggio fresco alle pariglie dei commercianti in transito lungo la direttrice regia. Al piano superiore, le stanze d’accoglienza erano arredate con il decoro proprio di un patrimonio fondato sul diritto, sulla stirpe e sulla certezza dei titoli di proprietà della famiglia Biancardi.
Sebbene la gestione passò successivamente, intorno alla metà degli anni ’30, ad Andrea Napolitano e alla sua giovane sposa Pasqualina Centrella — giunta dalla sapiente terra vinicola di Tufo per onorare la tradizione dei grandi “Cantinieri” — l’anima della dimora rimase indissolubilmente ancorata alle sue fondamenta originarie. Ogni atto di ospitalità, ogni pasto preparato per i forestieri e ogni commercio di vino affinato nei grandi sottani a volta furono possibili solo grazie alla solidità di questa eredità storica. In quel periodo la dimora confermò il suo ruolo di pilastro dell’economia locale, fondendo la tradizione dei Biancardi con la sapienza operosa dei nuovi custodi del ristoro, pronti a servire chiunque risalisse la strada verso le Puglie o ridiscendesse verso i centri del potere borbonico.
Oggi, l’antico tracciato della Strada Regia prosegue il suo corso immutato nella direzione, ma profondamente mutato nelle forme. Superati i confini storici del borgo, la Nazionale si apre verso un orizzonte moderno, dove il flusso incessante di veicoli corre veloce verso le direttrici di Caserta e le luci di Napoli. Sperone si presenta come una realtà dinamica e ponte necessario tra la dignità dell’entroterra e la spinta della pianura campana; l’asfalto ha coperto il basolato e il rombo dei motori ha sostituito il calpestio dei cavalli, eppure la fisionomia di Corso Umberto I continua a parlare di un’epoca d’oro di cui siamo tutti eredi.
Percorrere oggi questa strada significa attraversare un luogo che ha saputo farsi testimone del tempo senza farsi travolgere, dove le mura dei palazzi storici rimangono silenziose custodi di un’identità collettiva. In questo scorrere di secoli, appare evidente come la vera maestà di una dimora risieda nell’ingegno di chi ne ha posato le fondamenta e ne ha scritto la gloria, una nobiltà sancita dai registri storici che nessuna apparenza presente può eguagliare o rivendicare, poiché l’essenza di una casa appartiene per sempre al sogno di chi l’ha edificata e non a chi, semplicemente, ne attraversa i giorni. Questa eredità vive nella stabilità dei grandi casati speronesi: dai Vetrano ai D’Anna, dai Borselli ai Lauro, fino ai Biancardi. La memoria di Maria Biancardi continua a dare a questa strada un volto di prestigio, ricordando a ogni passante che la grandezza di un popolo si misura dalla capacità di distinguere il valore perenne della storia dal riflesso passeggero della contemporaneità. Maicol Acierno

