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TRANI – Ancora un rinvio nel processo sulla morte del giovane chef Raffaele Casale, deceduto il 16 agosto 2017 dopo una caduta in moto in via Martiri di Palermo a Trani. Ieri mattina, davanti al Gup del Tribunale di Trani Domenico Zeno, l’udienza con rito abbreviato si è conclusa con un aggiornamento al 1° luglio, disposto su richiesta del magistrato per integrare il fascicolo probatorio con rilievi fotografici in formato originale.
Le immagini finora acquisite, infatti, risultano sgranate negli ingrandimenti e non consentono verifiche accurate. L’obiettivo è analizzare con chiarezza due elementi ritenuti cruciali: l’eventuale presenza di operatori AMIU impegnati nella pulizia degli aghi di pino sull’asfalto e la visibilità di un cartello con limite di velocità che, secondo le ipotesi, potrebbe essere stato ruotato e non visibile dal senso di marcia del motociclista.
Nel procedimento risultano imputati:
Un funzionario del Comune di Trani e responsabile unico del contratto di servizio con l’AMIU; e l’amministratore unico dell’azienda di igiene urbana all’epoca dei fatti.
Entrambi sono accusati di concorso in omicidio stradale. I familiari di Casale si battono da anni per fare piena luce sull’accaduto e accertare eventuali negligenze che avrebbero potuto contribuire all’incidente.
L’iter processuale è stato particolarmente lungo. Dopo una prima archiviazione e ulteriori quattro richieste di archiviazione, respinte in seguito all’opposizione della famiglia, nell’agosto 2023 il GIP del Tribunale di Trani Lucia Anna Altamura ha disposto l’imputazione coatta per i due accusati.
Secondo l’ipotesi accusatoria, la strada quella notte non sarebbe stata ripulita dagli aghi di pino, riducendo l’aderenza dell’asfalto e contribuendo alla caduta fatale. Le difese contestano questa ricostruzione, sostenendo che le cause della morte del giovane chef non siano riconducibili allo stato del manto stradale.
Sono state invece archiviate le posizioni degli altri tre indagati inizialmente coinvolti: la conducente dell’auto che seguiva la moto di Casale, il comandante della Polizia Locale e il dirigente dell’Area Lavori Pubblici del Comune di Trani.
Il processo dovrà stabilire eventuali responsabilità e chiarire se le condizioni della strada abbiano avuto un ruolo determinante nella tragedia. Per la famiglia di Raffaele Casale, il rinvio rappresenta l’ennesima attesa in un percorso giudiziario lungo quasi nove anni, ma anche un ulteriore passo verso l’accertamento della verità.
