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Il primo cittadino interviene dopo il podcast dedicato alla vicenda di Sigfrido Ranucci. Contestata l’espressione utilizzata per descrivere il territorio al confine tra Avellino e Napoli. L’invito a Saviano: «Venga ad Avella, anche per parlare di camorra, mafie e libertà di informazione»
AVELLА – Una lettera aperta a Roberto Saviano per difendere l’immagine di Avella e della sua comunità, ma anche per aprire un confronto sui temi della legalità, della criminalità organizzata e della libertà d’informazione. A firmarla è il sindaco Vincenzo Biancardi, intervenuto dopo un podcast nel quale lo scrittore, parlando della vicenda dell’attentato a Sigfrido Ranucci, ha citato Avella e utilizzato l’espressione «terra di clan».
Biancardi chiarisce fin dalle prime righe di non voler entrare nel merito della vicenda giudiziaria e degli elementi emersi dalle indagini. Il punto sollevato dal primo cittadino riguarda esclusivamente il modo in cui il territorio avellano è stato rappresentato.
Nel racconto di Saviano, osserva il sindaco, Avella viene indicata più volte come il luogo nel quale alcuni soggetti coinvolti nella vicenda avrebbero stabilito la propria residenza o fatto ritorno. Una circostanza che Biancardi non contesta. A suscitare la sua reazione è invece la definizione utilizzata nel collocare geograficamente il paese, descritto come una «terra di clan».
Il sindaco riconosce che la frase debba essere letta nel suo contesto e precisa di non attribuire a Saviano intenzioni denigratorie. Allo stesso tempo, sottolinea il peso che determinate parole possono assumere quando vengono associate al nome di un’intera comunità.
«Avella non è una terra di clan», è il passaggio centrale della lettera.
Secondo Biancardi, riferire indistintamente una simile definizione a un territorio e ai suoi abitanti rischia infatti di restituire un’immagine che non corrisponde alla realtà. Il sindaco evidenzia che le persone citate nella vicenda avrebbero scelto Avella come luogo di residenza, ma proverrebbero da altre realtà e non avrebbero avuto, secondo quanto affermato nella lettera, un particolare radicamento né una presenza attiva nella vita sociale del paese.
Da qui un principio che il primo cittadino considera fondamentale: eventuali responsabilità, qualora definitivamente accertate dalla magistratura, devono restare personali e non possono essere trasferite automaticamente alla comunità nella quale una persona ha scelto di vivere.
Biancardi rivendica quindi l’identità di Avella, ricordandone la storia e il patrimonio archeologico, culturale e paesaggistico. Ma soprattutto richiama il tessuto umano e sociale della città: famiglie, giovani, lavoratori, commercianti, professionisti, associazioni e volontari che, scrive, contribuiscono quotidianamente alla reputazione della propria comunità.
La presa di posizione, tuttavia, non si traduce in una chiusura nei confronti dei temi affrontati da Saviano. Al contrario, il sindaco riconosce esplicitamente il valore della battaglia condotta da anni dallo scrittore contro la criminalità organizzata e gli manifesta solidarietà.
Ed è proprio su questo terreno che arriva l’invito: Roberto Saviano venga ad Avella.
Biancardi propone allo scrittore di conoscere personalmente la città e la sua comunità e si dice disponibile ad accoglierlo mettendo a disposizione uno dei luoghi della città per un confronto pubblico «di camorra, di mafie, di violenza e di libertà di informazione».
Un incontro che, nelle intenzioni del sindaco, potrebbe trasformare la polemica in un’occasione di dialogo e ribadire un principio condiviso: nessun territorio può considerarsi estraneo alla responsabilità di contrastare la criminalità e le comunità hanno un ruolo fondamentale nella difesa quotidiana degli spazi di legalità e convivenza civile.
A rafforzare il messaggio è anche il post pubblicato da Biancardi sui social. Il sindaco parla di una «linea di demarcazione netta e insuperabile» tra il rigore della critica, dell’inchiesta e del diritto di cronaca e quella che considera una rappresentazione ingiustamente penalizzante del paese.
«Liquidare con superficialità e stereotipi un paese come Avella significa compiere un torto inaccettabile verso l’intera popolazione, la sua storia millenaria, le sue bellezze e, soprattutto, la sua gente», scrive il primo cittadino, descrivendo Avella come una comunità «viva, pulsante e fortemente attiva nel sociale», ricca di cultura, associazioni e giovani.
Una difesa netta dell’identità cittadina, dunque, accompagnata però dalla disponibilità al confronto. La lettera si chiude infatti con una duplice finalità: tutelare Avella da una rappresentazione nella quale la comunità non si riconosce e, nello stesso tempo, rinnovare a Saviano la disponibilità a discutere pubblicamente di criminalità, legalità e libertà d’informazione.
Una risposta istituzionale che prova così a spostare il confronto dalle etichette al merito: le responsabilità sono individuali, mentre un’intera comunità non può essere identificata con le eventuali condotte di chi vi risiede.