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«Quello che oggi vediamo non è un fulmine a ciel sereno, ma il risultato di una mancata visione politica che denunciavamo già oltre dodici anni fa», afferma Agovino. «All’epoca si parlava della necessità di costruire una strategia chiara per il futuro della città, capace di rafforzare Sarno come punto di riferimento territoriale, soprattutto sul piano dei servizi e della formazione».
Secondo l’ex consigliere comunale, la perdita di una dirigenza scolastica e la bocciatura del liceo artistico rappresentano il segnale di un progressivo ridimensionamento del ruolo della città nel contesto provinciale. «Sarno era un polo scolastico per le comunità confinanti, una realtà attrattiva per studenti provenienti da tutto il comprensorio. Oggi, invece, assistiamo a un arretramento che rischia di indebolire l’offerta formativa e il peso istituzionale del territorio».
Agovino sottolinea come una programmazione diversa avrebbe potuto incidere sugli esiti attuali. «La nascita di un vero polo scolastico, frutto di una pianificazione condivisa e di una forte interlocuzione con Provincia e Regione, ma soprattutto tra amministrazione locale e dirigenti scolastici, sarebbe servita proprio a evitare questo ridimensionamento della rete scolastica. Era necessario costruire un progetto strutturato, capace di consolidare le autonomie scolastiche e di ampliare l’offerta formativa, integrandola con servizi che il territorio poteva offrire: dall’accesso a strutture sportive convenzionate a percorsi di formazione integrativa e luoghi di confronto per studenti e famiglie».
«La scuola da tempo ragiona come un’azienda: se c’è domanda si cresce, se mancano iscrizioni si viene depotenziati. La strategia doveva essere quella di rendere le scuole di Sarno competitive e attrattive, non solo per la qualità degli istituti, ma anche per l’ecosistema di servizi che poteva ruotare attorno ad esse», aggiunge Agovino.
«La politica», conclude, «ha il dovere di guardare lontano, soprattutto quando si tratta di istruzione e futuro dei giovani. Senza una visione strategica e senza una presenza autorevole nei tavoli istituzionali, le decisioni vengono prese altrove e il territorio ne paga le conseguenze».