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Palumbo sottolinea la necessità di mantenere una posizione autonoma rispetto alle dinamiche politiche, concentrando l’attenzione sulle prospettive concrete della comunità locale. «Il sindacato non si presta a strumentalizzazioni e non ha bisogno di inseguire le posizioni di questo o quel partito. Il nostro compito è valutare le scelte per le ricadute che possono avere sui lavoratori, sui cittadini e sul territorio. Su questo tema esprimiamo una posizione precisa, che prescinde da chi organizza una manifestazione o da chi interviene nel dibattito pubblico». «Da anni – prosegue Palumbo – sentiamo parlare della necessità di riqualificare il litorale Domizio, migliorare i servizi e costruire un modello di sviluppo capace di trasformare quest’area in quella potremmo definire la Romagna del Sud. È un obiettivo ambizioso, che richiede investimenti, programmazione, attrattività turistica e una nuova identità territoriale. Ma allora dobbiamo chiederci se la realizzazione di un CPR sia davvero coerente con questa prospettiva». «A nostro avviso, la risposta è no. Non perché si voglia alimentare una contrapposizione ideologica, ma perché riteniamo che una struttura di questo tipo non contribuisca al percorso di qualificazione e rilancio che il territorio dovrebbe perseguire. Non possiamo dichiarare di voler attrarre investimenti, sviluppare il turismo e migliorare l’immagine del litorale, per poi assumere decisioni che rischiano di andare nella direzione opposta». Il segretario generale della CISAL Caserta conclude: «La questione va affrontata nel merito, con serietà e senza bandiere di partito. Non ci interessa alimentare polemiche, ma chiediamo coerenza nelle scelte che riguardano il futuro della comunità. Se l’obiettivo condiviso è riqualificare Castel Volturno e valorizzarne le potenzialità, allora la decisione di realizzare il CPR deve essere rimessa in discussione. Non è una battaglia di schieramento: è una questione di responsabilità istituzionale e di rispetto per le prospettive di sviluppo del territorio, bisogna evitare di aprire l’ennesima ferita».