SANT’Oggi. Giovedì 2 marzo la chiesa ricorda sant’Agnese di Boemia, beato Carlo I e beato Enrico Suso

SANT’Oggi. Giovedì 2 marzo la chiesa ricorda sant’Agnese di Boemia, beato Carlo I e beato Enrico Suso

 

SANT’Oggi. Giovedì 2 marzo la chiesa ricorda sant’Agnese di Boemia, beato Carlo I e beato Enrico Suso
a cura di don Riccardo Pecchia
Oggi 2 marzo la chiesa ricorda sant’Agnese di Boemia, nacque a Praga (Repubblica Ceca) nel 1211, figlia di Otakar I del re di Boemia e di Costanza d’Ungheria, che era imparentata ai santi Ludmilla, Venceslao, Edvige, Elisabetta e Margherita. All’età di 3 anni, fu affidata alle cure della prozia santa Edvige nel monastero cistercense di Trzebnica, e le insegnò i primi elementi della fede cristiana. Come di consueto per i figli di case regnanti, su di lei si intrecciavano progetti matrimoniali in funzione di alleanze politiche. All’età di 6 anni fu ricondotta a Praga, e affidata alle monache premonstratensi di Doksany per la sua conveniente SANT’Oggi. Giovedì 2 marzo la chiesa ricorda sant’Agnese di Boemia, beato Carlo I e beato Enrico Suso istruzione. Nel 1220, all’età di 8 anni, venne promessa in moglie ad Enrico VII, figlio ed erede dell’imperatore Federico II di Svevia, e venne inviata alla corte di Vienna per ricevere una formazione adeguata ad una futura sovrana, dove visse fino al 1225, mantenendosi sempre fedele ai principi e ai doveri della vita cristiana, quando Enrico sposò, in modo imprevisto, Margarethe Babenberg, figlia del duca Leopoldo VI d’Austria. Agnese, umiliata da simili modi, ma non rassegnata, ritornò a Praga e si orientò con sempre maggiore decisione verso una vita di consacrazione, malgrado le varie proposte nuziali che la inseguivano, compresa quella di Federico II presentata prima al re Otakar nel 1228 e la seconda volta al re Venceslao nel 1231. Rescisso il patto di fidanzamento ritornò a Praga dove si dedicò ad una più intensa vita di preghiere e di opere caritative; e dopo matura riflessione decise di consacrare a Dio la sua verginità. Il papa Gregorio IX, al quale Agnese aveva chiesto protezione, intervenne riconoscendone il proposito di verginità ed Agnese allora acquistò per sempre la libertà e la felicità di consacrarsi a Dio. Dai Frati Minori che giungevano, predicatori itineranti, a Praga, venne a conoscere la vita spirituale che conduceva in Assisi la vergine santa Chiara secondo lo spirito di san Francesco d’Assisi. Ne rimase affascinata e decise di seguirne l’esempio. Con i propri beni dinastici fondò a Praga nel 1232, il primo convento di Frati Minori della regione, ed annesso al convento un ospedale per i poveri: per la sua gestione, creò una confraternita laicale, detta dei Crocigeri, che nel 1237 venne elevata dal pontefice al rango di ordine religioso. Nel 1234 fondò un monastero di clarisse sulle rive della Moldava e santa Chiara vi inviò cinque delle sue religiose: Agnese stessa vi si ritirò l’11 giugno, giorno della festa della Pentecoste, dello stesso anno. Professò i voti solenni di castità, povertà e obbedienza pienamente consapevole dei valori eterni di questi consigli evangelici e si dedicò a praticarli con fervorosa fedeltà, per tutta la vita. In seguito divenne badessa e conservò tale carica fino alla morte, ufficio che esercitò sempre con umiltà e carità, con saggezza e zelo. Negli ultimi anni di vita Agnese sopportò con pazienza inalterabile i dolori che afflissero lei con la famiglia reale, il monastero e la patria, a causa di un infausto conflitto e della conseguente anarchia, nonché per le calamità naturali che si abbatterono sulla regione e la successiva carestia. Morì santamente nel suo monastero il 2 marzo 1282.
SANT’Oggi. Giovedì 2 marzo la chiesa ricorda sant’Agnese di Boemia, beato Carlo I e beato Enrico Suso2 marzo: beato Carlo I delle Fiandre detto il Buono, nacque in Danimarca nel 1083, era figlio di san Canuto IV di Danimarca e di Adelaide di Fiandra. Carlo aveva all’incirca solo 5 anni quando suo padre fu assassinato e Adelaide decise di ritornare nelle Fiandre portando con sé il figlioletto, alla corte del nonno materno. Qui fu allevato e creato cavaliere. Partì dunque per la Terra Santa con suo zio Roberto II di Gerusalemme, ove prese parte alle imprese dei crociati. Sopravvissuto a qualche ferita, ricoperto di cicatrici poté fare ritorno in Europa. Nel 1111 Roberto II morì e Baldovino VII salì al potere. Carlo fu stretto consigliere del cugino, che era molto giovane, il quale combinò il matrimonio tra Carlo e la vedova del conte di Amiens, Margherita di Clermont. Baldovino morì combattendo per il Re di Francia, Luigi IV nella Battaglia di Bures-en-Brai nel Settembre 1119 lasciando i suoi domini a Carlo. La dolcezza e la giustizia che lo contraddistinsero fecero sì che, al momento della sua ascesa al trono, nel 1119, Carlo fosse già considerato quale un padre ed un protettore. Carlo si prodigò nel far regnare la pace e la giustizia nei suoi stati. Proclamò la “tregua di Dio”, volta a vietare ai suoi sudditi l’uso della armi per porre fine alle frequenti risse. Puntò molto sull’esempio: semplice e modesto nei suoi atteggiamenti, era solito praticare un’austerità tipica dei religiosi. Nemico del fasto, ridusse i propri dipendenti al fine di diminuire le imposte del popolo ed aumentò lo stipendio ai proprio fattori. Pieno di sollecitudine verso i poveri, arrivava addirittura di privarsi dei propri vestiti per donarli loro. Era solito restare a piedi nudi in segno di devozione nel compiere i suoi quotidiani atti di carità. Carlo è ricordato per la sua premura e generosità verso i bisognosi e per aver distribuito loro pane durante la terribile carestia, del 1125, che si abbatté sulle Fiandre e sulla Piccardia. Si attivò inoltre affinché il grano non fosse immagazzinato e rivenduto a prezzi maggiorati. Consigliato dai suoi consiglieri, ridusse la potente famiglia degli Erembaldi allo stato di servi della gleba poiché avevano osteggiato duramente questa sua politica sociale. In risposta Bertulfo Federico degli Erembaldi, prevosto della diocesi di Bruges, organizzò una congiura per uccidere il conte e i suoi consiglieri. Un giorno, mentre Carlo era assorto in preghiera nella Chiesa di San Donaziano in Bruges, venne raggiunto da un gruppo di soldati fedeli agli Erembaldi che lo uccisero. Il brutale e sacrilego assassinio del conte contribuì a provocare una sollevazione di massa. La famiglia degli Erembaldi, che aveva organizzato l’assassinio venne arrestata, torturata e radiata dall’elenco dei nobili di Bruges e Ghent. Morì il 2 marzo 1127.
SANT’Oggi. Giovedì 2 marzo la chiesa ricorda sant’Agnese di Boemia, beato Carlo I e beato Enrico Suso2 marzo: beato Enrico Suso (Heinrich Seuse), nacque a Überlingen (Germania) il 21 marzo 1295 circa, ebbe come padre un commerciante, di sentimenti non religiosi e come madre una donna piissima. A 13 anni entrò novizio nel monastero dei domenicani di San Nicola sull’isola di Costanza. A 18 anni ebbe una visione della Sapienza eterna, fu chiamato per questo Amandus, avvertì il bisogno di tendere alla perfezione, cominciò così una vita d’intensa preghiera, penitenza e unione con Dio, volle incidersi sul petto il monogramma IHS quale segno di totale appartenenza a Cristo. Dopo i primi studi a Strasburgo, passò allo Studio generale di Colonia. Qui tra il 1322 e il 1325 dovette conoscere Maestro Eckhart, fondatore della mistica speculativa tedesca, almeno a giudicare dall’ammirazione che dimostra nei suoi scritti, ove parla delle dolci dottrine del santo maestro Eckhart. Ma la dottrina del maestro Eckhart fu tacciata di eresia filo panteista e quando nel 1329 la Chiesa condannò Eckhart per le sue dottrine, Enrico lo difese apertamente, e questo gli costò la rimozione dal suo incarico di docente. Dovette discolparsi davanti ad un capitolo dell’Ordine Domenicano ad Anversa nel 1327. Enrico si diede in quel periodo ad una intensa attività predicatoria oltre che di direzione spirituale. Nel 1330 lasciò le sue pesanti penitenze e l’isolamento e si dedicò allo scrivere e al ministero delle anime, rivelando la sua dottrina e le sue esperienze spirituali. Si spostò da Costanza alla Svizzera, alla Renania, all’Alsazia; e nel monastero delle domenicane di Toss, trovò in Elisabetta Stagel di Zurigo, sua figlia spirituale, una pia e saggia raccoglitrice dei suoi racconti e insegnamenti. Ma nel 1339, essendo stato il convento di Costanza disperso per aver preso partito contro l’imperatore Ludovico di Baviera nello scontro con il papa Giovanni XXII, anche Enrico dovette recarsi presso il convento di Diessenhofen, dove nel 1343 divenne priore. Rientrato nel 1346 a Costanza, dovette sopportare due accuse una più grave dell’altra. La prima riguardava la sua partecipazione all’avvelenamento di pozzi attuata dagli ebrei e che per questi ultimi portò a violenze e saccheggi popolari, nonché alla messa al rogo di diverse centinaia di loro. A quest’accusa si aggiunse poco dopo la calunnia di una giovane donna, che diceva di avere avuto un figlio da lui, per cui dovette trasferirsi in un altro convento e se pur gli fu riconosciuta la sua innocenza, non tornò più a Costanza. Dal 1348 a Ulma continuò il suo ministero delle anime, nel 1362-63 redasse l’Exemplar che contiene la gran parte dei suoi scritti in tedesco. Morì a Ulma (Germania) il 25 gennaio 1366.