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di Nando Silvestri
Applausi doppi al sindaco di Volturara Irpina, Marino Sarno, che ha fatto bene a chiedere un riconoscimento economico per l’acqua irpina che finisce fuori regione.
Vale la pena ricordare che le sorgenti del fiume Sele, proprio in Alta Irpinia, soddisfano in larga parte il fabbisogno idrico di Napoli e della Puglia. La questione era già stata portata all’ attenzione della Regione Campania ai tempi della presidenza De Luca, ma senza risultati tangibili.
Va detto che parlare di acqua significa entrare in meccanismi economici e giuridici complessi. Tematiche che non sono certo materia per improvvisatori né per assidui fabbricanti di slogan.
Ora la speranza è che l’attuale giunta regionale dia finalmente seguito alla richiesta succitata. In verità è lecito dubitare della reale attenzione posta in essere dall’ attuale presidente della Regione verso i temi della compensazione economica per i territori che cedono risorse.
Dal punto di vista economico il tema rientra in quello che la Scienza delle Finanze chiama “fallimento del mercato”.
Tra le cause ci sono le cosiddette “esternalità”. Cioè effetti esterni che generano o un danno da risarcire, o un vantaggio da redistribuire, per evitare che diventi un privilegio circoscritto. L’acqua che parte dall’Irpinia e arriva agli acquedotti di Napoli e Bari produce un beneficio evidente per quelle città. Ma impone anche un vincolo all’Irpinia: rinunciare a insediamenti produttivi e ad attività potenzialmente inquinanti per tutelare le sorgenti. È quindi una perdita di opportunità e di benessere per il territorio.
È ovvio che un sacrificio del genere vada lautamente indennizzato.
È altrettanto giusto che l’Irpinia chieda dei ristori economici, chiamati impropriamente “royalties” da alcuni giornali.
Il ritornello “l’acqua è un bene pubblico e va data gratis” reggerebbe solo se la Regione, con sede a Napoli in via Santa Lucia, avesse già ripagato l’Irpinia con strade, infrastrutture e piani di sviluppo.
Dato che questo non è mai avvenuto, è giusto “dare a Cesare quel che è di Cesare”.
La richiesta del sindaco Sarno trova fondamento non solo nelle teorie economiche riconosciute a livello internazionale, ma anche nelle norme giuridiche di base.
La legge stabilisce che chi utilizza una risorsa naturale debba contribuire anche alla sua salvaguardia.
E la Costituzione, agli articoli 9 e 44, chiede di tutelare le zone montane e di ridurre gli squilibri economici tra i territori.
Come dicevano Talete e Anassimandro: “tutto nasce dall’acqua”.
Riconoscere un compenso a chi la fornisce a quanti ne hanno bisogno è semplicemente un atto di giustizia e uno strumento di perequazione volti a ridurre gli squilubri ricorrenti.