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Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere davanti al Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma i tre principali indagati nell’inchiesta sull’attentato dinamitardo ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci.
Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, svoltosi oggi nel carcere di Rebibbia, Antonio Passariello, Pellegrino D’Avino e Saverio Mutone, destinatari della misura cautelare in carcere emessa nell’ambito dell’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, hanno scelto di non rendere dichiarazioni, esercitando un diritto previsto dal codice di procedura penale.
Nessuna ricostruzione dei fatti, dunque, né chiarimenti sulle accuse contestate dagli inquirenti. I tre indagati, assistiti dai rispettivi difensori, hanno preferito rinviare ogni eventuale dichiarazione a una fase successiva del procedimento, strategia processuale frequentemente adottata in procedimenti particolarmente complessi, soprattutto quando la difesa intende esaminare integralmente gli atti dell’inchiesta prima di fornire una versione dei fatti.
L’indagine riguarda il presunto attentato dinamitardo compiuto nella notte del 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione del conduttore di Report a Torvaianica. Secondo la Procura di Roma, gli indagati avrebbero avuto ruoli differenti nell’organizzazione e nell’esecuzione dell’azione intimidatoria, contestazione che essi, allo stato, non hanno commentato davanti al giudice.
Nelle prossime ore è previsto anche l’interrogatorio di Marika De Filippis, destinataria della misura degli arresti domiciliari.
L’inchiesta prosegue ora con gli ulteriori accertamenti della Procura, mentre il Gip sarà chiamato a valutare la permanenza delle esigenze cautelari alla luce degli elementi raccolti nel corso delle indagini.
Come previsto dall’ordinamento italiano, gli indagati devono essere considerati presunti innocenti fino all’eventuale pronuncia di una sentenza definitiva di condanna.