ACCADDE OGGI. Nel 1947 venne eseguita in Italia l’ultima condanna a morte. A essere giustiziati furono Francesco La Barbera, Giovanni Puleo e Giovanni D’Ignoti.

ACCADDE OGGI. Nel 1947 venne eseguita in Italia l’ultima condanna a morte. A essere giustiziati furono Francesco La Barbera, Giovanni Puleo e Giovanni DIgnoti.

Il 1947 segnò una data storica per l’Italia: fu eseguita l’ultima condanna a morte nel nostro Paese. A essere giustiziati furono Francesco La Barbera, Giovanni Puleo e Giovanni D’Ignoti.

Quell’esecuzione rappresentò la chiusura di una lunga stagione del diritto penale italiano, ancora legata a un’impostazione punitiva che prevedeva la pena capitale per determinati reati. Un anno dopo, nel 1948, con l’entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana, il quadro giuridico cambiò radicalmente.

L’articolo 27 e il principio di umanità della pena

L’articolo 27 della Costituzione stabilì che la pena non può consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e che deve tendere alla rieducazione del condannato. Con questa disposizione, la pena di morte venne abolita per i reati comuni, segnando una svolta profonda nel sistema penale e nei valori fondanti della nuova Repubblica.

Non si trattò soltanto di una modifica normativa, ma dell’affermazione di un principio civile: lo Stato non può togliere la vita come forma di giustizia.

L’abolizione definitiva

Negli anni successivi, il percorso verso la completa eliminazione della pena capitale proseguì fino al 1994, quando anche per i reati militari in tempo di guerra venne definitivamente cancellata dall’ordinamento italiano.

Oggi l’Italia è tra i Paesi promotori della moratoria universale contro la pena di morte e sostiene, nelle sedi internazionali, l’abolizione globale della pena capitale.

Il 1947 resta dunque una data simbolica: l’ultimo atto di una stagione giuridica ormai superata e l’inizio di un cammino che ha posto al centro la dignità della persona e il valore della vita umana.