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di Filomeno Caruso
Il 15 settembre ricorre l’anniversario della morte del beato don Pino Puglisi, assassinato dalla mafia nel 1993, nel giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno.
Nato a Palermo il 15 settembre 1937, nel quartiere Brancaccio, don Puglisi dedicò la propria missione sacerdotale soprattutto ai giovani, trasmettendo loro i valori della legalità, della giustizia, della libertà e del rispetto della dignità umana.
La sua attività educativa e pastorale rappresentava una minaccia per la criminalità organizzata. Indicando ai ragazzi un’alternativa alla strada e alla cultura mafiosa, il sacerdote sottraeva alla mafia consenso e nuove leve.
La sera del 15 settembre 1993 venne ucciso davanti al portone della propria abitazione, a Brancaccio. A premere il grilletto fu Salvatore Grigoli, durante un agguato al quale partecipò anche Gaspare Spatuzza. Secondo la testimonianza del suo assassino, don Puglisi lo accolse con un sorriso e pronunciò poche parole: «Me l’aspettavo».
La mafia cercò di fermare con la violenza un sacerdote scomodo, ma non riuscì a cancellarne il messaggio. Il suo impegno continua ancora oggi a rappresentare un esempio di resistenza civile e cristiana contro l’illegalità e l’indifferenza.
«Don Puglisi è stato un sacerdote esemplare, dedito specialmente alla pastorale giovanile – ricordò papa Francesco il 26 maggio 2013 –. Educando i ragazzi secondo il Vangelo vissuto, li sottraeva alla malavita, e così questa ha cercato di sconfiggerlo uccidendolo. In realtà, però, è lui che ha vinto, con Cristo risorto».
Don Pino credeva profondamente nei giovani e si spendeva ogni giorno per loro. Era convinto che la scuola, la Chiesa e la società dovessero contrastare la mentalità mafiosa attraverso un’opera educativa continua e capillare. Diceva:
«A che cosa può servire parlare di mafia? A parlarne sempre, in modo capillare, a scuola: è una battaglia contro la mentalità mafiosa, che è poi qualunque ideologia disposta a svendere la dignità dell’uomo per denaro».
La frase che più di ogni altra sintetizza il senso del suo impegno quotidiano richiama ciascuno alla propria responsabilità:
«E se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto».
Al centro della sua testimonianza c’erano anche la libertà dell’uomo e l’amore di Dio:
«Nessun uomo è lontano dal Signore. Il Signore ama la libertà, non impone il suo amore. Lui bussa e sta alla porta. Quando il cuore è pronto, si aprirà».
Don Puglisi invitava inoltre a non lasciarsi paralizzare dalla paura o dall’esitazione: «Quelli che riflettono troppo prima di fare un passo trascorreranno tutta la vita su un piede solo». E ricordava che «Dio ci ama, ma sempre tramite qualcuno», sottolineando il valore della testimonianza cristiana e del servizio concreto al prossimo.
Il 25 maggio 2013, sul prato del Foro Italico di Palermo, davanti a circa centomila fedeli, don Pino Puglisi venne proclamato beato. La celebrazione fu presieduta dal cardinale Paolo Romeo, allora arcivescovo di Palermo. La lettera apostolica di beatificazione fu letta dal cardinale Salvatore De Giorgi, arcivescovo emerito, delegato da papa Francesco.
Don Pino Puglisi è stato un autentico testimone del Vangelo. Ha creduto nei giovani, ha camminato al loro fianco e ha lottato per una società fondata sulla legalità, sulla giustizia e sulla libertà. La mafia ne ha spezzato la vita, ma non è riuscita a sconfiggere la forza del suo esempio.
