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Albori del ‘900: nasceva il Bar Elena, con due ariose e belle sale, a piano terra, tra cui quella del bigliardo, arredate con buon gusto, eleganti vetrine espositive, tavolini, con sottili ripiani in marmo punteggiato in ghirigori bianco – grigio, e artistici supporti in ferro verniciati di color bronzeo, oltre che, noblesse oblige, la sontuosa macchina da caffè – espresso napoletano, troneggiante a lato del banco centrale. A darne testimonianza in esterno, il polimorfo e vivido racconto, che attraversa la pregiata foto d’arte d’autore anonimo, fonte ispiratrice e asse portante del testo, con cui si compenetra in basilare e piena integrazione.
Sono sprazzi di remake che corrono sulla scia di scarni ricordi personali, quelli suscitati, fermo restando che, per se stessa, la foto proposta costituisce un raro, se non unico, documento visivo, nel delineare lo spirito dell’apertura verso la socialità modernizzante, peculiare dell’intrattenimento discorsivo in pubblico locale nel contesto di una comunità di tre mila abitanti. Ed era una comunità, con prevalenza di matrice rurale e di costumi familistici, contrassegnati spesso da generiche chiusure, ancorata alla fragile e precaria economia dell’autoconsumo, così come si registrava nelle complessive e diffuse condizioni di sostanziale sottosviluppo sociale delle realtà del Sud …
Anni 40 e ’50: quando nel Bar Elena – nell’apposita ed autonoma sala attrezzata per lo stoccaggio e la pesa, con uscita laterale per i clienti verso via Armando Diaz , – si vendeva il carbone vegetale, realizzato con collaudate ed efficienti tecniche dei catuozzi che , per secoli, sono stati esercizio nelle aree boschive dei Monti Avella, generando una fiorente rete di commercializzazione di carbone vegetale di qualità, prima del … rivoluzionario avvento del gas propano liquido in bombole per le cucine domestiche, stufe da riscaldamento degli ambienti, a metà degli anni ‘ 50, in connessione con l’arrivo della televisione, preceduta dalle prove tecniche di trasmissione che andavano in onda nelle pubbliche piazze, specie nei piccoli Comuni. E Baiano ospitò due edizioni delle prove tecniche di trasmissione, a piazza Napolitano, con il programma- Bazar…
Erano i primi segnali di rinascita e rinnovamento civile dell’Italia del lavoro, che cominciava ad affrancarsi dalla schiavitù dell’analfabetismo, diventando, al contempo, attiva e partecipe sia della mobilità lavorativa, sia dell’imprenditoria produttiva interna all’area comunitaria europea liberal – democratica, calibrata sull’esercizio dell’economia sociale di mercato. Un’ area, disegnata e resa concreta sul piano delle istituzioni sovranazionali, in attuazione dei Trattati sottoscritti a Roma il 25 marzo del ’57 e in vigore dal primo gennaio del ‘ 58, mentre l’assetto geopolitico mondiale corrispondeva al bi–polarismo che contrapponeva gli Stati Uniti d’ America e l’Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche, definito da Jalta nel ’45 a conclusione della seconda guerra mondiale con il pesante scacco militare subito da Germania, Giappone e Italia …
La storia d’accoglienza del Bar Elena, senza alcuna pausa, prosegue da oltre trent’anni con l’insegna della Caffetteria Campanile, osservando lo stile e la qualità dei servizi di sempre, così com’è avvenuto con l’eccellente gestione della famiglia Freda, alla pari con quella precedente della sig.ra Gaetana Candela, proprietaria anche dell’intero stabile.. E’ la storia, quella del Bar Elena, su cui spicca e si dispiega, in chiave di simbolo e fin dall’inaugurazione, l’apposita edicola di luce permanente posta in alto, ad angolo, tra piazza IV Novembre e via Armando Diaz, dedicata al culto della Madonna del Soccorso che si venera nella Chiesa dell’Eremo della vicina collina di Gesù e Maria …
di Gianni Amodeo – Foto Francesco Barlotti \ Frankie Boccieri
Appassionante e intrigante, è lo spaccato di varia umanità in gruppo, quale appare nella foto accurata anche nei minimi dettagli d’espressività, quasi facendo avvertire lo scorrere della realtà e della vita nel pulsare dei ritmi costanti e d’intensa animazione. E, nello spirito d’impostazione creativa, si prospetta davvero in formato originale e plastico il fondale, che ravviva e dà risalto al composito e dovizioso scenario di cose, alberi e persone, configurato nei correlati fotogrammi a tutto campo. Una prospettiva dalle articolate e divaricate linee, in grado di rendere agile e diretta la percezione delle molteplici sfumature, che, nella spirale del mutevole immaginario di chi osserva, concorrono ad arricchire e a dilatare gli scenari della sobrietà estetizzante ch’è connaturata e intrinseca al racconto visivo della foto, del tutto coinvolgente nel fluido librarsi dei significati e dei significanti di riferimento, in stretta coerenza con l’ispirazione originaria del progetto– foto. Una scelta voluta e predeterminata, quella della dimensione estetizzante, per rappresentare, al meglio possibile della resa tecnica, il Bar Elena, verosimilmente nel giorno dell’inaugurazione o in altra circostanza – evento particolare, senza poterne dare, tuttavia, conferma in mancanza di documenti e atti specifici.
E’ un limpido racconto visivo, che fa ri-vivere il passato con i suoi afflati caratterizzanti e stigmi profondi di linguaggio, permettendo di collocare i tempi di elaborazione – realizzazione dell’importante foto nel secondo decennio del ‘900, a voler dare rilievo all’indicazione anno 1919, così come si legge sul retro della stessa foto in bianco–nero, in formato di normale cartolina postale, fornita cortesemente da Stefano Campanile, il titolare – gestore dell’omonima e rinomata Caffetteria che da alcuni decenni ha raccolto il testimone ed il ruolo d’accoglienza e qualità che sono stati l’impronta caratteristica del Bar Elena, voluto e fondato da Giuseppe Bergamo, imprenditore di affidabile caratura e sicure capacità gestionali. Una continuità di accoglienza e stile nella qualità dei servizi, che corre in prosieguo con la gestione pregressa della signora Gaetana Candela e della famiglia Freda …
Ed è un indizio significativo, per quanto generico, quello del 1919, se si rapporta all’anno di costruzione del contiguo Palazzo Fiordelisi, risalente al 1932 e che non appare nella foto el Bar Elena, evidentemente già in esercizio. D’altra parte, l’indicazione del 1932, relativa alla costruzione del Palazzo Fiordelisi è attestata dall’incisione numerica leggibile sul piccolo fermo–battenti in ferro, a forma di cuore, fissato sulla soglia d’ingresso proprio del portone dello stesso Palazzo, realizzato alla sinistra dell’imbocco di via Armando Diaz – in direzione ‘ncopp’ ‘ O Tuoro ‘e Gesù e Maria -, su cui si affaccia l’ingresso laterale del Bar Elena – Caffetteria Campanile. Un edificio con corte interna a cielo aperto e una pluralità di vani terranei e appartamenti al primo piano, in correlazione con il retrostante ed ampio orto–giardino, secondo la classica tipologia dei palazzi, costruiti lungo corso Garibaldi, via Diaz, via Gesù e Maria, via Libertà, via Giuseppe Lippiello, via San Giacomo, via Nicola Litto. E va ricordato che gli orti–giardino con frutteti, limonaie, aranceti, vigneti erano spesso dotati di pozzi per l’acqua e di pollai, per l’allevamento di galline ovaiole. Erano orti- giardino, che costituivano dispense abbondanti di cibo e risorse bio – alimentari quotidiane a..chilometro zero, in assoluta garanzia di produzione e genuinità, secondo i cicli naturali, a tutela del consumo per le famiglie che ne disponevano. Una consuetudine osservata fino agli anni ’ 50 \ ’60 del secolo scorso. E spesso gli orto – giardini sono diventati aree di edificazione parziale a servizio ed uso delle famiglie proprietarie …
Al di là della definizione dell’arco temporale, in cui va collocata la.. nascita del Bar Elena, è di certo attrattivo …e parlante, lo spaccato d’umanità, che fa mostra di sé, marcando i differenziati profili anagrafici, da quelli della componente fanciullesca e adolescenziale a quelli della componente giovanile e adulta, con larga maggioranza maschile ed un unico profilo di ragazza che appare in primo piano, sulla soglia d’ ingresso, salvo errore di vista di..chi scrive. E’ uno spaccato d’umanità in gruppo che si rappresenta con tocchi di sicura padronanza di sé e indubbia di classe negli abiti di eccellente sartoria, con libere concessioni alla moda della Belle epoque della Parigi otto – novecentesca, cuore della cultura, scienza ed arti nel veicolare la prima rivoluzione elettronica in Europa, dando impulso alla cinematografia di alto livello. Una retrospettiva nel bianco–nero della foto, ingrandita e ravvivata con la tecnica dell’intelligenza artificiale in varietà di colori, realizzata da Francesco Barlotti, giovanissimo informatico. E’ la varietà dei colori che si presta alla lettura, forse, più significativa dell’atteggiarsi generale dello spaccato dell’umanità in gruppo. E’ la lettura, che fa rendere onore al decoro e alla dignità della condizione delle persone e dei cittadini \ e, favorendone e promuovendone l’elevazione culturale, economico– produttiva e sociale nella libertà e giustizia.
Un auspicio da inverare e costruire passo dopo passo, superando il pesante stato di arretratezza, in cui versava la società italiana, rappresentato nelle documentate relazioni di Stefano Jacini e della Direzione generale dell’ Istat, pubblicate nel 1885. E sul punto, in massima sintesi, giusto per fornire un esempio, sarà opportuno rilevare che all’epoca sul territorio nazionale, 541 Comuni disponevano di vie munite, in tutto o in parte, di fogne, utilizzate anche per il trasporto delle materie immonde; 1313 Comuni utilizzavano i condotti sotterranei, per raccogliere le acque meteoriche e provenienti dagli usi domestici e fontane; 6404 erano di qualsiasi sistema di fognatura, come dire che su circa 28 milioni di abitanti, oltre 15 milioni non disponevano di alcuna..fogna. Il differenziale tra oggi e ieri, dice tutto e tanto.
Ed è sempre esercizio di comun buon senso, almeno, avere conoscenza di ieri, per acquisire contezza responsabile dell’ oggi … ch’è certamente problematico e complesso per le sfide che pone, ma del tutto superabili con il supporto della scienza e della buona volontà degli esseri umani.
