27 agosto 1924, l’Italia accende la radio: nasce l’URI, la prima voce di un Paese che stava cambiando

27 agosto 1924, l’Italia accende la radio: nasce l’URI, la prima voce di un Paese che stava cambiando

di Francesco Piccolo

ROMA – Prima della televisione, prima dei grandi varietà, prima dei telegiornali e persino prima della Rai, ci fu una sigla di tre lettere: URI.

Era il 27 agosto 1924 quando venne costituita l’Unione Radiofonica Italiana, la società destinata a gestire il servizio radiofonico nazionale e a diventare il primo nucleo di quella che, molti anni dopo, sarebbe stata la Rai.

L’URI nacque dall’accordo tra Radiofono, legata al gruppo Marconi, e la SIRAC, Società Italiana Radio Audizioni Circolari. Alla presidenza venne nominato Enrico Marchesi, già dirigente Fiat, mentre Luigi Solari assunse la vicepresidenza. )

Formalmente era una società privata, ma la radio era già allora troppo importante per essere considerata una normale attività industriale. Lo Stato controllava la concessione delle frequenze e il nuovo mezzo si sviluppava così all’incrocio tra tecnologia, interessi economici e potere politico.

E il momento storico non era uno qualsiasi.

L’Italia del 1924 viveva gli anni dell’affermazione del fascismo. Le potenzialità della radio apparvero rapidamente enormi: non soltanto musica e intrattenimento, ma la possibilità di parlare contemporaneamente a migliaia di persone, diffondere informazioni e influenzare linguaggi e opinioni.

Dalla costituzione dell’URI alle prime trasmissioni regolari passarono poche settimane.

Il 6 ottobre 1924, alle 21, dalla stazione di Roma partirono ufficialmente le trasmissioni radiofoniche italiane. Il programma inaugurale comprendeva musica, un bollettino meteorologico e notizie di borsa.

Da quel momento iniziò un percorso destinato a cambiare per sempre il modo di comunicare.

Nel 1927 l’URI venne trasformata nell’EIAR, Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche, che avrebbe accompagnato la crescita della radio negli anni successivi. Dopo la Seconda guerra mondiale sarebbe arrivata la Rai e, più tardi, la televisione avrebbe cambiato ancora una volta le abitudini degli italiani.

Ma il punto di partenza resta quel 27 agosto di 102 anni fa.

Oggi ascoltare in tempo reale una voce proveniente dall’altra parte del mondo attraverso uno smartphone sembra la cosa più naturale possibile.

Nel 1924 era quasi una rivoluzione.

Per la prima volta una voce poteva entrare nelle case senza fili, attraversare città e campagne e raggiungere contemporaneamente persone lontane tra loro.

La radio italiana cominciò così: con una società appena costituita, una tecnologia ancora tutta da esplorare e un Paese che non poteva immaginare quanto quelle onde invisibili avrebbero cambiato la sua storia.